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sabato 31 dicembre 2011

The Fighter, il trionfo sul ring della vita

The Fighter - Micky Ward (Mark Wahlberg) e Dicky Eklund (Christian Bale)
Si cade, si colpisce, non ci si arrende. The Fighter (2010, di David O. Russell) con Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo e Mark Wahlberg.

di Luca Ferrari

Spalanco le braccia perché tanto puoi colpirmi con tutta la forza che hai. Non mi limiterò a non sentire  il dolore. Non mi fermerò a guardare la mia sagoma ben delineata su uno dei tanti angoli dove la luce non ha mai fatto il suo dovere. Alla fine di questo momento potrai solo guardarmi alzare le braccia verso il cielo.

Storia vera pugilistico-familiare dove i fratellastri Micky Ward (Mark Wahlberg) e Dicky Eklund (Christian Bale) combattono in modo diverso la propria battaglia personale tra cadute, incomprensioni, addii, rabbia e la degna conclusione per quella che può essere la parabola di ciascuno. The Fighter (2010, di David O. Russell) non è solamente l’ennesimo s(p)ecchio di vita reale portato a dissetare la tavola del Grande Schermo. 

The Fighter è la risposta da avere sempre dentro (e pronta) quando si è rassegnati ad abbandonare i propri sogni. Perché se lotti davvero, qualcuno ci sarà sempre al tuo fianco. Magari chi ti ha deluso più di tutti. E nel momento decisivo non ti lascerà sederti in attesa dell’epilogo. Sarà lì. Al tuo fianco. A dirti ciò che sai. A dirti cosa in quel momento hai bisogno di sentirti dire.

E tu. Tu andrai avanti. Per te e per tutto quello che ha valore nella tua vita. Occuperai lo spazio di ogni ring della tua vita. E quelle parole. In lingua originale. Saranno lì, dentro e fuori, sempre e solo per te: You gotta do more in there. This is your time, all right? This is yours. This is fuckin' yours.

The Fighter - Micky Ward (Mark Wahlberg) e Dicky Eklund (Christian Bale)
The Fighter - Micky Ward (Mark Wahlberg) e Dicky Eklund (Christian Bale)

mercoledì 28 dicembre 2011

Take the lead, il primo passo dei nostri sogni

Ti va di ballare - Piere (Antonio Banderas) e LaRhette (Yaya Dacosta)
Storia vera di giovani reietti senza opportunità, emarginati dal grande sogno americano. Storia di Take the Lead – Ti va di ballare (2006, di Dianne Houston).

Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer
 
Nella scoraggiante arena di uno dei tanti doposcuola newyorkesi non c'è nessuno che abbia voglia di esprimere e provare a offrire qualcosa di diverso agli ultimi bulloni degl'inflessibili ingranaggi del Sistema. Poi arriva lui. Uno che in apparenza non c’entra niente con loro. Si chiama Pierre Dulaine (Antonio Banderas) e insegna ballo da sala. La storia vera di Ti va di ballare (2006, di Dianne Houston).

La grassa e prevedibile risata di disprezzo degli alunni diventa in fretta curiosa incredulità. La sorpresa inizia ad avvicinare. L’unione diventa intento comune. I rigidi e precisi passi del ballo imparati nelle scuole si mescolano all’hip pop di strada. Le regole non scritte dell’orgoglio e dell’onore da gang si aprono a una nuova direzione, regalando riflessioni per quel mondo (e chi soprattutto) adesso gli sta intorno.

Ma quando qualcuno ti guarda giurandoti seduto e rassegnato che dalle sue parti solo alcuni possono avere quello che vogliono, non ci deve essere remora nella tua risposta. In effetti qualcuno ce la fa. Quelli che lottano per ottenerlo.

Il trailer del film Ti va di ballare (2006, di Dianne Houston)

Ti va di ballare (2006, di Dianne Houston)
Ogni sogno comincia dal primo passo...

Ti va di ballare (2006, di Dianne Houston)

martedì 27 dicembre 2011

Il gatto con gli stivali (2011) non graffia



Sterili spruzzatine di Fight Club e corse solitarie alla Hidalgo per accattivarsi la simpatia dei più grandicelli. Il tanto atteso Gatto con gli stivali del la DreamWorks Animation non graffia proprio. 

Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Voli fantasmagorici un po’ retro alla ricerca della fantasia di un tempo per meravigliare i più piccini, il tutto amalgamato da un 3D davvero all’altezza. Manca però il mordente. Il baco non si è trasformato in farfalla. La scalpitante promessa non ha saputo essere leader. Il Gatto con gli stivali è più una birba che non un felino tormentato dalle cicatrici delle sue nove vite. Esageratamente redento. Capace di perdonare con fin troppa docilità il doppio tradimento dell’amico fraterno Humpty Dumpty. Un buonismo “disneyanamente” sospetto, più mirato a rispettare le rigide regole del barboso mercato hollywoodiano dei finali, che non a dispensare sincere risate.

Fin dalla primissima uscita del secondo capitolo (2004) della saga di Shrek, la new-entry Gatto con gli stivali venne subito additato come uno dei principali artefici del successo della pellicola. Già allora s’iniziò a parlare del possibile spin-off. Il momento è alfine arrivato ma il risultato non è stato all’altezza delle aspettative. Se non si sapesse che c’è quel guascone di un Antonio Banderas dietro la voce del micio, farebbe ancor meno simpatia. Se non si avesse stampato nella memoria il ricordo indelebile dei suoi occhioni e le gag in compagnia dell’Orco verde e del logorroico asinello, passerebbe come un modesto film di animazione.  

Chris Miller, di nuovo alla regia per la DreamWorks Animation dopo il deludente Shrek terzo (2007), nel suo nuovo film Il gatto con gli stivali (Puss in Boots, 2011), incarna alla perfezione il difetto principale del protagonista: non graffia. Nemmeno l’intrigante presenza femminile, Kitty zampe di velluto, riesce a portare quel brio necessario per dare una svolta (scossa) decisiva al ritmo della storia.

Cresciuti insieme in un orfanotrofio della cittadina di San Ricardo, Gatto e l’uovo Humpty Dumpty (doppiato nell'originale dal comico Zach Galifianakis) sono due reietti diventati amici inseparabili, capaci di guardare il mondo con la forza dei propri sogni e alla perenne ricerca di tre fagioli magici per impossessarsi dell’oca dalle uova d’oro. L’equilibrio però salta quando il gatto salva un’anziana da un toro che la sta per travolgere, trasformandosi così in un eroe agli occhi della comunità. Abbandonato il suo passato costellato da furtarelli, il felino diventa un paladino del bene, e viene premiato con cappello piumato e un paio di stivali che diventeranno il suo segno distintivo.

Qualcuno però non è troppo contento di questa svolta. Humpty è geloso. Si sente messo da parte e medita vendetta. Le strade si dividono in malo modo fino a quando una misteriosa gattina nera non farà rincontrare i moderni Red e Toby. Lei è Kitty, alla quale presta la voce Salma Hayek e il cui ingresso con annesso duello ballerino-spadaccino sotto mentite spoglie mascoline, pare ammiccare alla coppia “cruz-deppiana” Angelica-Jack Sparrow del poco incisivo Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare (2011).

Kitty (Salma Hayek) e Gatto con gli stivali (Antonio Banderas)
Ci prova il Gatto, tra occhiate da conquistador (poche), golose bevute di latte e gesta da eroe ambiguamente perfetto. L’atmosfera western iniziale si sfalda velocemente, lasciando presto spazio a una sceneggiatura poco convincente ed erroneamente decisa ad affidarsi quasi esclusivamente ai tre personaggi principali, non all’altezza dei riflettori. Si sente la mancanza dei pesi massimi Shrek e Ciuchino, così come di tutti quei grandiosi comprimari: Omino Pan di Zenzero, topi, vari, Fiona stessa. 

Quel “non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta” è esasperatamente buonista per un personaggio che appena qualche anno fa debuttò nella dimensione DreamWorks, facendo sfaceli e senza cedere mai al lato “ruffiano”, ma regalando allegria, commozione e ironia. Oggi invece, quella tenera canaglia pelosa dai misteriosi natali è diventato uno scadente Principino Azzurro in cerca di consacrazione. Standing ovation invece la coppia di villain Jack e Jill, doppiati rispettivamente dal “babbo bastardo” Billy Bob Thorton e Amy Sedaris, già con Miller in Shrek Terzo, dietro l’ugola di Cenerentola. Con una buona sceneggiatura alle spalle, potrebbero fare sfaceli in una storia tutta loro.

Kitty, Humpty Dumpty e il Gatto con gli stivali
Il gatto con gli stivali - Jill (Amy Sedaris) e Jack (Billy Bob Thorton)
Il gatto con gli stivali (Antonio Banderas)

sabato 24 dicembre 2011

L’attimo fuggente (1989) – Ribellati, è il momento

L'attimo fuggente - Todd Anderson (Ethan Hawke)
Capitano, mio Capitano! L'apparente pecora Todd Anderson (Ethan Hawke) ruggisce come nessuno nel film generazionale L'attimo fuggente (1989, di Peter Weir ).

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

In apparenza il più fragile della classe e invece indomito guerriero. Lo studente Todd Anderson (Ethan Hawke) resta in piedi. Imperturbabile nell’iniziale solitudine del suo gesto rivoluzionario. Incurante delle minacce del prof. Nolan (Norman Lloyd), il severo preside del collegio maschile Welton, che secondo dopo secondo vede sbriciolarsi tutta la propria effimera autorità.

Schiacciata da un popolo che chiede e si prende la libertà di decidere. La libertà di pensare con la propria testa. A dispetto di troppe pecore silenziose e ossequianti, la maggior parte dei compagni seguirà l’esempio di Todd e si metteranno in piedi sul banco come gli aveva insegnato il prof. John Keating (Robin Williams), per non smettere mai di guardare il mondo da nuove prospettive.

Il despota prova allora un ultimo disperato tentativo di riprendere il comando, alzando i decibel. Inveendo. Ma quel lancinante e terrorizzato - Seeeeeeduti - è il segnale della sua inesorabile fine. Le catene sono rotte. Il mondo è di chi osa. Il mondo appartiene a chi lotta, rovesciando il potere oscurantista.

Guarda il finale del film L'attimo fuggente

L'attimo fuggente (1989, di Peter Weir)

venerdì 23 dicembre 2011

Gli ultimi film del 2011, e il primo del 2012

Il giorno di Natale al cinema non l’ho mai trascorso. È una grave pecca, lo ammetto. In compenso di anni nuovi iniziati in sala, ne ho visti parecchi. Mi mancava la vigilia di natale. Domani abbatto questo muro e mica con un filmetto da quattro soldi. Alle 3 del pomeriggio, confidando di non essere stritolato tra bambini in frenetica attesa da regalo, sarò a godermi il Gatto Banderas con gli Stivali

Lunedì 26 dicembre invece, tocca finalmente alle Idi di Marzo del politico George Clooney e il suo cast da brividi: Ryan Gosling, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei, Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman. Sabato 31 dicembre sono orientato a tuffarmi nella magia animata de Il figlio di Babbo Natale, per poi iniziare il 2012, rigorosamente il 1 gennaio, con Capodanno a New York di Garry Marshall, dove si contenderanno la scena Jessica Biel, Sarah Jessica Parker, Michelle Pfeiffer, Zac Efron, Hector Elizondo, Ashton Kutcher, la rockstar John Bon Jovi, Halle Berry, James Belushi e Hilary Swank

La prima proiezione è alle 17.35, e questo dovrebbe garantirmi un accesso senza masse di reduci da sbronze colossali. L’alternativa sarebbe lo spettacolo delle h. 22 cui mi astengo in partenza. Sarà dura rinunciare all’ultima prodezza animata di Luc Besson, Arthur 3 - La guerra dei due mondi, oltre tutto visibile in quella che ritengo la mia sala preferita, ma purtroppo lo proiettano solo alle 15.30. Un momento. E se mi vedessi di fila Arthur e poi il film sul capodanno della Grande Mela? Forse è un po’ troppo. Ma anche no.

martedì 20 dicembre 2011

Spirit (2002), non servono le ali per volare

Spirit e Piccolo Fiume saltano verso la libertà
Una storia profonda fatta di coraggio, amore e amicizia con protagonista un possente mustang. Lui è Spirit – cavallo selvaggio (2002) di Kelly Asbury,

Spirit (voce originale di Matt Damon) ha un solo desiderio: vivere libero nella propria terra. E la difenderà a tutti i costi dai brutali colonizzatori in divisa blu. Farà un lungo viaggio. Conoscerà la schiavitù del morso sul proprio muso ma non si piegherà davanti a nessuno. Scoprirà l’amore della cavalla Pioggia (Rain) e nascerà un’incredibile amicizia fraterna con il nativo Lakota, Piccolo Fiume (Little Creek). 

La colonna sonora è un altro grande protagonista di Spirit – cavallo selvaggio (2002, Spirit: Stallion of the Cimarron) di Kelly Asbury, con il rocker canadese Bryan Adams e il compositore Hans Zimmer, impegnati a disegnare melodie che sembrano attingere da nitriti di prateria, arborei ruggiti d’orso, pezzi di neve che s’infrangono nell’acqua gelida di un torrente, ululati eolici e croccanti raggi solari che rimbalzano sulla terra.

E quando la coppia equino-umana si ritrova braccata dai soldati in cima a un canyon, con il Lakota in groppa, Spirit non si perde d'animo e agisce. Oh, no... dice l’umano capendo le intenzione del cavallo. Oh, si! pensa il mustang. Ha deciso. Prende la rincorsa. Corre impetuoso lanciandosi nel vuoto per arrivare sull’opposta parete rocciosa. Il successivo urlo di Piccolo Fiume scagliato al mondo in mezzo al niente volando sopra il vuoto, è pura adrenalina. In volo, con il solo cielo sopra e sotto di loro, è quanto di più libero si sia mai udito nel West.

Il salto di Spirit

Spirit (2002, by DreamWorks Animation)
Spirit (2002, by DreamWorks Animation)

domenica 18 dicembre 2011

I miei dieci film di Natale


di Luca Ferrari @

"le prime parole hanno riguardato quello che pochi avrebbero immaginato/…nessuno di loro ha risposto alla mia storia/...continuerò a essere la voce lontana/...oggi ho aggiunto un perché imprevisto...credo che resterò ancora un po' fuori anche dopo che sarò arrivato...credo che lo farò perché ho intenzioni di volere bene a ogni scelta che compierò/”. 

Natale come Speranza, Natale come Amore o Natale come Fantasia? In questo periodo dell’anno impazzano sullo schermo le pellicole natalizie. Da gustare in una romantica malinconia, o stringendosi a fianco di una tazza di cioccolato caldo. E anche se fuori ci aspetta la tormenta, perché non trovare l’ispirazione giusta da certi dialoghi? 

Ma se credete che tutto quello che vedete sia solo fantasia, allora non abbiamo proprio niente da dirci. I miei dieci prediletti li ho appena scelti. C’è due volte l’animazione di Robert Zemeckis. C’è due volte l’eclettico Nicolas Cage. Ci sono commedie capaci di abbattere ogni  forzata rigidità. 

  • Una poltrona per due (1983, Trading Places) – di John Landis con Eddie Murphy, Dan Aykroyd
  • Mamma, ho perso l’aereo (1990, Home Alone) – di Chris Columbus, con Macaulay Culkin, Joe Pesci, Catherine O’Hara
  • Bufera in Paradiso (1994, Trapped in Paradise) – di George Gallo con Nicolas Cage, Mädchen Amick, Jon Lovitz
  • The Family Man (2000) – di Bret Ratner con Nicolas Cage, Téa Leoni, Don Cheadle
  • Serendipity (2001, Quando l’amore è magia) – di Peter Chelsom, con John Cusack, Kate Beckinsale
  • Love Actually (2003) – di Richard Curtis, con Hugh Grant, Colin Firth, Keira Knightley, Alan Rickman, Emma Thompson, Bill Nighy
  • Polar Express (2004) – di Robert Zemeckis, con Tom Hanks
  • La neve nel cuore (2005, The Family Stone) – di Thomas Bezucha, con Sarah Jessica Parker, Clair Danes, Luke Wilson, Diane Keaton, Rachel McAdams
  • L’amore non va in vacanza (2006, The Holiday) – di Nancy Meyers con Jude Law, Cameron Diaz, Kate Winslet, Jack Black, Eli Wallach
  • A Christmas Carlol (2009) – di Robert Zemeckis, con Jim Carrey, Gary Oldman


dove te ne stai andando/...se oggi ti suggerissi d’interrompere la tua mezzanotte, mi chiederesti una coperta o ti limiteresti ad abbassarmi una spalla per poterti svegliare insieme a me/…mi sono scoperto a non sentirmi più la schiena infreddolita/...adesso mi piace ricordare ogni istante che ho aperto la porta per restare insieme a te”.

venerdì 16 dicembre 2011

Hugo Cabret, ti va di vivere un’avventura?

Hugo Cabret (2011, di Martin Scorsese)
Tratto dal romanzo La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick, il regista Martin Scorsese regala al 3D la magia del grande cinema.

di Luca Ferrari

È come l’Isola che non c’è, l’Isola del Tesoro e il Mago di Oz messi insieme, dice la giovanissima Isabel (Chloë Moretz) al coraggioso Hugo (Asa Butterfield). Basterebbe questa frase per scatenarmi un'infinita curiosità verso Hugo Cabret (2011), il nuovo film di Martin Scorsese in uscita il 3 febbraio 2012 e prodotto fra gli altri dal “cappellaio matto” Johnny Depp, in evidente carenza Neverlandiana.

Il trailer è perfetto. La giusta dose di atmosfera, parole intriganti fatte uscire goccia dopo goccia su sfondo nero e le frasi giuste dei protagonisti al momento giusto. “Sei sicuro di farlo? Potremmo finire nei guai - dice ancora la ragazzina, - È questo il bello dell'avventura - la replica del piccolo Hugo. Quando sento parole e vedo immagini così avvincenti, sono come posseduto. Il mondo mi sembra un buffo esemplare di creatura da poter plasmare.

Ho come l’impressione che le mie mani danzino sulla tastiera. Peccato solo non essere riusciti a far uscire la pellicola in clima natalizio, la magia contagiosa sarebbe stata perfetta. Forse però è stata una scelta azzeccata. Troppe prime donne tra cast stellari, felini stivaluti e investigatori pazzoidi. La vita mi ha insegnato che il lieto fine esiste solo nei film, sentenzia il fiero Georges Méliès (Ben Kingsley). Questo film non è ancora finito, la replica del saggio Hugo.

Guarda il trailer di Hugo Cabret

Trailer, I love you

Passerei le giornate in una sala cinematografica a guardare i trailer

lunedì 12 dicembre 2011

DreamWorks Animation, il gatto con gli stivali

il Gatto con gli stivali
È stato annunciato. Conferenze stampa di presentazione in tutto il mondo in compagnia delle due voci protagoniste della versione originale: Antonio Banderas (Gatto) e la bellissima Salma Hayek (Kitty). Ora ci siamo. 


Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it 
giornalista/fotoreporter – web writer


Venerdì 16 dicembre esce in tutte le sale cinematografiche italiane il film animato il Gatto con gli stivali (2011, Puss in Boots), spin off del capolavoro della DreamWorks, Shrek (2001). Nel miserevole panorama del cinema italiano natalizio, sempre tragicamente in mano ai luoghi comuni delle vacanze DeSichiane e all’ormai ricetta rimpastata Pieraccionesca, il felino spadaccino promette di fare il pieno di risate, sfoderando artigli, charme e gl’immancabili occhioni che avevano intenerito perfino l’orco verde

...continua sul giornale online Granviale.it (sez. cultura)

venerdì 9 dicembre 2011

Poker e vita secondo il Grande Schermo

“Giochi a carte come dovresti vivere la vita, e vivi la vita come dovresti giocare a carte” L.C. Cheever (Robert Duvall) al figlio Huck (Eric Bana), in Le regole del gioco (2008).

mercoledì 7 dicembre 2011

La carica dei sequel: che noia, che barba!

La fantasia e il mercato vanno di pari passo con le novità: zero assoluto. Grandi pellicole del passato stanno per ricevere la sgradita visita di un fratellino. Ridley Scott, in evidente crisi creativa, pensa bene di scrivere un nuovo capitolo di Blade runner. Una sorta di nuovo capitolo stile 300 è in fase di gestazione, e come se non bastasse si vocifera di clone su Indipendence day. Ma qualcuno ha mai spiegato a certa gente che per fare grande cinema bisogna saper osare e scrivere qualcosa di un po' più orginale?!?!


martedì 6 dicembre 2011

Wall Street, l'economia è qui per sbranarci

Wall Street - lo spietato Gordon Gekko (Michael Douglas)
Spietato, realistico. Gordon Gekko non ha peli sulla lingua. Wall Street è il potere del più forte. Il problema sono tutti quelli che non fanno nulla per contrastarlo.

di Luca Ferrari

Organizzazioni internazionali decidono chi avrà il piatto pieno e chi marcirà nella miseria senza futuro. Ingenui manifestanti credono di  cambiare qualcosa. Sono passati quasi venticinque anni dall’uscita di Wall Street (1987, di Oliver Stone) e l’illusione non ha smesso di trucidare la realtà. Il mondo è sempre più in mano a pochi e la fetta di disperati cresce ogni giorno.

I burattinai hanno comunque proseguito il loro spettacolo di morte carnivora. Lì fuori qualcuno al massimo si è avvicinato alla 10° fila. L’avidità di potere e ricchezza è ancora la sola legge che conta. E mentre il gregge dei Bud Fox (Charlie Sheen) e Marvin (John C. McGinley) cresce, venera muore e si rigenera, Gordon Gekko (Michael Douglas), come un vate della moderna schiavitù, non passa mai di moda così come le sue parole.

Oggi nel terzo millennio sono ancora qui a dispensare la più tragica delle immutabili realtà: Noi facciamo le regole. Le notizie. Le guerre. La pace. Le carestie. Le sommosse. Il prezzo di uno spillo. Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy?

La legge di Wall Street

Wall Street - i broker Marvin (John C. McGinley) e Bud Fox (Charlie Sheen)

venerdì 2 dicembre 2011

Robin Hood, il principio della libertà

Robin Hood, Principe dei ladri - Azeem (Morgan Freeman)
Quando le azioni non bastano più, ci vogliono le parole di un Grande Essere (Azeem) per spronare il popolo e Robin Hood alla conquista della libertà.

di Luca Ferrari

Un despota crudele e laido sta affamando il popolo nel nome dell’avidità e della ricchezza. Dalle lontane Crociate in Terra Santa intanto, fa ritorno un ex-giovincello. Il suo nome è Robin di Locksley (Kevin Costner). Insieme a lui c’è il guerriero saraceno di nome Azeem (Morgan Freeman).

A Nottingham tutto è cambiato. E Locksley, da nobile, diventa il ricercato fuorilegge Robin Hood - Principe dei Ladri (1991, di Kevin Reynolds), unendosi ai reietti della foresta di Sherwood. È  l’inizio della rivolta. Ma quando sembra che il potere stia avendo per l’ennesima volta la meglio, ci vogliono le parole di un Grande Essere per svegliare la massa e chiudere i conti una volta per tutte con l’oppressione

Le parole di Azeem dall'alto del castello di Nottingham risuonano possenti e il popolo è finalmente pronto a unirsi nella lotta per la libertà contro lo Sceriffo Giovanni (Alan Rickman): "Inglesi, ascoltatemi" striglia Azeem, "Non sono uno di voi, ma combatto, esorta Azeem, Combatto contro un tiranno che vi tiene sotto i suoi piedi. Se volete essere uomini liberi dovete combattere. Unitevi a noi. Unitevi a Robin Hood".

Robin Hood - le parole di Azeem

Robin Hood - Azeem (Morgan Freeman) e Robin (Kevin Costner)