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mercoledì 29 febbraio 2012

Batman 1995, U2 Forever

Batman Forever (1995, di Joel Shumacher)
Nella mediocre trasposizione Shumacheriana dell'uomo-pipistrello imbottita di nomi grossi di Hollywood, spiccano Jim Carrey e gli U2 per la colonna sonora.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fororeporter – web writer

Non è l’uomo alato goticheggiante di Tim Burton con Michael Keaton. Non è il cavaliere oscuro di Christopher Nolan con Christian Bale. L’uomo-pipistrello di Joel Shumacher (Un giorno di oridinaria follia, 8mm, Veronica Guerin) è un vendicatore mascherato spuntato da chissà dove, e più che un film sembra un’operazione commerciale per mettere insieme un po’ di attori di grido con qualche intrigrante effetto speciale.  

Val Kilmer è Batman/Bruce Wayne. Nicole Kidman è l'affascinante psicologa Chase Meridian, ancora lontana anni luce dall’algida botox transformation di questi ultimi tempi. Chris O’Donnell è Dick Grayson/Robin.

I cattivi sono Harvey Dent/Due Facce (Tommy Lee Jones) e l’Enigmista/Edward Nygma (Jim Carrey) ridacchiante e ghignante alle parole di Riddle me this, riddle me that, who's afraid of the big, black bat. Gotham City è ancora in mano alla violenza. Per fortuna che c’è lui a vigilare, Batman. Una nuova minaccia si fa avanti. Il timido Edward Nygma ha messo a punto una macchina capace di manipolare le attività cerebrali e la sua follia gli farà prendere una strada molto pericolosa.

Il controllo delle menti non è fantascienza. Anche al giorno d’oggi è un problema costante. Non servono macchinari supertecnologici per alterare i pensieri della gente. La lobotomizzazione quotidiana creata dalla tecnologia e dalle informazioni di parte é in grado di alterare la percezione del mondo. E se siamo tutti nella stessa barca, chi è che avrà la forza di mettersi il mantello e salvarci?

Spunti a parte per una critica a un certo e costante modo di agire nei confronti di uomini e donne, il meglio di Batman Forever (1995) viene dalla colonna sonora, trainata dalla celebre Kiss From a Rose di Seal e soprattutto dalla canzone Hold me Thrill me Kiss me Kill me della rock band irlandese U2, che nella seconda edizione degli MTV Video Music Awards tenutasi a Parigi nel 1995, vinse l’MTV Europe.

Durante la premiazione è rimasto storico il discorso del leader Bono Vox che attaccò duramente l’allora presidente Jacques Chirac per i test nucleari condotti dalla Francia sull’atollo polinesiano di Mururoa. What a night ... What a city ... What a bomb ... What a mistake!

Il trionfo degli U2 agli MTV Music Awards 1995 con la canzone Hold me Thrill me Kiss Kill me

martedì 28 febbraio 2012

Scappare tra le vacche e ritrovare l'amore

Scappo dalla città - Mitch (Billy Crystal)
Mitch (Billy Crystal) ha appena compiuto 39 anni ed è più depresso che mai. Resta un'unica soluzione Scappare dalla città per una vacanza con gli amici tra le vacche.

di Luca Ferrari

A cavallo tra i suoi due maggior successi Harry ti presento Sally (1989, di Rob Reiner) e Forget Paris (1995, di cui è attore, regista, produttore e sceneggiatore), un Billy Crystal in forma smagliante regala una indimenticabile performance consigliata a chi crede che la vita sia arrivata al capolinea o quantomeno in un vicolo cieco, ma allo stesso tempo sa che da qualche parte, dentro di sé, c’è ancora una minima parte capace poter cambiare il corso del proprio destino.

In questa avventura diretta da Ron Underwood, Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche (City Slickers, 1991), Crystal è Mitch Robbins, venditore di spazi pubblicitari in una stazione radiofonica ma in totale crisi di mezza età. L’orologio segna i 39 anni di vita e Mitch è più depresso che mai. La consueta telefonata alle 5 del mattino della madre che in viva voce gli rifà la cronistoria della sua nascita, con lui a letto che mima le parole materne, sono epica pura.

Il suo desolante monologo sull’iter della Vita nel giorno dei genitori che raccontano il proprio lavoro nella classe del figlio Danny (un giovanissimo Jake Gyllenhaal) è da cineteca. La sfida culinaria con Barry Shalowitz (Josh Mostel) sull’abbinamento cibo/gelato è puro cult. 

Podio anche per altre due scene memorabili di questa divertente commedia. Il litigio tra l’adultero Phil (Daniel Stern) e l’odiosa moglie Arlene (Karla Tamburrelli) durante la festa di compleanno di Mitch e ovviamente il lancio del pugnale davanti alle parte intime di un arrogante cowboy da parte del veterano Curly (Jack Palance), con tanto di minaccia mostrando la punta acuminata dell'arma, scandita dalle parole “…che non succeda mai più!”, e ghigno ruggente finale.

Un Palance che grazie a questa perfomrance si guadagnò il premio Oscar come Miglior attore non protagonista.

Scappo dalla città, il deprimente monologo di Mitch

Scappo dalla città - Curly (Jack Palance) e Mitch (Billy Crystal)

Come ti frego il baro

La Stangata - H. Gould
"Vincente?!?! Io ho detto piazzato! Su Luckyden piazzato. Quel cavallo è arrivato secondo!", disse il truffatore Kid Twist (Harold Gould) sotto mentite spoglie all'ignaro boss Doyle Lonnegan (Robert Shaw) nella sala da corse. E addio a un milione di dollari, e giustizia/vendetta è fatta. 

La stangata (The Sting, 1973, di George Roy Hill)

domenica 26 febbraio 2012

Win Rooney Mara, win

The Girl with the Dragon Tattoo - Rooney Mara
It’s your time, Miss Rooney Mara. It’s the Oscar Awards’ night. Let’s go, lady ! You can beat all of them: Glenn Close, Viola Davis, Meryl Streep and Michelle Williams. Your Lisbeth Salander performance in The Girl with the Dragon Tattoo (2011, David Fincher) is the best. You deserve the Academy Award for Best Actress more than all the other four great nominations.

sabato 25 febbraio 2012

War Horse, sinfonia in Spielberg minore

War Horse - Albert (Jeremy Irvine)
No mio caro Steven (Spielberg), da te mi sarei aspettato molto meglio. War Horse è un film anche per la Disney ci sarebbe troppo "miele & zucchero".


Nell’eterno conflitto tra il ricco e il povero s’inserisce la vicenda del cavallo Joey, versione in carne e ossa di Spirit, l’indomabile mustang protagonista del lungometraggio animato realizzato nel 2002 dalla DreamWorks di cui Steven Spielberg è co-fondatore, ed entrambi dietro la realizzazione di War Horse (2011), rispettivamente in veste di produttore e regista. 

Teatro iniziale di questa vicenda dai forti connotati sentimentali, la natura inglese del Devon dove il vento e la pioggia cadono fatali sulla testa di contadini, protesi a spaccarsi la schiena per pagare gli esosi affitti terrieri di arroganti padroni.

Acquistato un cavallo per l’elevato prezzo di 30 ghinee, Ted Narracott (Peter Mullan) si trova costretto a vendere l’animale all’esercito in partenza per la I Guerra Mondiale, dopo che un acquazzone aveva distrutto il raccolto, e recuperare così la somma necessaria per non perdere la fattoria. Il figlio Albert (Jeremy Irvine), che ha pazientemente allevato la bestia e insieme alla quale ha arato un campo giudicato incoltivabile, non ci sta. Crede nel destino. Lo abbandona con le lacrime agli occhi. Ma è sicuro. Si ritroveranno un giorno.

War Horse è stato presentato in pompa magna, ponendo un po’ troppo l’accento sulla carneficina bellica, che in realtà fa solo da sfondo. Steven Spielberg conosce bene gli orrori delle guerre. Schindler’s list (1993) e Salvate il soldato Ryan (1998), ma senza trascurare gli effetti collaterali di Amistad (1997) e Munich (2005), testimoniano le indubbie doti del regista di Cincinnati che, quando vuole, sa imprimere alla propria telecamera una curvatura realistico-drammatica senza scadere in gite guidate dentro salmodianti zuccherifici di provincia.

Un’esecuzione di due giovani disertori teutonici e il dramma d’inizio battaglia in trincea è un po’ troppo poco per tratteggiare un conflitto. Esageratamente stucchevole poi, l’incontro con tanto di bandiera bianca tra un soldato inglese e un omologo tedesco, che armati di tenaglie si avvicinano in stato di tregua per liberare Joey dalla morsa del filo spinato.

Le scene precedenti in cui il cavallo, prima trascina un cannone insieme ad altri colleghi equini e poi inizia una corsa disperata in mezzo alla guerra finendo impigliato, è terribilmente simile agli analoghi sforzi del mustang americano Spirit, impegnato a trainare una locomotiva nel nordovest americano e a schizzare via come il vento durante il successivo incendio causato dal crollo del pesante mezzo meccanico. Anche lui resterà intrappolato, a causa di una catena. Anche lui sarà liberato. Giusto in tempo, dal nativo Lakota Piccolo Fiume.

Per tutto il primo tempo del film l’atmosfera è un’autostrada che ci riporta all’Irlanda di Cuori Ribelli (1992) di Ron Howard. Troppo ben confezionato il trailer. A tratti quasi ingannevole. Niels Arestrup è un anziano venditore francese di marmellate, nonno della piccola e malata Emilie (Celine Buckens), che ha trovato Joey abbandonato nella sua stalla. Negli spezzoni dati in pasto al pubblico prima dell’uscita sul Grande Schermo, la sua parabola sui piccioni viaggiatori sembrava rivolta al cavallo. Non è così. Incalzato dalle domande della giovane sul suo mancato coraggio, lui le replica con questa storia che pare quasi uscita dal nulla.

Le musiche di John Williams, veterano delle colonne sonore con 5 premi Oscar conquistati, non incidono mai. In “War Horse” la morale assomiglia a poco più di una favoletta confezionata ad arte per trascinare al cinema tutti insieme appassionatamente, e far uscire il pubblico con qualche lacrima in allarmante stato diabetico. Il finale poi, è degno della Casa nella Prateria. La madre china in giardino. Nella poetica panoramica delle luci del vespro si vede in controluce una sagona umano-equina. Si avvicina sempre di più. Sono Albert e Joey. La madre abbraccia il figlio. Il padre claudicante gli tende la mano. E tutti vissero felici, orgogliosi e contenti.

 Il trailer di War Horse

Cinema a forza 3

le locandine dei tre film in uscita nelle sale italiane



Nel mio aggiornato GPS cinematografico (24 febbraio – 2 marzo), c’è una triplice e diversificata macchina da presa che parla francese, italiano e anglosassone

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer 

Sono incuriosito non poco da Un giorno questo dolore ti sarà utile (2011, di Roberto Faenza) con Lucy Liu. Mi aspetto molto dalla regia di Alexander Payne (memorabile la sua commedia Sideways - In viaggio con Jack, 2004, con Paul Giamatti) nel suo nuovo film The Descendants (Paradiso amaro) con George Clooney.

Forse facile alla commozione Intouchables (Quasi amici, di Olivier Nakache ed Éric Toledano) con François Cluzet, Omar Sy e Anne Le Ny, ma di sicuro una pellicola che farà molto riflettere. 

Kodak Theatre, un giorno sarò anch’io presente

Hollywood (CA) - il Kodak Theatre
È la notte degli Oscar 2012. A partire dalle h. 23 italiane circa di domenica 26 febbraio, Los Angeles catalizzerà l’attenzione di tutti gli esperti e simpatizzanti di cinema.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fororeporter – web writer

Ma oltre all'entusiasmo, c'è anche chi storce il naso e proprio non gradisce questo genere di riconoscimenti, sostenendo che i veri premi cui vale la pena siano i Golden Globe

Forse l’arte nemmeno dovrebbe essere ridotta a una competizione. Poco importa. Intanto, qui, dalla mia piccola posizione lontana, guardo il mondo. Punto all’Ovest, con un messaggio per Hollywood, e ancor più direttamente per il Kodak Theatre: un giorno ci rincontreremo.

Le mie recensioni di cinema per Granviale.it


Da quando CINELUK è nato, la foto scelta per rappresentarmi è sempre stata quell’immagine lì. Christian Bale nei panni del pugile/allenatore Dicky Eklund  all’angolo con il fratellastro Micky Ward (Mark Whalberg), nel film The Fighter (2010, di David O. Russel). Quell'immagine e la recensione di quella pellicola (insieme ad altre), sono su Granviale.it e Cineluk le ripropone qui:

27.05.10 - Gladiahood (2010)
30.05.10 - Sex and the City 2, l’amicizia non è mai una moda passeggera
11.06.10 - The road (2009), la censura è durata troppi mesi
13.12.10 - Made in Dagenham (2010), la lotta delle donne
21.02.11 -  Il Grinta (True grit, 2010) – giustizia, vendetta e rispetto
03.03.11 - The King’s speech – L’uomo giusto al momento giusto
12.03.11 - The Fighter (2010), storia di straordinaria rivincita
11.12.11 - DreamWorks Animation, Il gatto con gli stivali
21.01.12 - PIXAR, 25 anni di animazione 

venerdì 24 febbraio 2012

La bussola della Verità dice che bisogna combattere

La bussola d'oro (- Lyra (Dakota Blue Richards)
















di Luca Ferrari

Parole. Trattati. Intimidazioni. Soprusi. Il limite tra Bene e Male è stato spazzato via da troppo tempo ormai. Forse non è mai esistito. Non c’è più nulla. Ogni tentativo di dare un regolamento a queste misere e fantomatiche società è un fallimento totale, spazzato via dalla celata e dominante visione anarchico-egoistica propagata nei secoli. 

Fino a un attimo fa ero pensieroso. Poi ho scoperto un’improvvisa voragine di giorni dove anche il più nobile degli urli ribelli è stato risucchiato. La guerra è ancora tra noi. Da una parte, squallidi mercenari mascherati sotto eleganti abiti di sartoria che tutti noi contribuiamo a pagare. Dall’altra, faccendieri manovrati da qualunquiste logiche di pace e bravi solo a scagliarsi contro un avversario che permette ogni dichiarazione. Lì nel mezzo, innocenti su innocenti che hanno commesso l’imperdonabile errore di non essere stati travolti da quegli eserciti più politicamente criticabili.

È tutto qua?!?!?!?

Che esempi lasciamo a chi deve ancora cominciare a combattere? Cosa racconteremo quando tutto sarà finito? Che cosa stiamo facendo per cambiare le cose? Ero assorto nei miei pensieri quando l’improvviso e cortese ritrovamento di alcuni nicchi trasportati da chissà dove, mi ha fatto emergere un rabbioso girarmi controvento. 

Ho aspettato che tutta l’oscurità confondesse ogni promessa con estenuanti tempeste oblique, mettendo alla prova la destrezza che diciamo di possedere nei visceri della forza della vita. Solo a quel punto ho cominciato a chiedere chi possedesse ancora la voglia di raccontare, e dove si siano rifugiati quegli orsi corazzati decisi a lottare al nostro fianco fino al crollo dell’egemonia dittatoriale. E perché non si riescono più a rintracciare quei cieli popolati da streghe pronte a sfidare insieme i troppi malvagi Magisterium.

E adesso, chi è pronto davvero a volare?

Lastminute.com, viaggi da Oscar


Da Il giro del mondo in 80 giorni a La mia Africa, passando per Il gladiatore. Scopri i 10 set cinematografici più memorabili secondo Lastminute.com

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

L’Oscar non è una semplice statuetta dorata, così come la cerimonia della consegna non è una festa hollywoodiana come tante altre: ogni anno alla fine di febbraio l’Academy si riunisce per premiare i migliori film. Molte pellicole che hanno incantato il pubblico e conquistato la critica non sono state girate negli Studios americani, ma in luoghi e paesaggi reali che valgono un viaggio sulle orme dei grandi film.  

Lastminute.com, azienda britannica nota in tutto il mondo, ha stilato la classifica dei 10 set più affascinanti per fare di ogni turista una vera superstar:

1. Il giro del mondo in 80 Giorni – miglior film nel 1957 Il viaggio di Phileas Fogg inizia a Londra, per proseguire in Sudafrica, Spagna, Africa, India, Hong Kong, Giappone e Stati Uniti. Alcune tra le scene più belle sono state girate a Madrid, in Colorado, sul Rio Grande, a Parigi tra la Gare du Nord e Place Vendôme, ad Hong Kong e a Tokyo. Per respirare l’atmosfera britannica del viaggio di Mr. Fogg passeggiando a Londra tra Hyde Park e Chelsea la migliore sistemazione è: Londra - Hotel Ritz 5* - http://bit.ly/wtWrTf

2. West Side Story – miglior film nel 1962. West Side Story viene portato in scena a Broadway nel 1957, un musical ispirato alla storia di Romeo e Giulietta. Quattro anni dopo diventa un film per il grande schermo, girato nel Westside e nel quartiere di Hell’s Kitchen, entrambi a Manhattan. La maggior parte delle scene cittadine del film è stata girata a Manhattan: dalla 8th street e la 10th street fino alla 61st street West.
New York – Flatotel 4* – http://bit.ly/z5Ip3Y

3. Il Padrino – miglior film nel 1973 e 1975. Il Padrino è una trilogia gangster con un cast di autentiche star che ha contribuito a far vincere il premio più prestigioso ai primi due episodi della saga. Numerose scene, come il famoso matrimonio a Staten Island, sono state girate all’aperto a New York. Inoltre gli esterni di casa Corleone sono stati filmati al numero 110 di Longfellow Road. Altri luoghi da ricercare sono l’Edison Hotel sulla 47th Street – che oggi è il ristorante di Sofia Coppola – e la cattedrale di S. Paul su Mulberry Street, in cui si svolge la scena del battesimo. New York – Soho Grand Hotel 4* – http://bit.ly/zafPNk

4. Amadeus – miglior film nel 1985. La musica di Mozart è una vera festa per le orecchie, tanto quanto le opulente scene d’interno lo sono per gli occhi degli appassionati di cinema. Il film è ambientato tra Praga e Vienna e le atmosfere particolari sono da ricercare nella parte antica della capitale austriaca oltre nei dintorni del teatro Tyl, la città vecchia di Praga ed il palazzo Gryspek.  Vienna – The Imperial Riding School Reinassance Vienna Hotel 4* – http://bit.ly/AmZ3cg 

5. La mia Africa – miglior film nel 1986. La mia Africa racconta la vita della scrittrice Karen Blixen, partita con il marito nel 1913 per il Kenya, un luogo magico dove entrambi hanno trovato l’amore. La casa dove è vissuta Karen Blixen si trova a Nairobi: è possibile visitare questa abitazione-museo e vedere moltissimi oggetti provenienti dal set del film. Lo spettacolo delle scene esterne si può rivivere invece ogni giorno nella riserva nazionale di Shaba. Nairobi – Sarova Stanley 4* - http://bit.ly/yqf41v

6. Forrest Gump – miglior film nel 1995. La storia di Forrest Gump ha commosso il mondo intero, con un racconto che unisce la vita del protagonista e i fatti salienti della storia americana più recente. Le scene sono ambientate nel Sud Carolina, a Beaufort, a Varnville e Pritchardville, a Fripp Island e in molti altri luoghi, ma la scena più famosa è stata girata a Savannah, in Georgia: è proprio qui che Forrest, seduto ad aspettare l’autobus, racconta la storia della sua vita con in mano una scatola di cioccolatini. La panchina oggi non c’è più, ma è possibile per i visitatori trovarla all’interno dell’History Museum di Savannah.  Savannah – Hyatt Regency Savannah 4* - http://bit.ly/y64z23

7. Braveheart – miglior film nel 1996. Braveheart è una storia epica ambientata nella Scozia del XIII Secolo. Molte scene sono state girate anche in Irlanda, a Glenn Coe, a Glenn Nevis, a Fort William e a Buchaille Etive Mor, una montagna alta 3000 metri. Tutti questi paesaggi sono uno spettacolo per chi ama la natura, e tutti ugualmente emozionanti da visitare. Scozia, Fort William – The isles of Glencoe hotel 3* - http://bit.ly/zNZlvM

8. Il paziente inglese – miglior film del 1997. A Pienza, borgo affascinante della Val d’Orcia, sulle orme del film vincitore di 9 statuette, tra cui miglior scenografia e fotografia. Un angolo di Italia sospeso nel tempo e avvolto da un’atmosfera quasi magica, ricco di monumenti rinascimentali e capolavori artistici come il Duomo e Palazzo Piccolomini.  Pienza – Relais Il Chiostro 4* - http://bit.ly/wVqjDP

9. Shakespeare in Love – miglior film del 1999. A breve distanza dalla cattedrale di S. Paul c’è la chiesa di S. Bartholomew il Grande. Edificata nel 1123, è oggi la più antica chiesa della città. Qui sono state girate alcune scene del film Shakespeare in Love, come quella in cui il poeta chiede perdono in seguito alla morte di Kit Marlowe. Ma la chiesa è stata location di un altro film: anche una scena di ‘Quattro matrimoni e un funerale’ è stata ambientata qui.  Londra, St Paul’s – Marlin Apartments 4* - http://bit.ly/xrLrmF

10. Il gladiatore – miglior film del 2001. Per visitare i set in cui è stato girato Il Gladiatore ci si sposta a Malta e in Marocco. Forte Riscoli, costruito nel XVII secolo, è una grande fortezza di Malta, in cui sono state girate le scene del Colosseo in cui il comandante Massimo sfida l’imperatore Commodo. Altre scene del film sono state girate in Marocco, nella Kasbah di Ait Benhaddou.  Malta, St. Julian’s – Radisson Blu Resort 5* - http://bit.ly/x2nuCc 

War Horse, quando il trailer è migliore del film

Niels Arestrup in War Horse (2011)
Zucchero e miele. Un mal di gola studiato ad hoc per curarlo con la migliore delle marmellate fatte in casa modello il bene trionfa sempre. My dear Steven, che delusione! Un film elogiato fin troppo il tuo War Horse (2011), carente perfino nella colonna sonora di John Williams, e incisivo solo con la fotografia, grandiosa seppur con un finale zeppo di stucchevole banalità. Emblema della pellicola, tratta dall'omonimo romanzo scritto da Michael Morpurgo e annesso adattamento teatrale del romanzo di Nick Stafford, il trailer. Coinvolgente e ingannevole allo stesso tempo, come nella parabola del vecchio nonno francese (Niels Arestrup), che incalzato dalla nipotina Emilie (Celine Buckens) sulla sua mancanza di coraggio, se ne viene fuori con una parabola (fuori luogo) sui piccioni viaggiatori, ma che negli spezzoni dati in pasto al pubblico pre-visione, pare ovviamente rivolta al cavallo. Così come il finale, dove nel trailer l'animale protagonista guarda all'infinito con il suo grande occhio addensato di malinconica nostalgia, e lo s'immagina ancora alla ricerca dell'amico umano perduto, mentre in realtà l'immagine è estrapolata dal finale dove tutto si è concluso nel migliore dei modi.

giovedì 23 febbraio 2012

Un bel film in compagnia

È un luogo comune, lo so ma è fantastico. E vale anche al contrario. È successo pure a me, con un film che mi hanno propinato. Troppo intellettuale per il sottoscritto. A fine pellicola sapevo a stento com’era cominciato.

Friends, I’ll be there for you

I protagonisti della sitcom, Friends
Nessuno come loro. Nessuno come Chandler, Joey, Rachel, Monica, Ross e Phoebe. Nessuno come le vicende giovani-adulte di Friends.

di Luca Ferrari

Hanno attraversato una decade. I ricordi di fine anni ’90 e inizio Terzo Millennio non sarebbero stati gli stessi senza di loro. Chandler, Rachel, Joey, Monica, Ross e Phoebe, ossia i protagonisti della sitcom statunitense Friends, creata da Marta Kauffman, David Crane e Kevin Bright per la Bright-Kauffman-Crane Productions, e prodotta dalla Warner Bros

Sei amici trentenni a New York. In un appartamento vivono Monica e Rachel, in quello di fronte Chandler e Joey, ma alla fine tutti e sei sono sempre a casa delle due ragazze, o nel mitico Caffè Central Perk, dove Rachel fa la cameriera nelle prime serie (dieci in tutto). Ne ho seguito le gesta quasi fin dagli esordi.

Monica (Courteney Cox) è un’iperattiva maniaca dell’ordine e della pulizia, con una madre che la critica senza pietà. Ross (David Schwimmer) è suo fratello e paleontologo. Pur con qualche disavventura sentimentale di troppo (matrimoni falliti), è ritenuto il più sicuro della combriccola. Rachel (Jennifer Aniston) è l’ex donnetta, passata da avere come unico desiderio quello di avere un marito, a sgomitare per una propria carriera e indipendenza.

Chandler (Matthew Perry) è il sarcasmo allo stato puro, con un lavoro ben retribuito ma insignificante, e perennemente impacciato con le donne. Phoebe (Lisa Kudrow) è totalmente stralunata, si crede una grande cantante ma fa venire il latte alle ginocchia ad ascoltare le sue deprimenti nenie su due accordi, gli unici che conosce. Joey (Matt Le Blanc) è un attore alla ricerca del ruolo nel grande film, che non arriva mai. È ancora un bambinone ma grande latin lover.

Friends (1994-2004) è stata una di quelle sitcom diventata parte del vissuto di molti, in particolare per chi, come i protagonisti, era in fase "vita per conto proprio/esperienze lavorative" con il mondo della scuola già molto lontano, ma neanche così tanto. Tanti grandissimi attori hanno fatto camei, tra cui Julia Roberts, Brad Pitt (puntata fantastica!, ndr), Robin Williams Billy Crystal insieme, George Clooney, Sam McCurray nei panni del capo di ChandlerAlec Baldwin, Charlie Sheen e Reese Whitersppon, quest'ultima nei panni della sorella minore di Rachel. La serie è stata un successo planetario. 

Il rovescio della medaglia per gli attori però, fu la difficoltà uscire da quei ruoli. A far parlare di sé è stata soprattutto Jennifer Aniston, ma più per le sue disavventure di cuore che non per effettive interpretazioni (Vizi di famiglia, Io & Marley, Qualcosa di speciale), comunque sempre abbastanza legate al suo ruolo Friendsiano. Discorso analogo per Matthew Perry (Mela e Tequila - Una pazza storia d'amore con sorpresa, FBI: Protezione testimoni, 17 Again - Ritorno al liceo), le sue nuove interpretazioni risentono ancora del personaggio della sitcom.  

David Schwimmer (Tre amici, un matrimonio e un funerale, Ho solo fatto a pezzi mia moglie, The Iceman) continua la sua avventura animalesca come voce originale di Melman la giraffa, nella saga animata di Madagascar made in DreamWorks Animation. Piccole apparizioni senza mai lasciare davvero il segno per Courteney Cox (la saga di Scream, La rapinaCapitan Zoom - Accademia per supereroi) e Lisa Kudrow (Terapia e pallottole, P.S. I Love You, Cattivi vicini). 

Matt Le Blanc infine, dopo il fallimento dello spin-off di Friends, Joey (2004-06), dal 2011 interpreta se stesso in Episodes, in onda su Showtime, serie televisiva commedia scritta dal co-creatore di Friends, David Crane, e grazie al quale l’attore ha vinto il Golden Globe 2012 per Miglior Attore in una Serie Tv Commedia. Superflua o quasi la sua presenza invece sul grande schermo,

Dei vari telefilm venuti fuori dopo Friends, chi ha attinto di più è stato sicuramente How I met your mother (Alla fine arriva mamma). Il bar MacLaren's è l’erede del Central Perk. Barney (Neil Patrick Harris) è un latin lover che richiama Joey. Marshall (Jason Segel), seppur meno sarcastico, è un po’ un imbranato modello Chandler. Ted (Josh Radnor) è chiaramente il neo-Ross, anche per l’aspetto, che come lui vuole sposarsi e mettere su famiglia. Più originali le protagoniste femminili, la giornalista Robin (Cobie Smulders) e Lily (Alyson Hannigan), fidanzata di Marshall.

Friends. Ne ho ricordo in modo molto nitido nel biennio 99-2000, e ancora di più dell’ultima serie, nel 2005, con la prima puntata trasmessa in una afosissima serata d’estate. Il mio desiderio di passarmi almeno una volta il Natale e/o qualche festa come Il Ringraziamento solo tra amici è, lo ammetto, tutto “figlio” loro. 

Nel 2011 sono emigrato oltremanica per un mese circa. Oltre alla multietnica e amichevole esperienza internazionale della comunità di Chester, nel Cheshire, a farmi sentire davvero a casa ci hanno pensato loro, i protagonisti di Friends. In Inghilterra trasmettevanno ininterrottamente tutte le serie e così mi sono potuto vedere la sitcom quasi ogni giorno, mettendo i sottotitoli in lingua originale: l’ideale per imparare la lingua. Marvellous!

Di recente poi ho cominciato a rivedermi tutte le puntate in italiano. In questo momento sono quasi alla fine della seconda stagione. Le guardo nei ritagli di tempo e non. Spilucco qualche minuto in pausa pranzo. Prima di dormire. Ogni momento è buono. Anche in treno quando ritorno dal mio personale Central Perk (dicasi Greenwwich Pub di Curtarolo, Pd). È rilassante. Monica, Rachel, Phoebe, Joey Chandler e Ross sono spiritosi. Riescono quasi nell’ardua impresa di farti credere che lì fuori non ci sia solo una folle corsa verso il degrado economico e sociale.

Tutt’ora adoro la sigla iniziale I’ll be there for you, cantata dalla band statunitense The Rembrandts, me la riascolto sempre con estremo piacere all’inizio della puntata. E non vi nascondo la soddisfazione nel saper riconoscere ogni frammento mostrato, ricollegandolo subito all'episodio specifico. Ora devo andare ma da qualche parte, ne sono convinto, c'è ancora una rilassante caffetteria che mi aspetta e nuove persone straordinarie da incontrare e da cui non mi separerò mai.

La sigla della prima puntata di Friends


la sitcom Friends
Rachel Green- Jennifer Aniston
Joey Tribbiani - Matt Le Blanc
Chandler Bing - Matthew Perry
Ross Geller - David Schwimmer
Monica Geller - Courteney Cox
Phoebe Buffay - Lisa Kudrow

mercoledì 22 febbraio 2012

Suonale ancora, Cameron

Musicisti della scena rock di Seattle, l'attore Matt Dillon (al centro) e il regista Cameron Crowe (dx)
Non è da considerarsi tra i registi più prolifici ma a giudicare dalla qualità dei suoi prodotti, sarà meglio non mettergli fretta. Cameron Crowe
Fin dal suo esordio cinematografico con la sceneggiatura di Fast Times at Ridgemont High (Fusi di testa, 1982), l'ex-inviato di Rolling Stone, Cameron Crowe, dimostròsubito il proprio amore e competenza per la musica. Il tempo correva verso gli anni ’90 e mentre la scena rock era satura di trucchi, capelli cotonati e luoghi comuni di cultura machista, la sensibilità del regista guardò a Seattle, appartata realtà americana dove stavano nascendo nuove e interessanti band. 

Il film Singles - L'amore è un gioco (1992), con interpreti Matt Dillon e Bridget Fonda, vede co-protagonisti anche tre membri della rock band Pearl Jam: il bassista Jeff Ament, il chitarrista Stone Gossard e il cantante Eddie Vedder. Non sono gli unici. Performance musicali di Soundgarden e Alice in chains arricchiscono lo sfondo di una tiepida commedia sentimentale, con di sfondo i nuvoloni piovosi e il respiro arboreo rasserenante della quiete nord-occidentale.

Dopo il toccante Jerry Maguire (1996), è il turno Almost Famous (Quasi famosi, 2000) ambientato nei mitici anni ’70 del rock, con Kate Hudson (nei panni della musa Penny Lane), Billy Crudup, Frances McDormand e Philipp Seymour-Hoffman. Un altro "intermezzo" (Vanilla Sky, 2001) e la musica torna prepotentemente a dettare i tempi delle riprese Croweianae. 

È il momento di Elizabethtown (2005), con Orlando Bloom, Kirsten Dunst e Susan Sarandon, film presentato alla 62° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il ritorno in macchina di Drew (Bloom) attraverso l’America di provincia ascoltando una serie di cd preparati dalla logorroica Claire (Dunst) è pura poetica dell’anima. 

Arriva poi il 2011 e si torna lì dove il batte cuore. Per celebrare il ventennale di una delle ultime grandi rock band, i Pearl Jam, Crowe dirige Pearl Jam Twenty. Un viaggio dagli esordi dei Green River, passando per la tragica scomparsa di Andy Wood (1966-1990) leader dei Mother Love Bone, alla nascita della nuova band, facendo tappa sullo scontro solitario dei PJ contro la potente Ticketmaster, l'incontro fondamentale con Neil Young e la tragedia del Roskilde Festival.

Cameron alterna con delicatezza immagini da lui filmate nel passato dei membri del gruppo a interviste contemporanee. “Credo che questa band sia solo all’inizio” spiega un fan al regista prima dell’inizio di un recente concerto dei Pearl Jam. E se questo è il principio, non basteranno certo due lunghe lettere per lasciare a un intero viaggio il gravoso compito di non farmi inghiottire dalle fameliche bocche dei finestrini. Se tutto questo è davvero il principio, il resto sarà tutto più facile, perché quello che sta per succedere dinnanzi a me, in qualche modo l’ho già iniziato a provare tanto tempo fa. Solo che adesso farò ogni cosa insieme a voi.

Almost Famous (2000, di Cameron Crowe)

martedì 21 febbraio 2012

Le mie parole di cinema per La Voce di Venezia

Scrivere di cinema
La passione per il cinema mi ha condotto a collaborare con il quotidiano online La Voce di Venezia. Viaggio nelle mie recensioni pubblicate.

di Luca Ferrari

Dall'esordio in trasferta lombarda per raccontare il fantastico mondo di John Lasseter alle proiezioni  tra Lido, Venezia e Mestre.

12.01.12 - J. Edgar, uccidere è necessario
Ordine & Legalità. Tormento & Sacrificio. Segreti & Fragilità. John Edgar Hoover, per 48 anni consecutivi è stato a capo del potente Federal Bureau of Investigation, l’FBI. Clint Eastwood ci racconta la sua storia, valorizzando al massimo la verve drammatica di Leonardo DiCaprio.

22.01.12 - Pixar, oltre la fantasia 
Poeti moderni dell’immagine. Maestri della porta accanto. Il dietro le quinte della Fantasia più magicamente visiva. Una mostra al PAC di Milano celebra l’immenso patrimonio artistico, base dei tanti successi cinematografici firmati Lasseter & Co.

Storia di coraggio. Storia nella discriminazione. Il legame umano tra le persone contro il disprezzo razziale. Il singolo contro il pensiero comune. Una lezione troppo poco insegnata anche ai giorni nostri.

Ci vuole poco per entrare nella fabbrica delle etichette e degli emarginati. Ci vuole audacia per infischiarsene dei troppi Medioevi mentali e cambiare per sempre un intero sistema.

David Fincher rilegge il primo capitolo della celebre trilogia di Stieg Larsson, con una straordinaria Rooney Mara nei panni dell’eroina cyberpunk Lisbeth Salander.

Tratto dal romanzo “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret” di Brian Selznick, Martin Scorsese si cimenta, magicamente, per la prima volta con il 3D.

lunedì 20 febbraio 2012

Tanti V, qualche Joker e nessun Corvo

Venezia, gruppetto di V © Luca Ferrari
Tra le centinaia di migliaia di maschere in giro per Venezia domina il cinema con "V for Vendetta", Joker Ledgeriani e sempe meno "corvi".

di Luca Ferrari

I tempi delle maschere sono quasi finiti. Tra calli e campielli così come in ogni parte d’Italia. Una festa sempre più mirata al grande pubblico trascurando l’aspetto d’autore. Troppe e tristi analogie tra Grande Schermo e Carnevale lagunare, dove la tendenza è quella di confezionare grossolani prodotti senz’anima, lasciando all’invettiva di pochi registi e di artisti di strada l’onere di raccontare qualcosa d’insolito e speciale.

Il cinema intanto prosegue per la sua strada. A dispetto di biglietti decisamente esosi, la gente si appassiona. Al momento di mascherarsi è uno dei primi livelli d’ispirazione. Mi aspettavo qualche Capitan America di più. Così come qualche martello di Thor, e speravo di sfidare l'invincibile corazza da Iron Man. Forse non hanno quell’appeal così paventato da queste parti.

Sono stato invece piacevolmente sorpreso dal Guy Fawkes di James McTeigue (in arrivo nel 2012 con il suo nuovo film The Raven, con John Cusack e Luke Evans) nel suo indimenticabile V for Vendetta (2005). Di maschere in cartapesta ce n’erano già parecchie in vetrina e dal prezzo non esattamente di una fritella, quest’anno però ne sono apparse svariate anche in volgarissima plastica e quindi molto più economiche.

Un po’ di malinconia (e qualche lacrima) mi è scesa sullo strato bianco che ricopriva la mia faccia quando, cercando tra la folla, continuavo a scontrarmi con l’assenza di Eric Draven (The Crow), fino a qualche anno fa presenza fissa e parecchio costante in giro per l’antica Serenissima, e oggi malinconicamente dato per desaparecido. Oggi probabilmente è rimasto nel cuore solo di chi ha superato l’adolescenza da un pezzo e nella cui mente echeggia ancora quell’atmosfera romanticamente tragi-gotica incarnata alla perfezione dalle commoventi parole “non può piovere per sempre”.

È ancora fresco invece il ricordo dell’eccezionale performance di Heath Ledger (1979-2008) in The Dark Knight di Christoper Nolan. Il suo Joker non manca mai. E se qualcuno avesse avuto dei dubbi sulla sua presenza a Venezia, la risposta sarebbe stata questa: “aspetta, e  vedrai…hi ah ah ah ah”.

un misterioso Joker © Luca Ferrari