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venerdì 29 marzo 2013

Gwyneth Paltrow, Sexy Iron Woman

Iron Man 3 - Pepper Pot (Gwyneth Paltrow)
La conobbi nel trionfo della sua dolcezza cinematografica in Sliding Doors, Shakespeare in Love, Il talento di Mr. Ripley e Duets. Lei è Gwyneth Paltrow.


Mi conquistò senza possibilità di ritorno (da qualsiasi mondo venissi prima) nel corale I Tenenbaum (2002, di Wes Anderson), con cui diedi l’addio provvisorio ai cinema veneziani. E fu sempre lei al centro del mio battesimo nelle sale fiorentine con Possession (2002, di Neil LaBute), rincontrandola tempo dopo in una gelida serata d’autunno a fianco di Jude Law e Angelina Jolie in Sky Captain and The World of Tomorrow (2004, di Kerry Conran). 

Da allora passò qualche anno fino a quando, a minima distanza di conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia, eccola in carne e lunga chioma bionda per l'anteprima di Contagion (2011, di Steven Soderbergh). La ricordavo (sognavo) un po’ più “della porta accanto” e meno sofisticata. Ma le grandi scintille sono destinate a riprendere quota conquistando infiniti spazi oltre le stelle. E oggi il presente indica l'anno 2013. Lei è tornata. Sensuale e grintosa come non mai. 

l 24 aprile prossimo è il giorno di Iron Man 3 (di Shane Black) e l'attrice californiana Gwyneth Paltrow sarà ancora una volta Virginia "Pepper" Potts, amministratore delegato della Stark Industries nonché compagna del geniale miliardario scienziato Tony Stark (Robert Downey Jr.) che ogni tanto, svolazzando in corazza metallica rossa, ha il vizio di salvare il mondo. 

Iron Man 3 - Tony Stark corazzato (Robert Downey Jr.) e Pepper Potts (Gwyneth Paltrow)
Lido di Venezia (Ve), Mostra del Cinema - Gwyneth Paltrow © La Biennale di Venezia - ASAC
Lido di Venezia (Ve), Mostra del Cinema - Gwyneth Paltrow © La Biennale di Venezia - ASAC

giovedì 28 marzo 2013

Bloody Sunday (2002), siamo tutti terroristi civili


La popolazione nordirlandese uccisa dalle Forze Speciali britanniche. Il regista Paul Greengrass raccona in Bloody Sunday (2002) il massacro di Derry '72.

di Luca Ferrari

Domenica 30 gennaio 1972, Derry (Irlanda del Nord). Il sangue della popolazione inerme invade le strade durante una marcia di protesta guidata da Ivan Cooper, protestante e membro del Parlamento per il Partito Socialdemocratico e Laburisti. Il periodo è teso ma l’IRA ne resta fuori. La cosa non interessa alle forze dell’ordine che predispongono un agguato. Il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico spara a uomo proiettili veri uccidendo 14 persone.

Trent'anni esatti dopo, il regista Paul Greengrass (Bourne Supremacy, United 93, Green Zone) porta sul grande schermo quella vigliacca mattanza di sangue nordirlandese nella tragica domenica 30 gennaio 1972 (musicata anche dalla rock band U2 nella celebre Sunday Bloody Sunday). Il film Bloody Sunday, è tratto dal libro Eyewitness Bloody Sunday di Don Mullan
Parà britannici come i militari olandesi ONU di Srebrenica, entrambi assassini decorati. Parà britannici come i macellai della scuola Diaz (Genova 2001). Parà britannici come l’ex-Primo Ministro inglese Tony Blair e l’ex-presidente americano George W. Bush. Tutti accomunati dalla stessa teoria delle (immaginarie) armi, pistole o di distruzione di massa che sia, in mano a non si sa bene quale minaccia per la sicurezza e soprattutto per la loro "demodittatura".

Continue piccole sospensioni in nero di meno di un secondo irrompono a intervalli costanti nella pellicola. Un tragico salto mortale indietro nell’umanità. Una delle tante e troppe pagine di morte autorizzate. Un colpo d’oscurità dove novelli Ercole militari si fanno oltremodo brutali e divertiti nel colpire persone che scendono in strada in nome dei propri diritti costituzionali. E non c'è muro o casa dove si possa sfuggire a chi ha deciso di premere il grilletto senza pietà.

Non c’è terrorista civile al mondo che non sia stato all’altezza delle azioni del proprio governo/...Come vi sentite a sparare alle spalle di ragazzi e anziani? È un aneddoto delle vostre riunioni onaniste o semplicemente una postilla in evidenza nell'ultima versione del curriculum?/…Dall’amico inventato dell’infanzia alla testimonianza certa di armi puntate venute da chissà dove e indirizzate verso il proprio equilibrio mimetico/… e mentre le strade hanno abdicato per sempre le proprie bandiere bianche, c’è chi si chiede come mai la pace interessi ad ancora meno gente…

Bloody Sunday (2002, di Paul Greengrass), vincitore dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino 2002.

Guarda il trailer in lingua originale di Bloody Sunday

Bloody Sunday (2002, di Paul Greengrass)
Bloody Sunday (2002, di Paul Greengrass)

mercoledì 27 marzo 2013

Tropic Tom Cruise, “Io t’inculo con la sabbia!”

Tropic Thunder (2008) - Les Grossman (Tom Cruise) inveisce contro i Flaming Dragon
Diretto da Ben Stiller nel corale Tropic Thunder, il trasformista Tom Cruise mette in campo una performance sopra le righe nei panni del possente Les Grossman.


Barbuto, semi-pelato, peloso, grassottello e occhialuto. Onnipotente. È Les Grossman, produttore esecutivo cinematografico cui presta (irriconoscibile) volto e gergo sboccato, un fenomenale Tom Cruise nella commedia Tropic Thunder (2008, di Ben Stiller). 

Da pura cineteca la sua sfuriata telefonica contro il gruppo di trafficanti vietnamiti Flaming Dragon che tengono in ostaggio Tugg Speedman (Ben Stiller), il protagonista del suo prossimo film, a cui assiste nello studio dello scatneato Grossman anche l’attonito Pecker (Matthew McConaughey), agente dell’attore:

"Ok, Flaming Dragon, faccia di cacca. Primo, vai indietro di un paio di passi e letteralmente, (urlando, ndr) CACATI IN FACCIA!!!!” sbraita rabbioso Les, “Secondo, non so quale misero gioco di potere pan-pacifico stai facendo ma l’Asia, Jack, è mio territorio, quindi qualunque cosa pensi, ripensaci o altrimenti io ora vengo lì e sotterro te e chiunque altro sotto una fottuta tempesta di bombe. 

Dovrai chiamare le fottute Nazioni Unite e avere una fottuta risoluzione vincolante per impedirmi il tuo fottuto annientamento (il tono vocale sale sempre di più). Ti faccio terra bruciata attorno, brutta merda! Io ti massacro, stronzo! IO T’INCULO CON LA SABBIA!!!!!!!!".

Tropic Thunder, l'epica sfuriata di Les Grossman (Tom Cruise)

Tropic Thunder (2008) - Les Grossman (Tom Cruise) inizia la sfuriata contro i Flaming Dragon
Tropic Thunder (2008) - Pecker (Matthew McConaughey)
Tropic Thunder (2008) - Les Grossman (Tom Cruise) urla di rabbia contro i Flaming Dragon
Tropic Thunder (2008) - i Flaming Dragon scioccati dalle parole di Grossman

martedì 26 marzo 2013

Il lato trainspottingivo

Il lato positivo (2013) - Tiffany (Jennifer Lawrence) e Pat (Bradley Cooper)
La favola malinconica di Pat e Tiffany, alla ricerca dell'equiilibrio che non c'è. Il lato positivo (2013, di David O. Russell).

di Luca Ferrari

Anche se è stata pesantemente offuscata da rabbia e lutti precoci, la luce non ha smesso di splendere dentro ciascuno di loro. Non sono adolescenti ma vogliono ugualmente vederci chiaro. Attorno a loro c’è una distilleria di manierismo e ragionevolezza tacitamente nevrotica. Le porte si aprono nel sentire gli schiamazzi incontrollati, ma è solo il frastuono di chi vuole capire che sta dicendo.

Il lato positivo (2013, Silver Linings Playbook) di David O. Russell. Ciak, azione. La candida moglie di Pat Solitano, Nikki (Brea Bee) se la fa con un collega più anziano nel proprio bagno di casa con sottofondo la canzone del loro matrimonio. Il marito esplode e si ritrova per otto mesi in un istituto psichiatrico. 

Ad attenderlo lì fuori, amici superficiali, una madre fin troppo comprensiva (Jacki Weaver) e il padre, Pat Senior (Robert De Niro), senza più lavoro e scommettitore/tifoso sfegatato dei Philadelphia Eagles, franchigia della NFL. Il rapporto tra i due maschi di casa è difficile. Con il più anziano convinto che il figliolo sia un amuleto porta fortuna per la vittoria della sua squadra, e quest’ultimo convinto di riconquistare oltre logica  l’ex-moglie.

Ronnie (John Ortiz) è un vecchio amico di Pat. Dietro la visione rilassato-borghese che la sua dolce metà Veronica (Julia Stiles) gl’impone, si nasconde un uomo frustrato che dice le cose di nascosto e per non impazzire prende a pugni il muro dello scantinato ascoltando heavy metal. Lei, forte della sua posizione sociale, spara giudizi con la puzza sotto il naso mantenendo sempre il controllo. È nella loro riverniciata sala da pranzo dall’inconfondibile odore da sala d’aspetto che Pat incontra Tiffany (Jennifer Lawrence), ed è subito rivoluzione sociale.

Non c’è spazio per bugie positive. I due cominciano ad annusarsi. Lei è un vulcano che non sopporta nemmeno il minimo millimetro di barriera. Ci vuole poco perché nasca feeling. Un legame non facile da metabolizzare. Ciascuno/a fa emergere i nervi scoperti dell’altra/o. Si provocano. Si aprono. Si chiudono. Si azzannano. Finiranno col stupirsi l’un l’altra. Nelle loro scarpe da corsa c'è tutta la facilità di una inesorabile vita in salita con vista sull'arcobaleno in terra.

...Se per un momento la smettessi di parlare in terza persona per un attimo, forse sentireste la mia presenza meno torrida e io potrei concentrarmi sulla strategia di una lettera/… considero l’umanità ancora fetente e senza nulla di positivo/… la freddezza della bontà è una chiara manipolazione/ … sono concentrato sull’eccellenza

Tiffany e Pat non giocano. Hanno il loro alfabeto senza eccessiva labirinti. Si soffermano sui rispettivi bisogni. Un partner di ballo per lei, una lettera da consegnare a Nikki per Pat. Il mondo familiare è ancora troppo pieno di tartine della domenica e la volontà viene (ri)piegata a qualche assurda pretesa di rivincita finendo per quasi travolgere ancora l’ultima generazione.

"Ho vissuto a pugni stretti tutta la vita/ Mi sono ricoperto di spazzatura anche per ragioni sbagliate/ Cominciare sapendo già che non si potrà essere felici per sempre ci ha portato fino a questo… adesso puoi togliere Ride the lighting dei Metallica?"

Siamo alla resa dei conti. Il destino della famiglia di Pat è affidato alle sue capacità di ballerino (una doppia scommessa legata anche all’esito di una partita di football). C’è perfino la moglie in platea in vena di (tardiva) riconsiderazione. La danza è un trampolino per Pat. La danza è liberatoria per Tiffany.

La loro danza è tutti i vol(t)i dei pensiero umano. Precisa. Ironica. Rabbiosa. Audace. Speranzosa. La danza incarna estrema delicatezza nel completo bianco indossato dalla ragazza. Con la pancia scoperta sembra volersi esporre a un mondo nuovo. Dove c’è spazio per un contatto emozionale. E allora non resta che una corsa finale di Trainspottinghiana memoria. Per superare l’ultimo baluardo d’incomprensione e conquistarsi il proprio degno finale.

Non so dirti se domani sia il mio giorno preferito per inseguire qualcuno e ricominciare la mia vita. Adesso che ti ho guardato, posso aspettarmi un altro finale..

Il trailer de Il lato positivo



Il lato positivo - (da sx): Veronica (Julia Stiles), Pat (Bradley Cooper) e Tiffany (Jennifer Lawrence)
Il lato positivo - Pat (Bradley Cooper) e Pat Dr. (Robert de Niro)
Il lato positivo (2013) - Tiffany (Jennifer Lawrence) e Pat (Bradley Cooper)

lunedì 25 marzo 2013

La frode, niente vale più dei soldi

La Frode – Brooke (Brit Marling) e Robert Miller (Richard Gere)
Fino a che punto si è disposti a spingersi nel nome dei soldi? Wall Street non basta mai. La frode dei tempi più moderni prosegue.

di Luca Ferrari

Se io li prendo, quanto valgo come persona?
domanda preoccupato Jimmy (Nate Parker) al magnate Robert Miller (Richard Gere). Svegliato da quest'ultimo nel cuore della notte per toglierlo da un “grave impiccio”, il giovane è il figlio del suo ex-autista. Il ricco finanziere lo ho ha sempre aiutato economicamente. Adesso è il momento di ricambiare il favore. La frode (Arbitrage –2013, di Nicholas Jarecki).

Un uomo (potente) e i suoi segreti. Familiari e finanziari. Un banale colpo di sonno sulla strada notturna di un fine settimana con l’amante Julie (Laetitia Casta) e il castello di bugie inizia a mostrare le prime crepe. Questa volta c’è di mezzo anche la morte della giovane ragazza, e sul luogo del delitto arriva lo scafato detective Michael Bryer (Tim Roth). Un uomo sveglio, e disposto a tutto pur di mandare dietro le sbarre chiunque si creda al di sopra della legge in nome del proprio ampio conto in banca.

Inizia una nuova sfida per Robert. Chiudere un affare da milioni di dollari e nel contempo impedire alla polizia di collegare il cadavere alla sua persona. Il danaro potrà anche vincere, ma l’affetto e la stima non si comprano. È il destino degli uomini che credono di avere tutto. A gettare (inconsapevole) benzina sul fuoco, la figlia Brooke (Brit Marling), intelligente e capace erede dell’azienda di famiglia che scopre un buco nel bilancio di cui è responsabile il padre.

Robert Miller come Yuri Orlov (Nicolas Cage, Lord of War). Uomini di successo segnati da un eguale destino. E nonostante il secondo sia un trafficante d’armi sovvenzionato dai lati oscuri dei tanti buoni governi, il peggio tocca al distinto gentleman abituato a Business Class e serate filantrope. La bella moglie Ellen (una Susan Sarandon sempre più affascinante) arriva al punto di non ritorno.

Il giogo dei soldi si ritorce contro il marito. O la galera o addio al suo patrimonio. E all’ennesima serata di gala all’insegna del successo infine, la giovane Brooke lo presenta come amico, padre e ispirazione. Ma nel suo vero (ultimo?) sguardo che gli lancia, c’è rigidità, disprezzo e quel che è peggio, il vuoto di chi è stata tradita. 

Niente vale più dei soldi, un credo che ha sempre fatto e continuerà fare proseliti. La legge potrà anche fare sconti ai suoi “figli” più benestanti e non appoggiare mosse illecite da parte dei tutori dell’ordine per farli comunque affondare, ma le relazioni della vita vera conoscono una sola giurisdizione.

Il trailer de La frode

La Frode – Jimmy Grant (Nate Parker)

La Frode – il detective Michael Bryer (Tim Roth)
La Frode – Ellen (Susan Sarandon), Brooke (Brit Marling) e Robert Miller (Richard Gere)

venerdì 22 marzo 2013

Sideways, in viaggio con Paul Giamatti

Sideways - Miles (Paul Giamatti) e Jack (Thomas Haden Church)
Viaggio bucolico di vita, amicizia, rimpianti e sapori di vigne. SidewaysIn viaggio con Jack (2004, di Alexander Payne) con Paul Giamatti.

di Luca Ferrari

“Ti faccio vedere come si fa. Per prima cosa alzi il bicchiere ed esamini il vino in controluce. Devi osservare colore e limpidezza, e valutarlo. Infilaci il naso. Posi il bicchiere e gli fai prendere aria. L’ossigenazione lo fa aprire, dischiude gli aromi, i profumi. Annusa di nuovo. Ora si può bere”.

Sono queste le soavi indicazioni di Miles Raymond (Paul Giamatti), frustrato insegnante e aspirante scrittore dall’infinita cultura e passione per il vino, rivolte all’amico Jack (Thomas Haden Church), alla prima tappa del loro tour nelle aziende vinicole californiane.

Poesia, commedia, risate, lacrime e ottimi vini. Sideways - In viaggio con Jack (2004, di Alexander Payne). Film vincitore del Premio Oscar, Premio BAFTA e Golden Globe per la Migliore sceneggiatura non originale (al regista e al sceneggiatore Jim Taylor), più un altro Globe come Miglior film commedia o musicale.  

Un viaggio della vita tra igrappoli. A dispetto delle imminenti nozze di Jack con Victoria (Jessica Hecht), questi ha ben altre intenzioni e si perde nella passione più totale con l'enologa Stephanie (Sandra Oh), mentre Miles approccia timidamente una vecchia conoscenza, Maya (Virginia Madsen), anch’essa amante ed esperta del sacro frutto di Bacco.  

Perché ami il vino? Le domanda Miles. “Il vino è un essere vivente” risponde lei, “Amo pensare alla vita di un vino. Amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c’era un bel sole. Se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve”.

Sideways, le prime degustazioni di Miles e Jack

Sideways - (da sx) Stepahnie (Sandra Oh), Jack (Thomas Hayden Church),
Maya (Virginia Madsen) e Miles (Paul Giamatti)

mercoledì 20 marzo 2013

Jennifer Lawrence, da Venezia agli Oscar

 Jennifer Lawrence conquista il premio OScar
Dalla sua prima timida presenza alla Mostra del Cinema alla conquista del Golden Globe e Premio Oscar come Miglior Attrice. Lei si chiama Jennifer Lawrence.

di Luca Ferrari

Dalla sua timida presenza a fianco di Charlize Theron e il regista Guillermo Arriaga nel 2008 alla Mostra del Cinema di Venezia per la presentazione di The Burning Plain, alle luci della ribalta del Golden Globe e successivo premio Oscar conquistati entrambi per l’interpretazione della problematica Tiffany nella pellicola Il lato positivo (2012, Silver Linings Playbook) per la regia di David O. Russell a fianco di Bradley Cooper e Robert De Niro

Ladies and gentlemen, miss Jennifer Lawrence.

Allora come oggi, la ventiduenne originaria di Louisville (Kentucky, USA), sembra destinata a far parlare di sé per ruoli tormentati e combattenti, vedi anche Un gelido inverno (2010, di Debra Granik) e l’eroina generazionale Katniss Everdeen (Hunger Games - 2012, di Gary Ross). Una giovane attrice che sembra prediligere ruoli dove i sentimenti si contorcono. Un mondo dove le fragili esistenze umane sono alla costante ricerca di un angolo dove poter sorridere senza dover cadere. 

Nel film presentato in laguna, nella tenera immagine di Mariana (Jennifer Lawrence) stretta in una calda coperta da Santiago (J.D. Pardo), c’è molto della natura umana. Delicatezza. Pensieri. Dubbi. La forza e la paura di vivere un sentimento. Che ci espone. Che disegna una strada di cui nessuna esperienza precedente ci aveva ancora preparato. Un percorso da esplorare. Insieme.

Cerco un angolo appartato. Impossibile. Sento il battito della strada che sobbalza a ogni passo. Aspetto che un gesto mi risvegli dal torpore. Nella nuova sceneggiatura giornaliera c’è la vita che assorbe ogni cosa. Più realtà narranti. Ti lasciano domande. Possibilità. Il linguaggio dei brividi è un grande senso di ritrovarsi.

Raccontami un’altra storia, Jennifer Lawrence.

Il lato positivo (2012) – Tiffany Maxwell (Jennifer Lawrence)
Mostra del Cinema di Venezia 2008 – Jennifer Lawrence © Federico Roiter
The Burning Plain (2008) – Mariana (Jennifer Lawrence) e Santiago (J. D. Pardo)
Charlize Theron, Guillermo Arriaga e Jennifer Lawrence © La Biennale di Venezia Asac

martedì 19 marzo 2013

Million Dollar Words


È la magia di rischiare tutto. Un sogno che nessuno vede tranne te, Eddie Scrap-Iron Dupris (Morgan Freeman) – Million Dollar Baby (2004, di Clint Eastwood).

Eddie Scrap-Iron Dupris (Morgan Freeman)

Oz, la compagnia della bontà

Il grande e potente Oz - Finely, la bambina di porcellana e Oz (James Franco)
Dopo la trilogia di Spider-Man, il regista Sam Raimi torna a dirigere James Franco nei panni de Il grande e potente Oz (2013)

di Luca Ferrari

Una strampalata combriccola in marcia contro il potere oscuro di spietate fattucchiere. La  delicata e commovente bambina di porcellana (voce della tredicenne Joey King). La sensibile scimmietta alata Finley (la sensibile ingenuità dell’ex-dott. Dorian di Scrubs, Zach Braff, presente anche in veste umano-barbuta dell’aiutante circense Frank) e la strega buona del Sud, Glinda (Michelle Williams).

Insieme a loro, per combattere la strega malvagia dell'Est Evanora (Rachel Weisz) e la sorella Theodora (Mila Kunis), la strega malvagia dell'Ovest, lo straniero “prescelto” venuto da chissà dove e qui giunto nel mondo di Oz. Un prestigiatore bugiardo e sciupa femmine dall’insospettabile cuore d’oro, Oscar Diggs (James Franco).

Oscar “Oz” abborda donne con finte storie lacrimevoli di carillon familiari, e s’immagina destinato alla grandezza (ricchezza). Una fuga frettolosa lo scaraventa in mezzo a una tromba d’aria, per poi proseguire in "spielberghiana" discesa dal cielo (Indiana Jones e il Tempio Maledetto) verso la più sicura terra. Denti acuminati delle fatine del fiume permettendo.

E se il ristretto gruppo degli Intoccabili (1987, Brian De Palma) ricambiava Al Capone con la stessa moneta della violenza, anche la valorosa Compagnia di Oz gioca inizierà presto a giocare con le stesse regole dei suoi nemici: le illusioni. Con il prezioso aiuto degli amici proletari,  il maestro Stagnino (Bill Cobbs) e Knuck (Tony Cox), si può fare. Ma non c’è solo la brama di Evanora da piegare. C’è anche la mina vagante Theodora.

Sinceramente innamorata di Oz ma tragicamente manipolata dalla più perfida sorella maggiore, sceglie la strada della cattiveria e della vendetta, a cominciare da se stessa. Volendosi punire per aver creduto nell’amore e lasciandosi nella fisionomia simile in tutto per tutto a una sghignazzante e brutta strega che vola su una scopa. Insieme ai comuni mortali e al presunto mago, c’è invece il candore di Glinda. Uguale nella fisionomia ad Annie, amore perduto di Oscar per la quale non volle cambiare la propria vita preferendo restare un “non-brav’uomo”.

Glinda è splendente (prenda appunti la Biancaneve-Kirsten Stewart di Rupert Sanders). Michelle Williams conferisce al personaggio una dolcezza comprensiva, risultando ancor più delicata della Jen Lindley di Dawson’s Creek (dalla 3° serie in poi). E anche quando è incatenata e senza più la forza della sua bacchetta magica, pronta per essere colpita a morte dal potere nero della coppia Evanora/Theodora e con la mongolfiera del vigliacco Oscar in fuga (presunta) verso chissà dove, il suo sguardo è capace di regalare amorevolezza, coraggio e speranza. Certa che il popolo un giorno reagirà contro la tirannia. 

Ma come per magia, sim sala bin, il meno improbabile degli eroi si materializza e allora i colori della riscossa possono irrompere decisi. Più forti degli stessi (convincenti) effetti 3D. Glinda, Oscar, Finley, la bambina di porcellana. Ognuno appartiene a una “specie” diversa. Adesso sono una famiglia. E con loro tutto il popolo di Oz. È questa la loro straordinaria forza.

"Sono legato ma non ho intenzione di morire, e tu questo non puoi capirlo. Anche nel più impresentabile dei grand’uomini si nasconde una strada dove si può solo tendere la mano a qualcuno. Anche nel più generico dei bagagli perduti ci sono i germogli di una vita che un giorno qualcuno saprà riconoscere. Poche e speciali creature lo sanno comprendere. Mi presento al mondo, ma ho ancora tante lettere da cominciare. E alcune le dovrò raffigurare ricominciando dall’inizio. Vorrei imparare tutto quello che non so" l.f

Il trailer de Il grande e potente Oz

Il grande e potente Oz (2013, di Sam Raimi)
Il grande e potente Oz - Evanora (Rachel Weisz) e Theodora (Mila Kunis)
Il grande e potente Oz - la bambina di porcellana e la scimmia Finely
Il grande e potente Oz - la strega buona Glinda (Michelle Williams)

lunedì 18 marzo 2013

Carnage (2011), il massacro delle relazioni

Carnage - da sx: Michael (J. C. Reilly), Penelope (J. Foster), Alan (C. Waltz) e Nancy (K. Winslet)
C'è un rabbioso "figlio di puttana" dentro ciascuno di noi. Roman Polansk lo sa bene e lo fa emergere in tutti e quattro i (grandiosi) protagonisti di Carnage.

di Luca Ferrari

Una zuffa tra due adolescenti spalanca le porte alle voragini relazionali e personali dei rispettivi genitori che s’incontrano "amichevolmente" per discutere la questione. Basato sull’opera teatrale Il dio del massacro di Yasmina Reza, il regista premio Oscar Roman Polanski dirige Carnage (2011), film presentato alla 68° edizione della Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia

L’intera vicenda si svolge in un’abitazione. I due effettivi protagonisti, i figli, si vedono all’inizio e alla fine della pellicola, sempre nel parco. Prima c’è lo scontro, poi si parlano. Com’è normale tra ragazzi. Senza fantomatici o auspicati interventi pater-materni. In mezzo, un viaggio angosciante nelle vite adulte di coppia per  le quali le nuove generazioni si rivelano un ostacolo insormontabile da educare, consigliare e amare.

Alan Cowan (Christoph Waltz) è il più coerente dei quattro. Padre del ragazzo che ha colpito con un bastone l’altro. Del tutto disinteressato all’incidente dall’inizio alla fine del menage con la famiglia Longstreet. Definisce senza mezzi termini il proprio figlio un “pazzoide” che ignorerà qualsiasi predica gli si farà. A parte pensare ai fatti suoi, sottolinea l’esagerazione della madre del ragazzo picchiato nel giudicare un carnefice il propriom, solo per una scaramuccia tra ragazzi venuti alle mani. Per nulla avvezzo a provare compassione per le cosiddette fasce deboli, è un scaltro avvocato che difende multinazionali pescecane, Pentagono incluso. Costantemente attaccato al suo iPhone, non c’è conversazione che non venga interrotta da una chiamata a cui risponde con incredibile nonchalance.

Nancy Cowan (Kate Winslet) è in apparenza la più fragile dei personaggi. Si sforza di comprendere le ragioni altrui. È repressa emotivamente e poco dedita a dire le cose come sono, presumibilmente per compensazione visto che il marito non si fa alcun problema. Causa stress e una fatale torta di mele e pere, vomita sui preziosi libri d’arte di Penelope Longstreet. 

Un paio di whisky le daranno il coraggio di buttare fuori tutto quello che ha dentro, gettando esausta il prezioso telefono multi-servizi del marito in un vaso pieno d’acqua (e mandandolo così per la prima volta in crisi), sparando poi senza pietà sull’altra coppia e dicendosi alla fine felice di quanto accaduto. Precisando che il piccolo Longstreet altro non è che un frocetto cagasotto e vigliacco e aggiungendo che è fiera che il proprio figlio lo ha picchiato.

Michael Longstreet (John C. Reilly) è un maratoneta dell’esplosione. Parte lento. Posato. Nel nome della mediazione e della conciliazione. Ma più a lungo prosegue il dialogo con i Cowan, più inizia a cedere la barricata mentale richiesta dalla rigida moglie. Michael vende oggetti per la casa. Ha una madre opprimente. Sentitosi svilito di fronte all’importante lavoro del corrispettivo maschile, inizia a scaldarsi e gonfiare il petto. Poi il suo disagio rompe gli argini e viene fuori la sua vera natura, tuonando contro la sua dolce metà. 

Michael è un uomo rude. Scarica addosso alla consorte le incomprensioni e miserie di una vita intera. Ha una bassissima opinione del matrimonio e della famiglia, cosa sottolineata citando episodi di vita personale. Abbandona in piena notte il criceto dei figli, di cui ha terrore, in mezzo alla strada. Sorseggia whisky fumando sigari, cosa che non tutti gradiscono. Parole sue, dice di essersi atteggiato a “buon borghese” quando in realtà è “un figlio di puttana isterico”.

Penelope Longstreet (Jodie Foster) è il personaggio più emblematico del quartetto. La classica madre apprensiva. Suo figlio è stato picchiato e per lei è una vittima. Ignora però che sia il capo di una banda e che aveva cominciato la lite. Usa paroloni come “aggressione” e “sfigurato”. La sua esasperata emotività sull’argomento nasce da una sensibilità rivolta ai più deboli. Ama l’Africa e sta scrivendo un libro sulle vittime del Darfur.

Ci sono però lacune nelle sue tesi. Pur dicendo di parteggiare per il più debole, se ne esce con una filosofia molto Bushiana alla “sono felice e fiera di vivere nell’Occidente evoluto”. Cerca di ribattere alle stoccate del marito, ma le lacrime sono la sua unica arma di difesa. Per una sorta di solidarietà femminile trova saltuariamente un’alleata in Nancy, ma è un fuoco di paglia. È rigida nei giudizi e incapace di far valere le proprie idee come nella cinica lezione sul costante “massacro quotidiano” che Alan gli rifila senza pietà. È un’idealista che non trova alleati. È il personaggio più triste. Sconfitta da tutti. Crede nell’evoluzione dei rapporti umani, ma lei stessa è sinonimo del fallimento di questi.

Perché per qualcuno è tutto così complicato nelle relazioni di coppia? Perché per qualcuno è tutto così semplice nelle relazioni di coppia? Nella maggior parte dei casi basterebbe parlare. Basterebbe iniziare a dialogare anche quando l’idea dell’amore eterno non è ancora un kit di sopravvivenza o è molto lontano dall’essere un facile bersaglio da scorticare. Bisognerebbe parlarsi quando è più facile cedere al dolore e al silenzio. Bisognerebbe comunicare senza ostacoli quando si smette di meravigliarsi della presenza di un cuore che batte vicino al nostro.

Carnage - Penelope (Jodie Foster) e Michael (John C. Reilly)
Carnage - Michael (John C. Reilly) e Alan (Christoph Waltz)
Carnage - da sx: Michael (J. C. Reilly), Nancy (K. Winslet), Penelope (J. Foster), Alan (C. Waltz)
Carnage (2011) di Roman Polanski

venerdì 15 marzo 2013

Le streghe di Rob Zombie

Evocazioni sataniche. Voragini soprannaturali. Evoluzione sacrificale. Storpiamento della lucidità. Il sangue sgorgato dalle passate azioni dell’umanità non è sempre in grado di attendere. Tutto questo è ancora poco.

Siamo sotto attacco. Un'aggressione incessante e perpetrata dalle creature meno appariscenti. Non sono quelle "strane" che leggono libri in disparte a commettere massacri. E se poi certe vittime non prendessero confidenza con il sonno eterno, allora qualcosa potrebbe irrompere dall’oscurità più luciferina. Che nei vecchi vinili e successivamente nei compact disc ci fossero tracce nascoste, è dato accertato. Che ci fossero anche messaggi subliminali, potrebbe anche essere. Ma per arrivare a vere e proprie onde ipnotiche in grado di farci deviare per un’altra realtà o magari a qualcosa di già accaduto secoli prima, beh, per questo ci voleva Mr. Rob Zombie e la sua sesta regia cinematografica, Le streghe di Salem (2012, The Lords of Salem), in uscita in Italia giovedì 18 aprile.

L’ex-leader della metal band alternative White Zombie ha da tempo sposato il grande schermo continuando però a sguazzare  nel suo genere preferito, l'horror, e a oggi ha già diretto La casa dei 1000 corpi (House Of 1000 Corpses, 2003), La casa del diavolo (The Devil's Rejects, 2005), Halloween - The Beginning (Halloween, 2007) e Halloween II (2009), quindi The Haunted World of El Superbeasto (2009). Non va poi dimenticata la sua partecipazione allo splatter Grindhouse (2007) della coppia Quentin Tarantino/Robert Rodriguez.

Protagonista di The Lords of Salem, la dj radiofonica Heidi Hawthorne (la dolce metà del regista, Sheri Moon Zombie), che ricevuto in regalo un disco firmato The Lords, ascolto dopo ascolto, sente la propria mente scivolare in violenti flashback del passato della propria nazione. La pellicola infatti si ricollega all’effettiva città delle streghe, Salem nel Massachusetts, dove nel 1692 si tenne il tristemente noto "processo delle streghe". Adesso però “qualcuno”  è in cerca di vendetta.

La musica dunque capace di risvegliare qualcosa di sopito dentro di noi. Potremmo anche dire che trattasi dello spirito del rock, ma forse c’è qualcosa di ancor più profondo nel viaggio oscuro di Rob Zombie. Quanto forte è il potere delle immagini nella nostra era? Quanto rassicurante è il potere depravato di governi assassini? Se le note “stregate” irrompono nella mente di una persona, la civiltà contemporanea invece è scaraventata nella direzione opposta. Vessata da inutili programmi televisivi. Trattata come un bambino che non deve pensare ma solo obbedire. Siamo nell’era della lobotomia legalizzata. Lo siamo sempre stati. Ogni forma possibile e immaginabile di istituzione ha contribuito a dividere, lasciandoci soli a un destino di pavidi angeli contro orde di spettri. Viviamo in una terra di miliardi d’infiniti millimetri macinati sotto l’insostituibile orrore della lucida malvagità, colpevole di aver reso il peggio una quotidiana consuetudine.

Le strege di Salem - Heidi (Sheri Moon)
Le strege di Salem (2012) di Rob Zombie
Le strege di Salem (2012) di Rob Zombie

giovedì 14 marzo 2013

Come farsi lasciare dai Tuoi

A casa con i suoi - Paula (Sara Jessica Parker) e Tripp (Matthew McConaughey)
Ci sono figli che a dispetto di un ottimo stipendio non se ne vogliono proprio andare di casa. Urge a questo punto qualcuno che lo spinga a lasciare il nido.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Bamboccioni che non ne vogliono sapere di lasciare il nido materno a dispetto di un lavoro e una vita sentimentale (sessuale) attiva? La commedia clonata è servita. A casa con i suoi (Failure to Launch – 2006, di Tom Dey) poteva benissimo essere chiamato "Come lasciare una donna dopo pochi" giorni" o "Come lasciare una donna quando dice – ti amo –".

Troppe le somiglianze con il più originale Come farsi lasciare in 10 giorni (2003, di Donald Petrie), a cominciare dal protagonista Matthew McConaughey. E se nella pellicola più datata risplende una solare Kate Hudson, nella più recente è Sarah Jessica Parker la femmina capace di far perdere la testa al belloccio.

Inganni di cuore sempre e comunque. In principio erano entrambi (uomo e donna) a fare il doppio gioco per motivi di lavoro, in tempi èiù recenti sono i genitori di lui (un buffissimo Terry Bradshaw e una sempre convincente Kathy Bates) a pagare Paula (Parker) per far sì che il trentenne Tripp (McConaughey) abbandoni il tetto familiare.

Le somigliane tra A casa con i suoi e Come farsi lasciare in 10 giorni emergono anche in dettagli. Gli amici di Tripp, l’allergia per le relazioni sentimentali sempre del protagonista maschile e una scena nella macchina con annesso litigio (una volta scoperta la verità) tra McConaughey e la Parker che ricorda terribilmente un analogo battibecco con la Hudson fuori dalla serata di gala, e che in entrambi i casi segna la teorica fine del coinvolgimento affettivo.

Un ulteriore particolare. Sempre nella scena della macchina, McConaughey sborsa 300 dollari alla Parker come pagamento simbolico per la serata nella quale è stata coinvolta, esattamente la stessa cifra che paga alla finta terapista di gruppo Michelle (Kathryn Hahn), in realtà collega di lavoro della Hudson, e che prima dell’inevitabile lieto fine, il buon Ben le ricorda dovergli restituire.

Parker sotto tono e con pellicole nel proprio curriculum decisamente superiori (inclusi i non eccezionali film di Sex and The City). Troppo classico McConaughey nel ruolo del romantico gigolò sempre affiancato da belle donne, per apprezzarlo veramente. Molto convincente e originale invece il personaggio della lunatica Kit, la simpatica e graziosa Zooey Deschanel.

Il trailer di A casa con i suoi

A casa con i suoi - Kit (Zooey Deschanel)
A casa con i suoi - mamm Sue (Kathy Bates) e papà Al (Terry Bradshaw)

mercoledì 13 marzo 2013

The DreamWorks Croodstones

The Croods (2013)
The Croods è la prima pellicola della nuova annata per la DreamWorks Animation. Più avanti nel corso dell’anno, sarà invece la volta di Turbo.

Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer 
 
A partire dal 2008 (circa), la media del noto studio cinematografico è di due lungometraggi animati l’anno. All’epoca irruppe sul grande schermo l’ingenuità combattiva di Po in Kung Fu Panda, seguito nella medesima stagione dalla seconda avventura dei protagonisti di Madagascar in fuga verso l’Africa. 

Il 2009 venne salutato dal 3D di Mostri contro alieni, e per rimettere le cifre in ordine nel 2010 uscirono tre pellicole: Dragon Trainer, l’ultimo (e deludente) capitolo dell’orco verde, Shrek e vissero felici e contenti, quindi Megamind

Il 2011 vide l’atteso sequel di Kung Fu Panda e lo spin off di Shrek, Il gatto con gli stivali, quest’ultimo ancora più atteso dal pubblico ma non all’altezza delle aspettative. Nella passata stagione la DreamWorks centra il doppio colpo: in estate la combriccola di Madagascar si ritrova Ricercata in Europa, mentre a natale è il turno del film Le 5 leggende.

The Croods - Hip (Emma Stone)
Oggi dunque è il turno dei Croods. E se c’è chi vede nella giovane Hip (doppiata nell’originale dalla bellissima Emma Stone) una strizzata d’occhio alla Meridia pixariana per la folta capigliatura rossiccia, a giudicare dalle preoccupazioni di papà Grug (doppiato dal premio Oscar, Nicolas Cage), si potrebbe rivedere il Manfred paterno alle prese con le inquietudini della piccola Pesca nel quarto capitolo della saga dell’Era Glaciale, alla deriva dei continenti.

Ma il discorso per quest’ultimo si potrebbe allora anche aprire a Marlin e il piccolo Nemo, e dunque con qualsiasi genitore alle prese con la gioiosa esuberanza di una figlia pronta per la vita.

Basta parole allora, silenzio in sala. La famiglia Croods è pronta a raccontare la sua storia.

The Croods (2013) © 2012 DreamWorks Animation
The Croods (2013) © 2012 DreamWorks Animation
The Croods (2013) © 2012 DreamWorks Animation
The Croods (2013) © 2012 DreamWorks Animation