!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->

venerdì 30 novembre 2012

Venezia Cinesociale, Notti Disarmate 2012

Uomini contro (1970, di Francesco Rosi)
Solidarietà sociale. Difesa della patria. Impegno civile. Cooperazione tra i popoli. Il cinema delle Notti disarmate irrompe a Venezia.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer 

Solidarietà sociale. Difesa della patria. Impegno civile. Cooperazione tra i popoli. Sono questi i temi scelti dai volontari del Servizio Civile di Venezia per la III edizione della rassegna cinematografica Notti disarmate (5 dicembre '12 - 30 gennaio '13), in programma alla Videoteca Pasinetti (Palazzo Mocenigo) di Venezia.

Un appuntamento con un significato speciale, poiché realizzato nell’anno del 40° anniversario della legge 772/1972, normativa che approvò e regolamentò per la prima volta il Servizio Civile in Italia in sostituzione di quello militare (sebbene lo trattasse ancora come una punizione, obbligando gli obiettori di coscienza a un surplus di sei mesi: 18 invece di 12).

Oggi le cose son cambiate. Da nove anni Servizio Militare e Civile vengono realizzati da volontari in diversi settori della vita sociale. Nello specifico, all’interno della Videoteca Pasinetti del Comune di Venezia, i volontari si dedicano  all'archiviazione di opere filmiche, la catalogazione di libri e riviste dedicati al cinema, alla promozione e all'assistenza al pubblico.

Ad accompagnare le cine-Notti Disarmate, il mondo della fotografia con la mostra Volentieri, realizzata da Giovanna Bison, volontaria del servizio civile per l’anno 2012-2013 nel progetto Immigrazione a Venezia: Intrecci di Cittadinanza, presso il Comune di Venezia. Gli scatti della giovane inquadrano e raccontano frammenti delle giornate dei volontari del servizio civile, facendo emergere i legami che nascono e crescono nutriti dalla solidarietà sociale, dall’amore per la cultura e dal rispetto per l’ambiente.

Per Notti Disarmate i volontari, ispirandosi alla suddetta legge, hanno selezionato sette pellicole, tutte programmate alle h. 20.30 a eccezione dell’evento di chiusura il 30 gennaio prossimo. Ad aprire la rassegna giovedì 5 dicembre, Uomini contro (1970, di Francesco Rosi), ambientato negli scenari della Grande Guerra sull'altopiano di Asiago dove un giovane tenente assiste alle assurdità della guerra, vivendo un forte conflitto con i suoi valori che lo portano a maturare una scelta di diserzione.

Ancora sul tema della difesa della patria l’ultimo appuntamento, mercoledì 30 gennaio 2013, Per mano ignota. Peteano: una strage dimenticata (2012, di Cristian Natoli). Questo film documentario ripercorre il triste episodio della strage avvenuta il 31 maggio 1972 nella provincia goriziana attraverso le testimonianze di coloro che hanno vissuto i fatti.

Sul tema alla solidarietà sociale, spazio a Precious (2009, di Lee Daniels), in programma mercoledì 12 dicembre; qui la protagonista diciassettenne vive una condizione di estremo disagio familiare dalla quale riesce a riscattarsi mediante l’aiuto di un’insegnante e di un'assistente sociale, iniziando così un percorso verso una vita più umana e più felice. Nel medesimo solco scolastico-sociale, La classe – Entre les murs (2008, di Laurent Cantet), che sarà proiettato mercoledì 23 gennaio.

Per il tema dell'impegno civile, mercoledì 19 dicembre, il drammatico Fortapàsc (2008, di Marco Risi) incentrato sugli ultimi giorni di vita del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dai camorristi nel 1985 poiché colpevole solo di aver svolto in maniera rigorosa il proprio lavoro.

Due i film con al centro la cooperazione tra i popoli: L’ospite inatteso (2007, di Thomas McCarthy) e Come un uomo sulla terra (2007, di Andrea Segre e Dagmawi Yimer), in programma rispettivamente mercoledì 9 e 16 gennaio 2013. Mentre nel primo un annoiato docente universitario ritrova lo slancio vitale grazie allo scontro/incontro con una coppia di clandestini che occupano il suo appartamento, nel secondo, si accendono i riflettori sui flussi migratori tra l'Africa e l'Italia attraverso la Libia.

 Fortapàsc (2008, di Marco Risi)

mercoledì 28 novembre 2012

Passaggio a Twin Peaks

I segreti di Twin Peaks - Pete Martell (Jack Nance) trova il cadavere di Laura Palmer
In una tranquilla cittadina viene ritrovato il corpo senza vita di Laura Palmer. È l’inizio de I segreti di Twin Peaks (1990-91, di David Lynch).

Una giornata iniziata come tante altre. I sapori della terra bagnata. Un giretto al lago per pescare. L’odore del caffè. Una donna allo specchio si trucca. Gesti banali, e poi la macabra scoperta. Una ragazza morta avvolta in un telo di plastica. A Twin Peaks , una piccola cittadina del nordovest americano. Il regista David Lynch irrompe negli anni ’90 mostrando il lato oscuro dell’essere umano. E per farlo sceglie la semplicità della provincia, lontana anni luce dal caos metropolitano. 

Fotogramma dopo fotogramma. Persona dopo persona, è una discesa nel buio dove ogni parola potrebbe rompere un patto eterno con le forze del Male. Twin Peaks, metafora dei troppi e ipnotici vasi di Pandora che orgogliosi ostentiamo al mondo finché il coperchio è al suo posto s'intende. Adesso la parola passa a Laura Sogos. Dopo la sua introduzione alla serie, torna in cabina per raccontare la puntata pilota Passaggio a Nord Ovest.

"The death. Non ci sarebbe da aggiungere altro, eppure è proprio questa morte che discende il corso del fiume, lambisce e infine si spiaggia sulle rive della piccola comunità di Twin Peaks. Mettendo in moto quella spirale di stupore e tensione che culminerà con un climax crescente nell’orrore puro. Addentriamoci quindi e lasciamoci trasportare all'interno della comunità scossa dalla terribile notizia della perdita di un suo giovanissimo membro. 

Laura Palmer. Iniziamo a conoscere gli “spazi” che ospitano questa tragedia collettiva che personalmente ricordano le edicole medievali. La segheria. L’albergo Great Northen. La stazione di polizia. Il liceo. Il Double R. La stazione di gas di Ed. La Road House. Sono tutti presenti già in questo prologo e,con essi, tutti i personaggi che li animano.

La ricchezza e la profondità dei rapporti interpersonali che serpeggiano sotto l'apparente banalità di una cittadina come tante, vengono esposte dal genio di Lynch durante l'assemblea voluta dall'agente Dale Cooper (Kyle MacLachlan), nuovo alla comunità proprio come ciascuno di noi, per capire cosa ci sia dietro l'omicidio di Laura. 

Questo espediente aiuta lo spettatore a focalizzarsi sulle vite degli attori di questa tragedia, fornendo una breve descrizione del loro stato attuale e passato, ma soprattutto incuriosendo su quali saranno gli sviluppi dei rapporti interpersonali che legano a doppi e tripli fili gli abitanti di Twin Peaks, spesso segnati da falsità e segreti dal potenziale altamente destabilizzante e distruttivo. E poi c'e lei, Laura (Sheryl Lee). Quasi una divinità nelle sue molteplici incarnazioni.

Laura, la figlia di Sarah (Grace Zabriskie) e Leeland (Ray Wise). L’amica del cuore della dolce Dana (Lara Flynn Boyle). La ragazza irrequieta di Bobby (Dana Ashbrook). L’amante passionale del tenebroso James (James Marshall). La paziente segreta dell’eccentrico Dott. Jacobi (Russ Tamblyn). La compagna di giochi del povero Johnny.

Ma proprio come la divinità hindu Kali, adorata da alcuni come salvatrice e portatrice di vita. Temuta da altri come la sanguinaria assassina del marito. Così anche Laura, se da una lato della medaglia è ciò che di più simile assomigli a un angelo, dall’altro s’inizia a vedere un’incrinatura. Qualcosa che sfugge, e spaventa terribilmente. L’urlo della madre Sarah".

la sigla di Twin Peaks
ep. Passaggio a Nordovest - Josie Packard (Joan Chen)
ep. Passaggio a Nordovest - il cadavere di Laura Palmer
ep. Passaggio a Nordovest - Ed (Everett McGill) e il nipote James Hurley (James Marshall)
ep. Passaggio a Nordovest - la mamma di Laura, Sarah Palmer (Grace Zabriskie)

martedì 27 novembre 2012

Daredevil, Bring Me to Life

Daredevil - Matt Murdoch/Daredevil (Ben Affleck)
Perché io posso. È la puntuale risposta dell’eroe alla domanda preoccupata, "Perché tu?". Vale anche per il sottovalutato Daredevil (2003, di Mark Steven Johnson).

di Luca Ferrari

Atmosfere gotico-vendicative. Erede incompreso del Il corvo (1994, di Alexander Proyas). Lontano anni luce dagli attuali consanguinei marvelliani Capitan America, Thor e Iron Man. Una missione nata nel segno dell’ingiustizia e della perdita paterna. Una vita di rinunce nel nome della tutela dei più deboli. E come se il fardello non fosse già abbastanza pesante (lancinante), un sogno d’amore infranto. Strappato via dall’omicidio più spietato. E ancora una volta la pace si fa oscura. Le cicatrici schiumano. E la risposta è una resa dei conti sacrificale.

Se Bruce Wayne è un miliardario sceso a difendere la decadente Gotham City, Matt Murdoch (Ben Affleck) è un avvocato cieco che offre assistenza legale (spesso per pochi spiccioli) per le persone più deboli nel quartiere newyorkese di Hell’s Kitchen. E quando la giustizia si dimostra troppo indulgente con assassini e stupratori, lui si trasforma. Sotto una tuta in lattice rosso svolazza tra i tetti. Da ragazzino ci vedeva. Poi un incidente gli fece perdere la vista ma col tempo scoprì di avere potenziati tutti gli altri sensi. E iniziò una seconda vita che ulteriormente cambiò con la morte del padre Jack (David Keith).

Ogni eroe ha la propria nemesi. Se il Batman di Christopher Nolan ha avuto nel Joker (Heath Ledger) la massima apoteosi, Daredevil ha uno stralunato pazzo irlandese con un mirino tatuato sulla fronte. Il suo nome è Bullseye (uno straordinariamente viscido Colin Farrell), ingaggiato da capo mafia Kingpin (Michael Clarke Duncan).

Il sicario arriva e lascia il segno. Prima ammazza l’ex-socio in affari Nikolas Natchios (Erick Avari), quindi sua figlia Elektra (Jennifer Garner) dopo che questa ha appena ferito quasi mortalmente Daredevil scambiato per errore per l’assassino del padre. Socio ma con molta meno moralità di Matt, Franklin "Foggy" Nelson, interpretato da Jon Favreau, futuro regista, tra gli altri, di Iron Man (2008) e Iron Man 2 (2010).

Poderosa la colonna sonora che contribuì a lanciare la metal band americana Evanscence. Se nella scena del funerale del padre di Elektra, insieme alla pioggia si ode My Immortal, poco dopo la ragazza si sta allenando per vendicarsi di Daredevil e lui stesso si prepara per affrontarla senza alcuna brutta intenzione (Elektra non sa che sotto la maschera c'è il suo ragazzo Matt). Tra sguardi e coltelli lanciati, sale in cattedra la possente Bring Me to Life.

Ci sono cicatrici che non diventeranno mai germogli di serenità. Ma va bene così. Non tutti siamo nati per rimanere a casa quando le tenebre invadono l’anima e le strade. Ci sono angeli oscuri che vegliano su di noi. Decisi a colmare quelle falle del sistema che troppo spesso lascia la povera gente in balia di mostri senza pietà. Una missione per alimentare una speranza. Ispirare una città fatta di eroi. Ispirare un mondo dove chiunque possa reputarsi capace di cambiare le sorti avverse. 

Non sono l’unico ad averlo capito. Come la paziente Mary Jane (Kirsten Dunst) spronava l’amato Peter Parker (Spiderman) a catturarli tutti con le delicate parole Gog’em, tiger, così il giornalista Ben Urich (Joe Pantoliano), scoperta la vera identità di Devil, al momento di mandare in stampa lo scoop, cancella tutto. Esce di casa. Guarda in alto. Si accende la sigaretta. Lo vede in cima a un tetto, e sussurra, All’attacco Matt!

Il trailer di Daredevil

Daredevil - Elektra (Jennifer Garner) e Daredevil (Ben Affleck)
Daredevil - il viscido Bullseye (Colin Farrell)
Daredevil (2003, di Mark Steven Johnson)

lunedì 26 novembre 2012

Andate a farvi fottere, mocciosi del cazzo!

La guerra di Charlie Wilson - Gust Avrakotos (Philip Seymour Hoffman)
Imperdibile siparietto nella Guerra di Charlie Wilson tra la scafata spia Gust Avrakotos (Philip Seymour Hoffman) e l'altezzoso Cravely (John Slattery).

di Luca Ferrari

La Guerra Fredda era ancora bella che viva e in troppi ci speculavano. Politica della paura senza che nessuno facesse niente per gettare le basi di una nuova era. Charlie Wilson’s War (2007, di Mike Nichols) racconta una storia vera.

Ma prima ancora che iniziate sul campo, certe guerre vanno vinte negli uffici. Con parole chiare e fregandosene totalmente delle minacce di quel branco d'incompetenti e sbruffoni che popolano il mondo e insultano gli sforzi della gente.

C'è molto da imparare dal modus operandi della scaltra e schietta spia greco-americana Gust Avrakotos (Philip Seymour Hoffman) che dinnanzi all’ennesimo gioco di potere fra corrotti e incapaci, va diritto per la sua strada. Entra nell’ufficio del suo capo Cravely (John Slattery), senza usare mezze parole.

Gli sfascia la porta a vetro per la seconda volta ribadendo il proprio pensiero: Vorrei prendere un attimo per esaminare i vari modi in cui sei un escremento. Va’ a farti fottere, moccioso del cazzo!

Charlie Wilson's War (2007), Gust Avrakotos (Phllip Seymour Hoffman)

domenica 25 novembre 2012

Don Camillo e l'onorevole Centrosinistra

 Don Camillo e l'onorevole Peppone - Don Camillo (Fernandel)
Elezioni, in Italia come negli Stati Uniti, non c'è film che tenga. La memoria vola sempre alle lotte reazionario-comuniste tra il rosso Peppone e Don Camillo.

di Luca Ferrari

È tempo di elezioni. Che si tratti di Primarie o delle Politiche, ha poca importanza. La dinamica è sempre quella. Gli show si aggiornano di poco (niente). Ognuno dei contendenti ha la bacchetta magica e gli altri non capiscono nulla. Negli ultimi tempi George Clooney ci ha fatto vedere il lato peggiore di questo modus operandi nel drammatico Le Idi di Marzo (2011, di George Clooney), mentre la regia di Jay Roach ci ha addolcito la spesso amara (disgustosa) pillola politica con la comicità di Will Ferrell e Zach Galifianakis in The Campaign (2012).

Ma quella è storia della politica statunitense, qui invece trattiamo materia interna. E per CINELUK hanno due indiscussi protagonisti: il sindaco Giovanni Bottazzi detto Peppone (Gino Cervi) e Don Camillo (Fernandel), personaggi questi usciti dalla penna di Giovanni Guareschi. Nessuno come loro ha saputo trattare con ironia e poetica il delicato e spesso controverso tema della politica nazionale.

Nel terzo episodio della saga, Don Camillo e l'onorevole Peppone (1955, di Carmine Gallone), il sindaco comunista si candida come deputato, con il fervente prete reazionario che fa di tutto perché l’amico-nemico venga “trombato”.

E quando si è all’alba delle votazioni, prima che Peppone prenda la parola sulla piazza della loro amata Brescello, dagli altoparlanti della chiesa Don Camillo ha un'ultima manfrina da ribadire al popolo. Perché lì, nella solitudine della cabina elettorale, qualcuno ti può vedere e qualcun altro invece no...

 Don Camillo e l'onorevole Peppone - Don Camillo (Fernandel)

venerdì 23 novembre 2012

Argo, il peggior miglior piano

Argo - l'agente Tony Mendez (Ben Affleck)
L'incredibile missione segreta americana nell'Iran della Rivoluzione Khomeinista. Una storia così folle da poter essere solo vera, Argo (2012, di Ben Affleck).

di Luca Ferrari

Iran vs. Stati Uniti. Stati Uniti vs. Iran. Dai tempi della rivoluzione degli anni ’70 è cambiato poco. Gli Stati Uniti hanno continuato a svillaneggiare in giro per il mondo, sostenendo governi spesso assassini e intervenendo militarmente lì dove ci fosse mera convenienza. Dal canto suo, il governo di Tehran ha inasprito ulteriormente le maglie sulla popolazione sempre più affamata di democrazia araba (e non occidentale), e quando è scesa in piazza la rivolta è stata soffocata nel sangue.

Dopo Gone Baby Gone (2007) e The Town (2010), Ben Affleck torna in cabina di regia per Argo (2012), con se stesso nei panni del protagonista, l’agente della CIA, Tony Mendez. Un ruolo e film decisamente con più spessore rispetto al mutismo impostogli da Terrence Malick nell’esageratamente metafisico To the Wonder (2012). 

Non fermerete il mondo. Nessuno ci è mai riuscito. Che cosa abbiamo più degli altri? Solo qualche lapide con alfabeti differenti verso cui puntare un dito. Ho provato a nascondere le mie braccia per una notte nel cielo, ma mi sono ugualmente risvegliato coperto di sangue. Forse ho salvato anche una persona, ma in troppi continueranno a morire. Oggi, nel terzo millennio, non voglio più sentir parlare di gocce. Oggi, nel 2012, per cambiare qualcosa devi cambiare tutto.

Il premio Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting – Genio ribelle (1997, di Gus Van Sant) ha scelto un tema delicato per il suo terzo lungometraggio. La politica. Ma a guardare bene, siamo proprio sicuri si tratti solo di questo aspetto? Lui è solo un uomo che nei primi anni ’80 deve (vuole) andare a prendere a Tehran sei concittadini nascostisi dalla furia della rivoluzione Khomeinista. 

Lo Scià di Persia, resosi colpevole di ingiustizie e torture con l’avvallo dell’Occidente, è scappato negli USA. Il popolo si è ribellato. La sede diplomatica americana è stata assaltata e tutti i presenti catturati. L’Iran vuole il suo dittatore indietro per processarlo. Senza lo scambio, i diplomatici non lasceranno la terra iraniana dove nel frattempo la rivoluzione ha assunto da un pezzo le inevitabili tinte fosche della vendetta.

Preceduta da un’azzeccata e killbilliana illustrazione a fumetti della storia dell’Iran, la pellicola entra subito nel vivo con i manifestanti che sfondando le protezioni occupando con la forza l’ambasciata americana. Tutti presi, legati e bandati. Tutti meno sei, che scappano da un porta laterale e riparano dall’ambasciatore canadese Ken Taylor (Victor Garber). 

Se venissero trovati, sarebbe presumibilmente accusati di spionaggio, torturati e uccisi. È una corsa contro il tempo, e l’unico a escogitare una buona idea è Mendez, calandosi nei panni di un uomo di cinema canadese in arrivo in Medioriente alla ricerca di location per il suo nuovo film, Argo per l’appunto. 

Lui e il suo staff di sei compatrioti s’intende. Tutto preparato ad arte insieme al costumista John Chambers (John Goodman) che già in passato ha lavorato per i servizi segreti americani e il navigato produttore Lester Siegel (Alan Arkin).

Superato il primo impatto con i sei fuggiaschi tornati alla luce del sole, dalla presidenza Carter arriva il dietrofront. Mendez va avanti lo stesso, e grazie all’appoggio del suo capo Jack O'Donnell (Bryan Cranston), all’aeroporto alla fine le prenotazioni tornano fuori.  I sei americani sono a un passo dal salire a bordo del velivolo. Ma resta l’ultimo passo da compiere. Ingannare la diffidente Guardia Rivoluzionaria. 

Sale la tensione. E se ne percepisce l’angoscia.  Il meno fiducioso della fasulla troupe cinematografica, sfruttando la conoscenza della lingua pharsi, interviene per sbrogliare la matassa. Verificato un controllo, salgono a bordo. Nemmeno quando il carrello è rientrato e sono in volo, il capo di Matt brinda. Solo alla notizia dell’uscita dallo spazio aereo iraniano ci si lascia alla gioia per essere riusciti a salvare la vita ai propri connazionali.

Non si può, non si deve guardare Argo (2012) beandoci della felice conclusione per i sei americani, l’ambasciatore canadese e famiglia. Non si può, non si deve guardare il film di Ben Affleck puntando il dito solo verso quello che è accaduto, perché sta accadendo ancora. Un’infernale discesa nella violazione costante dei diritti umani. In questo preciso momento una guerra sta scoppiando per coprirne un’altra. 

In questo momento insignificanti (per noi) pezzi di carta stanno gettando le basi per i conflitti del domani. La cronaca fa il suo dovere in Argo, ma non c’è solo quella. Tocca a ciascuno di noi varcare i limiti del racconto e puntare a qualcosa che non è ancora stato rivelato. 

Non c’è trionfalismo in Argo, ma solo una storia andata tristemente avanti. Per Mendez è solo una missione. Ha un figlio da rivedere. Ha una ex-moglie forse da riconquistare. Tutto il resto tanto lo decideranno sempre loro. Anche se noi crediamo di aver cambiato la storia. Anche se ci diranno che stiamo stati dei “grandissimi”. Già, ma grandissimi cosa? 

Appunto, Argo vaffanculo!

Il trailer di Argo

Argo - John Chambers (John Goodman) e Lester Siegel (Alan Arkin)
Argo - in fuga da Tehran

giovedì 22 novembre 2012

Bud Spencer e Terence Hill a volontà

Chi trova un amico trova un tesoro - Charlie (Bud Spencer) e Alan (Terence Hill)
Bud Spencer e Terence Hill sanno bene che Chi trova un amico trova un tesoro. Se ne accorgerà anche la losca banda di Frisco che si prenderà cazzotti a volontà.

di Luca Ferrari

Solo Puffin ti darà forza e grinta a volontà, dice il navigatore solitario Charlie O’Brian (Bud Spencer) prima di partire per una nuova impresa marina. Ancora non sa che nascosto a bordo della sua barca ci sia il buon Alan (Terence Hill), in fuga dalla banda di Frisco (Salvatore Basiole) che gli vuole fare la pelle per non aver saldato debiti di gioco. È l’inizio del film Chi trova un amico trova un tesoro (1981, di Sergio Corbucci).

In possesso di una mappa
consegnatagli da suo zio Brady (Herbie Goldstein), Alan manomette la bussola della barca per raggiungere l'isola dove pare sia sepolto un favoloso tesoro. Messo a conoscenza della ragione, il comante Charlie replica così: E tu credi a una mappa del tesoro, disegnata da tuo zio, che cha pure la meningite?!? È l’inizio di una nuova rocambolesca avventura che lascerà i due intrepidi senza un soldo, ma con la convinzione di aver trovato qualcosa di più di una montagna di milioni di dollari... O no?!?

Scazzottate come sempre per Bud Spencer e Terence Hill, una delle più celebri coppie comiche italiane ingiustamente ignorate a livello di riconoscimenti nel Belpaese. I due buoni protagonisti aiutano la tranquilla comunità di un’isola pacifica governata dalla regina Mama (Louise Bennette), il marito e soldato giapponese Kamasuka (John Fujoka) e il loro figlio "un po’ scemotto" Anulu (Sal Borgese), doppiato dal grande Ferruccio Amendola. Tra i cattivi e sempre al fianco della coppia Bud & Terence, l’immancabile Riccardo Pizzuti.

E allora, come si dice in questi casi: a tutta marmellata!

Chi trova un amico trova un tesoro - Charlie in partenza

Chi trova un amico trova un tesoro - Alan (Terence Hill) e Charlie (Bud Spencer)

lunedì 19 novembre 2012

Hotel Transylvania (2012), la fiaba zing

Hotel Transylvania  - il conte DraculaJonathan e Mavis
Divertimento, riservatezza, allegria e un po' di sano orrore. Siete tutti invitati (o quasi) a regalarvi un soggiorno presso il rinomato Hotel Transylvania.

di Luca Ferrari

Lupi mannari affranti da figliolanza indisciplinata. Un gigantesco zio buono Frankenstein. Una grassa Mummia giocherellona. Un suscettibile Uomo invisibile dai capelli rossi. Una vampira teenager con la voglia di scoprire il mondo con il suo "celebre" babbo (conte Dracula) iperprotettivo. E infine, un giovane intraprendente umano. Benvenuti nel "terrificante" Hotel Transylvania (2012, di Genndy Tartakovsky).

Favola con licenza di teneri sorrisi. Fiaba si, ma con uno sguardo verso un’umanità spezzettata da pregiudizi e differenze sempre più manipolate da spietati uomini di potere. Ma qui, nel regno dell'animazione, i novelli Romeo (umano) e Giulietta dai canini aguzzi, piangono e si fanno separare. Ma alla fine sono i "grandi" a capire e lottare per il loro giovane e duraturo amore.

Lanciatasi nel 2006, la Sony Pictures Animation è al nono lungometraggio animato dopo i successi di Boog & Elliot a caccia di amici (2006), Surf's Up (2007), Boog & Elliot 2 (2009), Piovono polpette (2009), I Puffi (2011), Boog & Elliot 3 (2011), Il figlio di Babbo Natale (2011) e Pirati! Briganti da strapazzo (2012).

Dracula ha perduto la sua dolce metà. La sua vita lo ha reso un padre esageratamente protettivo non solo con la figlia Mavis (doppiata nella versione italiana da Cristiana Capotondi), ma anche con gli stessi colleghi, parenti e amici. Mostrando loro sempre filmati di come gli umani trattano i mostri. Ha perciò costruito un hotel nascosto con accesso mediante un passaggio segreto per vivere solo ed esclusivamente insieme a chi si ama. Ma è davvero così fantasioso?

Forse per i bambini usciti dal cinema, si. Per chi ha a che fare con questo mondo da un po’, decisamente no. È quasi un desiderio. Una speranza cui ci si attacca per non sprofondare nelle paludi Artaxiane che giorno dopo giorno guadagnano metri nello zaino di ciascuno di noi. Alla mia stessa intenzione di andarci e voler prendere servizio nella mostruosa magione, tre amiche mi hanno subito chiesto di mettere una buona parola anche per loro.

Sulla strada del Conte Dracula però arriva l’umano Jonathan, scanzonato giramondo amante dei castelli e dei rapporti umani. Ha il suo amato zaino e non vive incollato a laptop e social network. Vagando per la Transilvania, segue delle strane creature infuocate ed entra in un mondo che non ha precedenti.

Il Dracula di Hotel Transylvania non è certo il Nosferatu di Murnau. Il suo modo bonaccione, con qualche puntatina di arrabbiatura che ci riporta negli abissi Pixariani con il gigantesco squalo Bruto forzatamente vegetariano, è uno spasso. A concentrarsi troppo sulla voce italiana della creatura della notte, sembra di rivedere il bradipo Sid direttamente dalla sua amata Era Glaciale, e infatti l’ugola italiana è sempre la medesima, quella del simpatico Claudio Bisio.

Dracula non vuole che Mavis scopra il mondo. Ha paura e quando si accorge che c’è del tenero tra lei e Jonathan, presentato agli altri come cugino di braccio di Frankenstein e organizzatore della festa per la figlia, fa di tutto per impedire il sentimento nascente, cosiddetto Zing. Johnny torna affranto a casa. Mavis è a pezzi. Il conte padre capisce l'errore, e allora è tempo di cambiare. 

La banda formata da Dracula, il lupo, Frankenstein, l’Uomo Invisibile e la Mummia esce allo scoperto, direzione il mondo degli umani. Ma invece di trovare una folla ostile, il caso vuole che giungano al villaggio a ridosso dell’aeroporto dove si celebra una sorta di Comix Festival come ce ne sono sempre di più in giro anche per l’Italia. In un attimo crollano obsoleti e secolari pregiudizi. Cult la frase del Conte, Io non dico bleah bleah.

La memoria dei defunti è un’eredità che può fare la differenza, anche nel bene. E così è. La mamma vampira aveva lasciato un regalo per il 118° compleanno della figlia che si sta celebrando. Un libro con illustrazioni. Lo zing è uno per vita. Se lo provi ed è ricambiato, non devi lasciartelo scappare. La saggezza e il sentimento trionfano. Vedere poi sul palco il ragazzo e Dracula ballare a suon di rap dà speranza per quelle generazioni sempre lontane, ma che invece trovano una strada comune per il bene di una persona amata. 

E vissero tutti, mostruosamente umani e umanamente mostri, felici e contenti.

Il trailer di Hotel Transylvania

Hotel Transylvania (2012, di Genndy Tartakovsky)
gli ospiti di Hotel Transylvania (2012, di Genndy Tartakovsky)
Hotel Transylvania  - il conte Dracula e la figlioletta Mavis
Hotel Transylvania  - Jonathan e Mavis

venerdì 16 novembre 2012

Chiedo asilo politico all'Hotel Transylvania

Welcome to the Hotel Transylvania (2012)
L’horror più cinematograficamente animato dell'Hotel Transylvania non è nulla in confronto ai veri mostri che giorno dopo giorno operano alla luce del sole. 

di Luca Ferrari

I peggiori esemplari di mostri sono lì, a occupre i posti di potere da tempo immemore. Danno vita e forma a loro cloni. Brutali. Assetati di vite altrui. Di denaro. Spaccano teste coi manganelli. Si scusano con gli assassini. Vomitano liquidi paralizzanti sui nostri sogni.Mostri col silenziatore che nulla hanno a che vedere con quei mattachioni dell'Hotel Transylvania.

E il resto dell’umanità che fa? Protesta contro i loro specchi. Organiza gite guidate negli anni '60 senza fare i conti con il nuovo mondo. Or bene, vorrete perdonarmi voi tutti e se non lo fate non me ne può fregare di meno. Invece di stare ad ascoltare le vostre futili parole alla camomilla più ipnotica, ho deciso di andarmene e prendere dimora (eterna) all’Hotel Transylvania (2012, di  Genndy Tartakovsky) in compagnia di Dracula, Frankenstein, l’Uomo Invisibile e ancora molti altri. 

Tutti doppiati da autentici mattatori del piccolo e grande schermo, a cominciare dall’eclettico Steve Buscemi, il comico Adam Sandler, Kevin James, l’indimenticabile “Tata” Fran Drescher, vari personaggi passati per il Saturday Night Live come Jon Lovitz, Andy Samberg, David Spade e Molly Shannon,  e la giovane Selena Gomez, sbarcata quest’estate a Venezia in occasione della presentazione di Spring Breakers (2012, di Harmony Korine) alla Mostra del Cinema.

il Conte Dracula vi dà il benvenuto all'Hotel Transylvania (2012)
Hotel Transylvania (2012, di Genndy Tartakovsky)

giovedì 15 novembre 2012

Stuprate, svendute al mondo

Venuto al mondo - Aska (Saadet Aksoy) e Diego (Emile Hirsch)
La storia d'amore di Gemma e Diego nell'orrore ignorato della Guerra dei Balcani. Venuto al mondo (2012), prova d'autore per il regista Sergio Castellitto.

di Luca Ferrari

Gojko (Adnan Haskovic) sta parlando con gli amici a Sarajevo. Insieme a loro ci sono l'italiana Gemma (Penelope Cruz) e il fotografo americano Diego (Emile Hirsch). Poi sul televisore compare in un telegiornale dell’epoca Radovan Karadzic. Subito un sussulto ad alta voce tra i presenti del cinema Corso di Mestre (Ve), davanti allo schermo di Venuto al mondo (2012, di Sergio Castellitto).

Karadzic, il braccio destro di Slobodan Milosevic. Un essere (...) macchiatosi di crimini contro l'umanità: genocidio, pulizia etnica e il massacro di Srebrenica dove il suo braccio armato Ratko Mladic uccise senza pietà, nel totale disinteresse della comunità internazionale e con le truppe ONU sul posto, oltre ottomila inermi bosgnacchi (musulmani bosniaci). Karadzic, l’uomo che stritolò per quasi quattro anni d’assedio la multiculturale Sarajevo con implacabili cecchini e mezzi pesanti.

Nella tormentata storia d’amore tra Gemma e Diego ecco dunque esplodere prepotente la guerra dei Balcani (1991-95). I sorrisi lasciano spazio alla paura. Il domani scava una fossa nell'oscurità senza ritorno. Tra lavoro, amicizia e legami sentimentali, i due stranieri si ritrovano a condividere il gramo destino di una folle guerra fratricida.

Nella sua drammaticità, la musica e le parole di Something in the Way della rock band Nirvana si fondono nella prima devastante esplosione della città bosniaca. C'è un poster del cantante appeso sulla parete inghiottita dal fuoco dell'odio. La voce gracchiante di Kurt emette l'ultimo grido. Ora non c'è più posto per l'arte nella Sarajevo accerchiata ma vige la mera brutalità di un conflitto che non risparmierò nulla e nessuno.

Diego e Gemma desiderano un figlio ma la natura gli è contro. Oltre a questo, complicate storie personali non facilitano il percorso. In loro aiuto interviene la cantante musulmana Aska (Saadet Aksoy), disponibile a offrire la propria "fertilità" ai due amici. Un gesto-momento che non ha fatto però in conti con la furia di ciò che sta accadendo.

Diego e Aska s'incontrano. Il tempo di andare a prendere delle ciambelle e nella casa irrompono le milizie serbe. Uccidono a sangue freddo il padre di lei e poi la violentano senza pietà. Più e più volte. E per completare l’opera la marchiano nel modo più spregevole, spegnendole una sigaretta sulla nuca. Annientandola fisicamente e mentalmente.

Mi vergogno di appartenere alla razza umana
, dice il medico dopo aver curato la giovane esangue e traumatizzata. Diego è un ragazzo sensibile. Da bambino assistette inerme alla violenza domestica del padre sulla madre. Trovò quindi rifugio nell’eroina. Quello stesso veleno che anche il cantante dei Nirvana, Kurt Cobain, iniziò a iniettarsi per sedare dolori fisici e interiori. Proprio quel Cobain che Aska ascolta e di cui avrebbe voluto seguire le orme abbandonando la Jugoslavia per andare a Londra.

Diego si sente troppo responsabile per la terribile sorte toccata ad Aska. Resta con lei ma il peso per non aver fatto nulla mentre la violentavano è un tormento da cui non si scappa. Pur ancora legato a Gemma, il vincolo del dolore è più forte. La vita avanti ma per qualcuno ci sarà una fermata da cui non si potrà più tornare indietro e una volta che i fucili avranno cessato di sparare, arriverà anche il momento del ritorno di Gemma in terra slava insieme a suo figlio Pietro (Pietro Castellitto) ormai adolescente. Figlio di chi?

Prova sopra le righe la quarta regia di Sergio Castellitto, di nuovo insieme a Penelope Cruz dopo l'intenso Non ti muovere (2004). Un film coraggioso, drammatico e capace di toccare più tematiche dell'essere umano. Tutti aspetti figli della guerra. Una guerra dove i civili subirono senza pietà e in particolare le donne vennero abusate, diventando loro malgrado madri di creature generate dalla violenza. Anche Pietro è uno di loro, ma lo ignora.

La Bosnia bellica incarna al meglio la figura di una donna violentata e abbandonata. Allontanata, e con le ferite esposte al gelo in attesa che s’infettino a vicenda fino al giorno in cui il dolore sarà talmente insopportabile che la sola e unica scelta sarà quella di un altro conflitto. Ma la guerra non ha tempo di preoccuparsi delle donne violentate. A quello ci pensano le associazioni per i diritti umani come Amnesty International.

Uno degli artefici della mattanza balcanica, il generale Ratko Mladic, una volta arrestato, è stato chiamato dall'europarlamentare italiano Mario Borghezio (Lega Nord), “patriota”. Ecco, mi domando come si sentano tutte quelle donne che magari lo applaudono ancora ai suoi comizi. E vorrei che mi spiegassero come l’odio possa arrivare fino a questo punto.

Ecco, oggi la violenza la si accetta lasciandole trafiggere il resto dell’umanità mentre  gli altri continuano a sentirsi i meno adatti alla resa dei conti con chi adesso non può nemmeno iniziare a sopravvivere. Sono tante le cicatrici che attraversano i corpi dei protagonisti di Venuto al mondo (di Sergio Castellitto). Non è diverso per gran parte dell'umanità ma ogni nuovo giorno che riusciremo a vivere lontani dall'odio e dalla violenza, potrà diventare il baluardo della Vita che non si è piegata all'orrore.

Venuto al mondo (2012, di Sergio Castellitto)

Venuto al mondo - Gemma (Penelope Cruz) e Diego (Emile Hirsch)
Venuto al mondo - Gemma (Penelope Cruz) abbandona Sarajevo col piccolo Pietro

mercoledì 14 novembre 2012

Twin Peaks, i segreti di Laura Palmer

I segreti di Twin Peaks - Audrey (Sherilyn Fenn) e l'agente Cooper (Kyle MacLachlan)
Le menti si uniscono. Le penne si fondono. Una delle più brillanti e oscure serie americane, I segreti di Twin Peaks, sta per essere narrata episodio per episodio.

di Luca Ferrari

“Nell'oscurità di un futuro passato il mago desidera vedere, un uomo canta una canzone tra questo mondo e l'altro: fuoco cammina con me”. Si muovono così le prime parole nei meandri oscuri di Twin Peaks di Laura Sogos, laureata in antropologia teatrale-teatri orientali al DAMS di Bologna e fervente conoscitrice del mondo cinematografico di David Lynch

“Ma è un brivido freddo, ghiacciato, che pervade chiunque come me abbia ricordi di quella serie, così bistrattata a suo tempo, senza vederci poetica e metafisica" prosegue la ragazza, "Una sorta di tragedia post-moderna. Si, perchè di Twin Peaks si ricorda l'indimenticabile colonna sonora, il vento che scuote le cime scure dei pini. Le cascate fragorose. La segheria. Un contesto di un rumore assordante che pare voglia nascondere le grida disperate di chi abita questa landa. Una comunità che si regge su rapporti malati e perversi in cui la rottura di un equilibrio è l'aprirsi dell'abisso.

E poi c’è lui, Bob. L’incarnazione del male. Il genius loci di questo sperduto paese. Quella fiamma che arde, divampa e tutto brucia. Nasce da quel bosco da dove tutto parte e a cui tutto ritorna. L'ossessiva domanda – Chi ha ucciso Laura Palmer? – fa smarrire il focus, facendoci credere che sia lei la protagonista quando invece, molto più semplicemente, è proprio Twin Peaks stesso a essere la risposta a ogni domanda, e il perno di tutta la serie.

Sia che ci si nasca come la tristemente nota Laura (Sheryl Lee), sia che ci si venga a trovare come l’agente speciale Dale Cooper (Kyle MacLachlan), sia che vi si prenda parte come spettatori, Twin Peaks entra nel nostro subconscio e lo scuote violentemente. Sta a tutti noi non cedere, o cadere nell'oblio e lasciarsi bruciare. Per sempre”.

La prima stagione
  1. Pilota/ Passaggio a Nord-Ovest
  2. Tracce verso il nulla  
  3. Lo Zen, oppure l'abilità di catturare un killer 
  4. Riposa nel dolore
  5. L'uomo con un solo braccio 
  6. I sogni di Cooper
  7. Tempo di realizzazione 
  8. L'ultima sera

La seconda stagione
  1. Che il Gigante sia con te
  2. Coma 
  3. L'uomo dietro al vetro 
  4. Il diario segreto di Laura 
  5. La maledizione dell'orchidea 
  6. Demoni 
  7. Anime solitarie 
  8. Guida con una ragazza morta 
  9. Legge arbitraria 
  10. Discussione tra fratelli 
  11. Pallottola mascherata (Ballo in maschera) 
  12. La vedova nera 
  13. Scacco matto 
  14. Doppio gioco 
  15. Schiavi e padroni 
  16. La donna condannata 
  17. Ferite e cicatrici 
  18. Sulle ali dell'amore 
  19. Variazioni e relazioni 
  20. Il sentiero per la Loggia Nera 
  21. Miss Twin Peaks 
  22. Oltre la vita e la morte
Laura Sogos, I segreti di Twin Peaks, Laura Palmer e...

martedì 13 novembre 2012

I nativi Quileute di Twilight a Forks

Forks, i nativi Quileute © Luca Ferrari
Ritrovatomi nella quiete di Forks (Wa, USA) il 4 luglio, Festa d'Indipendenza americana, i miei occhi rimbalzavano su riferimenti a Twilight ovunque mi girassi.

di Luca Ferrari


Ancora non immaginavo che di lì a poco mi sarei trovato dinnanzi a qualcosa d'incredibilmente realistico. Appurata l’assenza di canini aguzzi in giro (però era giorno, e chissà se il rosso delle fragole di tre superbi pancake non celasse qualche singolare ingrediente di analoga colorazione), è iniziata la parata. Dopo i reduci di guerra, studenti e bambini, trainata da un mezzo a ruote, ecco una tipica canoa dei nativi d’America con i rappresentanti della tribù Quileute (lo capisco dalla scritta posta nella parte inferiore del mezzo). Il nome mi dice qualcosa.

Lo avevo già sentito. Ma si, Jacob Black della saga di Twilight. Oh my god! Possibile che di fronte a me ci siano proprio loro? Quelle creature che a piacimento assumono sembianze lupine? Due giovani ragazze mi vedono con lo sguardo mezzo incredulo e cordiali puntano il dito, salutandomi simpaticamente. Meglio non dire loro che ho sempre parteggiato per i vampiri Cullen. E se in quel gesto ci fosse stato ben altro, magari un rituale magico? A presto allora, forse un giorno, da qualche parte nel bosco, le nostre strade si rincontreranno.

Forks, parata del 4 Luglio © Luca Ferrari
Forks, parata del 4 Luglio © Luca Ferrari
Forks, i nativi Quileute © Luca Ferrari
Forks, i nativi Quileute © Luca Ferrari
Forks, i nativi Quileute © Luca Ferrari
Forks, pancake con panna e fragole (...) © Luca Ferrari
Forks, i nativi Quileute © Luca Ferrari

lunedì 12 novembre 2012

Forks, the Twilight Dawn

Forks (Wa, USA) - una fanciulla sta per mutarsi in vampira? © Luca Ferrari 
Dalla finzione alla realtà. Dai vampiri e licantropi della saga di Twilight alla scenografia naturale di Forks (Wa, USA) e dintorni. 

di Luca Ferrari

Il viaggio crepuscolare di Bella (Kristen Stewart), Edward (Robert Pattinson) e Jacob (Taylor Lautner) sta per volgere al termine. Mercoledì 14 novembre è il giorno di The Twilight Saga: Breaking Dawn parte 2, con ancora alla regia Bill Condon. Che piacciano o meno, tutti hanno sentito parlare delle trasposizioni cinematografiche dei romanzi di Stephenie Meyer. C’è chi non ne ha visto alcuno etichettandoli come “teen movie” e chi per ragioni differenti si è sempre goduto le proiezioni. 

Ho iniziato il mio viaggio mercoledì 26 novembre 2008 con Twilight, proseguendolo quasi un anno esatto dopo, il 25 novembre 2009, con New Moon, quindi il 7 luglio 2010 è toccato a Eclipse, tutte al cinema Astra del Lido di Venezia (Ve). Per il quarto romanzo della scrittrice statunitense sono state realizzate due pellicole. Alla prima, The Twilight Saga: Breaking Dawn parte 1, ho assistito il 16 novembre 2011 a Mestre, sponda Palazzo. 

Ma prima di arrivare al capitolo finale ho fatto di più che passare da un'isola alla terfrarerma. Ho attraversato l’oceano e sono atterrato lì, all'aeroporto di Seattle-Tacoma. Nel nordovest degli Stati Uniti. E mi sono spinto a ridosso del bosco. Nella cittadina di Fork dove è stata ambientata la saga Twilightiana

Una placida cittadina questa con richiami costanti a vampiri e licantropi, con cartelli e avvisi. E dove, poco fuori dal centro abitato, si può perfino verificare il proprio stato vampiresco. E se poi si dovesse essere davvero fortunati, si possono fare anche degli incredibili incontri. Quando però la luce cala e le tenebre salgono in cattedra, nulla potrebbe essere più come prima... (continua)

Forks (Wa, USA) © Luca Ferrari
Forks (Wa, USA) © Luca Ferrari
Forks (Wa, USA) © Luca Ferrari
Forks (Wa, USA) © Luca Ferrari  
Forks (Wa, USA) - fanciulle strette tra Jacob ed Edward © Luca Ferrari 
l'oscurità avvolge la cittadina di  Forks © Luca Ferrari 

sabato 10 novembre 2012

Ventimila remate per l'Atlantic Rowing Project

Think Forward Film Festival
Nella storia del grande schermo di Venezia non c’è solo la celebre Mostra del Cinema. Da due anni è di scena il Think Forward Film Festival, dedicato all'ambiente.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Non c’è solo l’impegno ecologico di Leonardo DiCaprio. Non c'è solo il documentario Una scomoda verità (2006, An Inconvenient Truth)  dell’ex-vice-presidente statunitense Al Gore o i forum internazionali. 

Venezia scende in campo per il futuro del pianeta con la II edizione del Think Forward Film Festival (30 novembre - 1 dicembre 2012), la cui serata di chiusura ospiterà la presentazione dell’Atlantic Rowing Project

Con ventimila remate nell’oceano, Veit Quack (presente all'evento) e Eran Davidson vogliono dimostrare, in primo luogo, che chiunque può fare la differenza e raggiungere qualcosa di straordinario. Non bisogna essere campioni del mondo o super ambiziosi, ma è sufficiente seguire i propri sogni con determinazione.

Realizzato con il sostegno di Eni e in collaborazione con il Centro-Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e patrocinato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Comune di Venezia, Regione Veneto e Legambiente, il Think Forward Film Festival nasce con l’obiettivo di approfondire, discutere e divulgare attraverso cortometraggi e lungometraggi, il tema dei cambiamenti climatici e le questioni legate all’uso dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

Eran Davidson e Veit Quack condividono la passione per il canottaggio. Dopo una giornata faticosa in ufficio, niente è più rigenerante della silenziosa scivolata sull’acqua: Natura. Tranquillità. Libertà. E il Wannsee, un placido lago a Berlino, è il luogo perfetto per questa passione. In realtà le canoe strette sono abbastanza instabili. È un attimo capovolgersi per colpa delle onde dei motoscafi e cadere nell’acqua gelida in inverno non è una piacevole esperienza. Ma è stata proprio questa a dare la spinta decisiva: lasciare le acque sicure di Wannsee e lanciarsi verso l’estremo pericolo attraversando le alte onde dell’Atlantico con la piccola canoa.

Il 1 maggio 2013 sarà il giorno. Dalla piccola isola dell’Atlantico, Porto Santo, la rotta si dirigerà a Madeira: 47 chilometri in mare aperto. Con questa spericolata avventura Davison e Quack vogliono attirare l’attenzione sulle conseguenze dell’innalzamento del livello delle acque marine. Per questo scopo si organizzeranno lezioni in collaborazione con il Potsdam Insitute for Climate Impact Research e un progetto cinematografico in collabrazione con GermanWatch. Una storia di passione, rischio e di come sopravvivere malgrado tutto (www.20thousand.com).