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giovedì 27 giugno 2013

FuoriScena, Destinazione Infinito

Dal cinema ai pennelli. Dai colori alle parole. Dal ticchettio dell’anima a uno sguardo rivolto oltre ogni confine. E poi ancora, davanti e dietro chissà quante e quali stelle dell’immaginazione. Le arti si uniscono in una romantica ascesa. 

Una passeggiata senza fine. Prendendo lezioni di volo da Mary Poppins e rimanendo composti come Forrest Gump. Fermandosi a gustarsi l’alba facendo colazione da Tiffany, campo base naturale prima di mettersi in marcia insieme al Signore degli Anelli. Senza rinnegare le proprie mani acuminate né la vendetta che ci ha lacerato l’anima rimbeccata da un Corvo giustiziere. Perché ciascuno di noi ha una missione da compiere. 

Magari qualcuno in nome di Dio come i Blues Brothers, altri solo per ritrovare se stessi attraversando Las Vegas tra paure e deliri, fermandosi nella quiete di Elizabethtown. Ma alla fine, all’inizio o durante la giornata, so già che il mio cielo sarà solcato da una una bicicletta con dentro una tenera creatura spielberghiana. E allora sorriderò. E allora ci incontreremo.

All’interno della XIV edizione di Maremetraggio (Trieste, 30 giugno – 6 luglio 2013), Festival Internazionale del Cortometraggio e delle Opere Prime, il disegno ritrae la celluloide. Fuoriscena, un progetto nato dall’incontro dell’artista e illustratore fiorentino Giovanni Manna (Premio Andersen 2003) e la scrittrice Laura Manaresi con la rivista online NewsCinema. Una mostra di 40 opere realizzate con la tecnica dell’acquarello in bianco e nero.

“NewsCinema ha avuto il piacere di incontrare casualmente Giovanni e Laura durante la scorsa edizione del Giffoni Film Festival e hanno avuto la straordinaria idea di unire l'arte dell'illustrazione al cinema” racconta Letizia Rogolino, Direttore Esecutivo della rivista, “FuoriScena vuole essere un modo di vedere i film del passato e del presente con nuovi occhi, secondo le suggestioni che una pellicola suscita in ogni spettatore. Le immagini e le parole di questi due artisti sono magiche. Uniche. NewsCinema le ospita da qualche mese all'interno della sua rubrica online, ma sono opere che hanno bisogno d'aria e di spazio, quindi speriamo che questo progetto possa diventare itinerante, partendo da Maremetraggio”.

Tra scene mai viste, dettagli nascosti, antefatti o finali alternativi con i celebri protagonisti a vivere situazioni e atmosfere parallele, poetiche, evocative o ironiche, FuoriScena omaggia il maestro del brivido Alfred Hitchcock con tre opere dedicate ad alcuni dei suoi più celebri film. Per gli amanti dei film orientali inltre,  una rivisitazione speciale de La Tigre e il Dragone e l’atmosfera mistica e trascendentale de Il Piccolo Buddha di Bernanrdo Bertolucci.

Fuoriscena, presso Galleria del Palazzo Tergesteo (piazza G. Verdi 2/d). Ingresso libero

Paura e delirio a Las Vegas

martedì 25 giugno 2013

Supermen, la dolce dittatura dell'uomo d’acciaio

L’uomo d’acciaio (2013, di Zack Snyder) - Superman (Henry Cavill)
L’uomo d’acciaio è venuto per salvare la plebe schiacciata dalla tirannia. Ma perché aspettare sempre il massimo esempio del singolo? 


Sono un fan dei supereroi cinematografici Marvel. Ho apprezzato (e apprezzo) il Dark Knight svolazzante oscuro di Christopher Nolan, quindi non dovrei stare qui a lanciarmi in piroette intellettuali sull'ultima avventura del neo-salvatore del Pianeta Terra, quel Kal-el/Clark Kent/Superman, L’uomo d’acciaio (Man of Steel, 2013, di Zack Snyder). 

Una delle frasi cult di questa pellicola, di cui non entro nei dettagli della storia perché ancora da viverla nel grande schermo, è pronunziata dal padre dell’eroe, Jor-El (Russel Crowe) che sentenzia in modo fiero: “Sarai un dio per loro. Darai loro un ideale per cui battersi. Si affretteranno a seguirti, vacilleranno, cadranno ma col tempo si uniranno a te nella Luce. Col tempo li aiuterai a compiere meraviglie”. 

Frasi d’indubbio effetto ma la storia del genere umano la conosciamo tutti.Superman sarà anche un’ispirazione come dice il saggio genitore, ma di fatto il popolo non ambirà mai a compiere imprese eccezionali perché tanto ci sarà sempre lui. Il suo augurio è nobile, ma la realtà è un’altra cosa. E dopo di lui ne verrà un altro a “illuminarci” (di qui il plurale del titolo, Supermen; se qualcuno pensava fosse un errore, non lo è). 

E quell’uno verrà presto collocato sull’altare degli intoccabili al limite (oltre?) della divinità. Troppo spesso la razza umana si cela nell’ombra lasciando al singolo l’onere e l’onore di compiere ogni ardita missione. Non senza fastidio mi chiedo allora, perché nell’anno 2013 siamo ancora spasimanti del despota illuminato?

E per assurdo, chi mi dice che un giorno il supereroe non diventerà un supercattivo? Dopo tutto è successo anche al cavaliere senza macchia, il procuratore distrettuale Harvey Dent trasformatosi in Due Facce. Chi mi garantisce che questo non potrà accadere anche ad altri esimi personaggi? I fumetti di Stan Lee? Si, è probabile però è troppo poco. 

Prima ancora dell'immaginazione, la fantasia è figlia della realtà. Non è un caso che dalle pagine Ridley-Scottiane del Gladiatore (2000), l’acuto senatore Gracco (Derek Jacobi), di fronte alla possibilità che l’Ispanico Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe) liberasse Roma dal giogo sanguinario dell’Imperatore Commodo (Joaquin Phoenix), dica allarmato: “Non voglio barattare una tirannia per un’altra”.

venerdì 21 giugno 2013

Rock of Ages, rock ‘n’ roll forever

Rock of Ages - Sherrie (Julianne Houg) © Warner Bros. Pictures
Sesso, alcol, rock 'n' roll & capelli cotonati all’inverosimile. Dal musical di Broadway al grande schermo.  Rock of Ages (2012, di Adam Shankman).

di Luca Ferrari

Erano gli anni ’80 del rock targato Guns ‘n’ Roses, Poison, Twisted Sisters, Motley Crue. Nella wild Los Anegeles prende vita una tenera storia d’amore tra due giovani aspiranti rockers dal cuore d’oro, Drew (Diego Boneta) e Sherrie (Julianne Hough), quest’ultima appena arrivata nella città degli Angeli e subito assunta come cameriera al Bourbon Room.

Il locale è gestito dal proprietario Dennis Dupree (Alec Baldwin) e il suo braccio destro Lonny (Russell Brand), tappa obbligata per gli amanti del genere in stile Rainbow (celebre locale immortalato anche nel video Estranged dei GnR). Attorno ai due giovani si muovono una serie di assurdi personaggi a cominciare dalla (finta) moralista Patricia Whitmore (Catherine Zeta-Jones), moglie del primo cittadino di L.A. (Bryan Cranston) e decisa a combattere in nome di Dio il rock "satanico", e in particolare Stacee Jaxx (ennesima strepitosa trasformazione di Tom Cruise dopo il fenomenale Les Grossman di Tropic Thunder).

Il regista Adam Shankman (The Wedding Planner, Hairspray) porta sul grande schermo l'ominimo musical Rock of Ages.

Questi, a metà strada tra Axl Rose e Jim Morrison, è sempre circondato da donne, whisky, la scimmia Hey Man e l’onnipresente manager Paul Gill (Paul Giamatti) la cui collaborazione però finirà nel peggiore dei modi, con il rocker che gli urina letteralmente sulle scarpe.

Rock of Ages
ha il grande merito di mostrare come l’industria musicale abbia affossato un genere in nome di boy band da quattro soldi, producendo spazzatura come non si era mai vista prima e lasciando ad artisti già affermati il compito di portare avanti il sacro fuoco del rock.

Messo sotto contratto il giovane Drew dopo avergli visto cantare I wanna rock (celebre hit dei Twisted Sister), per imposizione della casa discografica Bill gli cambia brutalmente lo stile (e il sound) rendendolo una marionetta di playback con abiti hip pop. La riscossa del rock però è pronta a partire. E sarà ancora una volta il vecchio Bourbon Room, lì lì per chiudere, il teatro perfetto. "Il rock è morto", lo sbeffeggia Bill ma Hey Man non gradisce e gli tira un pugno in faccia.

Colonna sonora da urlo e Tom Cruise/Stacee Jacks a cantare l’immortale Wanted Dead or Alive dei Bon Jovi per raccontarsi/spiegarsi alla giornalista di Rolling Stone, Constance Sack (Malin Akerman). Piaccia o non piaccia Rock of Ages, che si abbia vissuto o meno l’epoca del hair metal, sweet rock o glam rock che sia come fu etichettato il genere di quelle band, una cosa è indubbia. Un’ondata di fottutissismo rock and roll vi travolgerà.

E questo è solo ciò che conta. Rock and roll for ever!

Rock of Ages, Stacee Jaxx canta Wanted Dead or Alive

Rock of Ages (2012, di Adam Shankman)
Rock of Ages - Hey Man e Drew (Diego Boneta)
Rock of Ages - Stacee Jaxx (Tom Cruise) e la giornalista Constance Sack (Malin Akerman)
Rock of Ages - Sherrie (Julianne Hough) e Drew (Diego Boneta)
Rock of Ages - Stacee Jaxx (Tom Cruise) e il produttore Paul Gill (Paul Giamatti)
Rock of Ages - la danza anti rock/Jaxx capitanata da Patricia Whitmore (Catherine Zeta Jones)
Rock of Ages - (da sx ) Patricia (Catherine Zeta Jones) e Lonny (Russell Brand)

mercoledì 19 giugno 2013

Nicole Grimaudo per UNHCR Italia

(da sx) Nicole Grimaudo, rifugiati
“In un minuto una famiglia può perdere tutto". L'attrice Nicole Grimaudo sostiene la Giornata Mondiale del Rifugiato.
In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno), l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha lanciato la campagna 1 family che pone l’attenzione sull’impatto devastante che guerre e persecuzioni hanno sulle famiglie raccogliendo videomessaggi. Gente comune fatta di mamme, figli e papà. 

E sono molte le celebrità internazionali che hanno risposto all’appello, lasciando il proprio messaggio nella pagina della campagna per sensibilizzare il mondo su questa sordida forma di annientamento umano. Oltre a Nicole, la cantautrice keniota Maia Von Lekow, il cantante ecuadoregno Juan Fernando Velasco, lo scrittore Khaled Hosseini (autore del best-seller mondiale Il cacciatore di aquiloni), da cui è stato tratto anche l'omonimo film (2007, di Marc Forster).

Altri personaggi che hanno appoggiato la campagna, la star americana di musica country Lady Antebellum, il leggendario cantante latinoamericano  Juanes, la top model internazionale e Ambasciatrice di Buona Volontà dell’UNHCR, Alek Wek, la cantante classica e Ambasciatrice Onoraria a vita di Buona Volontà dell’UNHCR, Barbara Hendricks, l’attore uruguayano Osvaldo Laport, i conduttori televisivi Tony Hung (a Hong Kong) e Jesus Vazquez (spagnolo).

Cinema e diritti umani. Non sono molte le pellicole con nomi altisonanti capaci di portare sul grande schermo simili tematiche. Dieci anni fa sbarcava sul grande schermo Beyond Borders – Amore senza confini (2003, di Martin Campbell) con Angelina Jolie e Clive Owen, dove una donna interpretata dalla premio Oscar per Ragazze interrotte (1999) intraprendeva la strada dell’impegno umanitario, cosa che la stessa Jolie ha fatto nella sua vita privata diventando portavoce dell’UNHCR. 

E se alla 69° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, sez. Eventi Collaterali, venne presentato il documentario Mare Chiuso (2012, di Andrea Segre e Stefano Liberti) per un viaggio tra le tende dei campi profughi, oggi è Nicole Grimaudo (Baarìa, Mine vaganti, All'ultima spiaggia) a scendere in campo per chi non ha nulla.

Non solo un messaggio di solidarietà e sensibilizzazione, l’attrice siciliana ha partecipato anche alla  campagna Tu cosa porteresti? nella quale l'UNHCR invita il pubblico a riflettere sulle difficili scelte che le persone in fuga sono costrette a fare nel corso della loro vita in cerca di protezione.

Spesso donne, uomini e bambini hanno un solo minuto per decidere di mettersi in salvo e lasciarsi tutto alle spalle, la propria casa, la propria terra. L'UNHCR (@UNHCRItalia) invita i suoi follower su Twitter a inviare una foto mostrando quale sarebbe l'oggetto più importante che porterebbero se fossero costretti a fuggire, utilizzando l'hashtag #1family".

“Se dovessi lasciare la mia casa e separarmi dalla mia famiglia per colpa di una guerra vorrei che il mondo sapesse quale dolore si prova, vorrei che il mondo ne fosse a conoscenza. Il nostro compito è quello di essere il megafono di chi ha la voce ma non può gridare, perché vivere e crescere con la propria famiglia nella propria terra è un diritto” Nicole Grimaudo

E tu cosa porteresti? ... Buon giorno sig. chissà chi sei. Non abbiamo ancora fatto molto per il mondo. In pochi giorni le bombe sotterranee non si smuoveranno, ma tutto quello che accadrà oggi è importante. In un posto privo di carta da parati o risaie anticipate, quel pensiero fumoso ideato da una finta indigestione sarà un acuto desiderio di veder sorgere il sole. Scrivimi appena arrivi alla tua verità. Quel mezzo di trasporto non è stato che una sedia non seduta. 

Nessuno arriva fino a quel punto solo per farsi fotografare tra i morenti o per scoprire che la propria eredità deve scegliere tra un dito e un biberon. Nella cialtroneria del mio viscerale egoismo insisto nel vedere una differenza tra un fucile e un cuore di pezza. I confini della propria esperienza hanno reso per troppo tempo ogni obiettivo un sanguinolento ingombro forzato d’indifferenza. Non esistono promesse impossibili da mantenere. 

The Human Beings Are Coming…

UNHCR
Karenni refugees from Myanmar in Ban Mae Nai Soi camp, Thailandia © UNHCR / R. Arnold

martedì 18 giugno 2013

Serse Erdogan, la cancellazione della rivolta

300 - la furia di Serse (Rodrigo Santoro)
"Fammi indovinare, tu devi essere Serse (Erdogan)". Dal passato alla sanguinosa realtà di piazza Taksim, con tappa nella cine-graphic novel 300

Sulle sponde greche delle Termopili così come in terra turca di Istanbul, un dittatore vuole cancellare le prove della ribellione di una minoranza. Allora come oggi, una nuova era è appena cominciata. Allora come oggi i pochi non intendono accettare di venire spazzati dalla furia di un malvagio. Allora come oggi il mondo potrà anche ignorarli, ma nessuno impedirà alle parole di passare di bocca in bocca.

300 (di Zack Snyder) – I persiani sono sbarcati in Grecia, l’ultimo avamposto prima di conquistare l’Europa. Il primo round lo hanno vinto i padroni di casa. Ecco allora il dio-re Serse (Rodrigo Santoro) incontrare il sovrano spartano Leonida (Gerard Butler). La sua offerta è generosa quanto servile, ma quando il prode guerriero ellenico rifiuta, non senza un po’ d’ironia, la replica del dittatore è spietata.

“Vedi, massacrare tutti quegli uomini delle tue armate mi ha procurato un fastidioso crampo alla gamba e inginocchiarmi è piuttosto arduo” spiega il possente greco. 

“Non ci sarà alcuna gloria nel tuo sacrificio” replica sprezzante Serse, facendo così venire a galla tutta la sua vera natura dispotica e lanciando la più spietata delle minacce, “presto cancellerò perfino il ricordo di Sparta dagli annali, ogni pergamena scritta dai Greci verrà bruciata. A ogni storico greco, a ogni scriba verranno cavati gli occhi e la lingua sarà loro mozzata. Chiunque evocherà il solo nome di Sparta o di Leonida sarà punibile con la morte. Il mondo non saprà mai che siete esistiti, Leonida”. 

Un uomo saggio cederebbe. Un uomo saggio si sacrificherebbe per il bene della propria terra e delle sue genti. Leonida non si tira certo indietro dal suo dovere/destino, e proprio per questo le sue parole sono uno strale contro qualsiasi forza bruta. “Il mondo saprà che degli uomini liberi si sono opposti a un tiranno, che pochi si sono opposti a molti e prima che questa battaglia sia finita che persino un dio-re può sanguinare”.

Quello che Serse avrebbe voluto fare, il primo ministro turco Recep Erdogan ha fatto. Ha mandato la sua polizia nella notte dentro la piazza con idranti. Ha disperso tutti i pacifici manifestanti con potenti getti d’acqua (mescolata a qualcosa d'altro pare). Ha autorizzato la forza bruta anche contro famiglie, con bambini piccoli che si sono persi e ora i genitori ne sono alla disperata ricerca. E una volta spariti tutti, l’ordine è stato perentorio. Spazzare via tutto. Cancellare ogni traccia della protesta. Non deve essere mai esistita. Non vi deve rimanere nessun frammento.

“Oggi, nel 2013, il mondo sa già che cittadini coraggiosi si stanno opponendo a un tiranno e presto anche la tua pistola diventerà un miserevole ricordo nell’immenso museo degli orrori della razza umana”.

300 - Leonida (Gerard Butler)
300 - Leonida (Gerard Butler)

lunedì 17 giugno 2013

Best If Used By Aemilia Scott

Best If Used BY (2013, di A. Scott)
Alla IX edizione del Lago Film Fest (19-27 luglio) c’è anche il cinema d’oltreoceano con l’anteprima nazionale del cortometraggio americano Best if Used By della talentuosa attrice e autrice comico-satirica di Chicago, Aemilia Scott.

Una favola sull’amore e la morte. A metà strada tra Tim Burton e Alfred Hitchcock, un ispirato e penetrante viaggio sull'elaborazione del lutto. Best If Used By (2013, di Aemilia Scott). Dopo aver toccato i festival internazionali di Clermont Ferrand, Seattle, Rhode Island e Palm Springs, aggiudicandosi il premio BAFTA all'Aspen ShortsFest, il cortometraggio è pronto a sbarcare anche in Italia al Lago Film Fest di Revine Lago (Tv). Best If Used By illustra l’insolita strategia adottata da una donna per alleviare la propria perdita: rinchiudere il cadavere dell’amato nella cella frigorifera di un supermercato e così sottrarlo per sempre al decadimento fisico. Alla sua prima opera da regista, l’affermata autrice comico-satirica di show radiofonici (collaboratrice di Michael McCarthy all'acclamato sketch-show Q101's Morning Fix e protagonista del Big News Chicago) nonché editorialista per l’ Huffington Post, è pronta a conquistare il Belpaese in qualità di giurata del concorso internazionale del festival trevigiano portando con sé la sua versione cinematografica dell’amore.

venerdì 14 giugno 2013

David di Donatello, vincono i giovani venuti al mondo

David di Donatello
Oggi è di scena la premiazione della 58ª edizione dei David di Donatello, i premi cinematografici italiani.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fororeporter – web writer

I film con il maggior numero di nomination sono stati Diaz - Don't Clean Up This Blood e La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, entrambe con 13 candidature. Non mi lancerò nella pubblicazione di tutte le categorie, ma mi limiterò alla segnalazione delle opere/protagonisti che mi auguro possano trionfare:
  • Miglior film: Diaz - Don't Clean Up This Blood (di Daniele Vicari)
  • Miglior regista: Daniele Vicari (Diaz - Don't Clean Up This Blood)
  • Migliore attrice protagonista: Jasmine Trinca (Un giorno devi andare)
  • Migliore attrice non protagonista: Maya Sansa (Bella addormentata)
  • Migliore attore non protagonista: Claudio Santamaria (Diaz – Don't Clean Up This Blood)
  • Miglior film dell'Unione Europea: Skyfall (2012, di Sam Mendes)
  • Miglior film straniero: Il lato positivo (di David O. Russell)

La considerazione migliore però è tutta per i consumatori di cinema. Tra i vari premi c’e n’è anche uno le cui nomination sono arrivate dai voti di 6.000 giovani, il David Giovani per l'appunto. Nel quintetto dei candidati ci sono La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, Il principe abusivo di Alessandro Siani, Una famiglia perfetta di Paolo Genovese, Viva l'Italia di Massimiliano Bruno e Venuto al mondo di Sergio Castellitto

Quest’ultimo, forte di un cast internazionale (Emile Hirsch, il premio Oscar Penelope Cruz e il regista stesso) riapre la pagina dimenticata della guerra dei Balcani, entrando nel cuore della Sarajevo assediata, gli spari dei cecchini sulla popolazione civile, la violenza sulle delle donne bosniache stuprate dalle milizie paramilitari serbe. 

Temi dolorosi e di costante attualità. Ecco, pensare che i giovani che non erano ancora nati o avevano al massimo pochissimi anni quando l’ex-Jugoslavia precipitò nella follia genocida, abbiano votato la suddetta pellicola lascia emergere una sensibilità a certoi problemi che troppi paesi della UE, Italia inclusa, sembrano aver abilmente e in modo conveniente dimenticato.

 Venuto al mondo - Gemma (Penelope Cruz) e il figlio Pietro (Pietro Castellitto)

mercoledì 5 giugno 2013

Moneyball, voglio che valga qualcosa

Moneyball-L'arte di vincere, il manager Billy Beane (Brad Pitt)
C’è chi molla. C’è chi è stufo di vedere le pareti di un muro e giorno dopo giorno assistere al costante inventario da parte del gregge su leggi predefinite.

di Luca Ferrari

“Non lavoro per un record. Se non vinciamo l’ultima partita della finale, ci butteranno via. Conosco questa gente. Ci cancelleranno” sentenzia il General Manager degli Oakland Athletics, Billy Beane (Brad Pitt) al giovane Peter Brand (Jonah Hill), “Tutto quello che abbiamo fatto qui non conterà niente. Chiunque altro vincerà le World Series, buon per lui, berranno champagne e s’infileranno l’anello. Ma se vinciamo noi. Col nostro budget e questa squadra, cambieremo questa sport. Ed è quello che voglio. Voglio che valga qualcosa”.

Basato sul libro Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael Lewis, il regista Bennett Miller dirige Moneyball (2011) – L’arte di vincere. Insieme ai due attori sopracitati, c'è anche Philip Seymour-Hoffman (già con Miller in Truman Capote - A sangue Freddo), nella parte dell'ellenatore Art Howe. 

Consigliato a chi vuole qualcosa di più del raggiungere un risultato. Consigliato a chi vuole cambiare il corso di una storia fregandosene di ciò che è stato fino a oggi, e lanciando la propria strada evolutiva contro lo status quo vigente.

“So che stai prendendo bastonate da tutti ma il primo che attraversa il muro è sempre insanguinato. Sempre” dice John W. Henry (Arliss Howard), proprietario dei Boston Red Sox, a Billy “Si sentono minacciati. Non è solo un modo di fare affari. Nella loro mente è una minaccia per tutto lo sport, ma in realtà è una minaccia per la loro sussistenza, per il loro lavoro. Una minaccia per il modo in cui fanno le cose. E ogni volta che questo succede, sia un governo, siano affari o qualunque altra cosa, le persone che tengono le redini, vanno fuori di testa”.

Guarda il trailer di Moneyball - L'arte di vincere

Moneyball - il coach Art Howe (Philip Seymour Hoffman)
Moneyball (2011) - Peter Brand (Jonah Hill )
Moneyball (2011) - John W. Henry (Arliss Howard )

martedì 4 giugno 2013

Kick-Ass 2, fatevi sotto brutti stronzi

Kick-Ass 2 (2013 di Jeff Wadlow)
“Quattro aggressori. Nessuna via di fuga. Non mi serve passare i prossimi quattro anni della mia vita a capire chi sono. Perché lo so già. Sono Hit-Girl”, parola di Mindy Macready (Chloë Grace Moretz; la Carolyne lupina di Dark Shadows, 2012). Un piccolo nugolo di eroi pronti a vendicarsi e salvare la città. In città è tempo di menare le mani. Ai giovani nuovi supereroi si stanno per unire nuovi alleati, è tempo allora di Kick-Ass 2 (2013 di Jeff Wadlow).

E lì dove il colonnello Stars and Stripes (Jim Carrey) e lo stesso Dave Kick-Ass (Aaron Taylor-Johnson) falliscono, toccherà alla giovane eroina insieme a nuovi amici far capire al mondo che sarà il Bene a trionfare. Appuntamento sul grande schermo venerdì 16 agosto con Kick-Ass 2, regia di Jeff Wadlow che ha raccolto il testimone da Matthew Vaughn dopo l’esordio cinematografico (2010) ispirato all’omonimo fumetto ideato da Mark Millar e disegnato da John Romita Jr.

Più che le improbabili Alice Abernathy o Lara Croft, la teen Hit-Girl incarna inquietudini adolescenziali, capacità di vincere le sfide da sola e allo stesso tempo il non chiudersi nella solitudine, ma l’intelligenza di sapersi unire in un gruppo con un fine comune. Un insieme di qualità che la renderanno forte oltre ogni limite. Fatevi sotto brutti stronzi, dice arrabbiata in cima a un camion Mandy. Ecco appunto, questo vale anche per tutti voi che avete intenzioni malsane.

lunedì 3 giugno 2013

Angry Dark Thor

Thor: The Dark World - il possente Thor (Chris Hemsworth)
Il trailer di Thor: The Dark World (2013, di Alan Taylor) sta già facendo impazzire i fan. Ma il reietto Loki si alleerà davvero col fratellastro Thor?

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

“Alcuni credono che prima dell’Universo ci fosse il nulla. Ma sbagliano. C’era l’Oscurità. Ed è sopravvissuta”. A impresa conclusa insieme ai colleghi Avengers, il dio del tuono Thor (Chris Hemsworth) faceva ritorno ad Asgard insieme al prezioso (e pericoloso) Tesseract e il fratello Loki (Tom Hiddleston), ammanettato e pronto per essere consegnato alla giustizia.

Un anno dopo una nuova sfida attende l’ex-esiliato spaccone, ora valoroso e saggio e alle prese con la ferocia distruttiva di un’anticha razza guidata da Malekith (Christopher Eccleston). In questa nuova avventura Marvel, Thor: The Dark World (2013, di Alan Taylor), non sarà lui a combattere in trasferta, ma l’amata astrofisica Jane Foster (Natalie Portman).

E se nemmeno l’intervento di Odino (Anthony Hopkins) riuscirà a sistemare le cose, a mali estremi, estremi rimedi. Una volta “qualcuno”, rivolgendosi al capo dello SHIELD, Nick Fury (Samuel L. Jackson), disse: “Devi essere molto disperato per rivolgerti a creature smarrite (Hulk, Thor, Iron Man, Captain America, ndr) come loro”. 

Cambia il dirimpettaio ma non la sostanza. “Devi essere veramente molto disperato per chiedermi aiuto” sibila il detenuto semi-divino Loki. “Sappi che se dovessi tradirmi” replica deciso il fratello Thor, senza alcuna voglia di scherzare, “io ti ucciderò”. Ancora due sole parole da parte di Loki che sanno di alleanza. Di promessa.  

Quando cominciamo? Una sfida, si. Ma a chi?

Thor e Loki a confronto...

Thor: The Dark World - la risata beffartda di Loki (Tom Hiddleston)
Thor: The Dark World (2013, di Alan Taylor)

sabato 1 giugno 2013

Gatsby, il grande sogno di Baz Luhrmann

Il grande Gatsby - Nick (Tobey Maguire) e John (Leonardo DiCaprio)
Tra carbone, macchine da scrivere e whisky, il giovane e inesperto Nick (Tobey Maguire) arriva nella Grande Mela dove incontrerà John Gatsby (Leonardo DiCaprio). 


Un moderno romantico nell’era dell’escalation di Wall Street. Non va a vivere in una catapecchia di qualche quartiere di artisti. Per mantenersi lavora anch’esso in Borsa e viene introdotto nell’alta società (…) dall’amico Tom Buchanan (Joel Edgerton) sposato con la cugina Daisy (Carey Mulligan). 

A fianco della sua casetta di Long Island c’è un palazzo dove si tengono feste incredibili. Il proprietario è un misterioso e affascinante giovane. Il suo nome è Jay Gatsby (Leonardo DiCaprio).

Il regista australiano Baz Luhrmann traduce in spettacolose (e tridimensionali) immagini da grande schermo l'omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby.

“Il film racchiude il sogno di Gatsby ma anche la sua intima solitudine malgrado le sfarzose feste e la sua speranza. Una tenace e incrollabile speranza di realizzare qualcosa che alla fine non c'è. Realizzare la storia d’amore interrotta con Daisy” racconta Luisa Galati, “I sogni stessi diventano solitudine. Il contrasto tra la società degli anni ‘20 così volubile e borghese e l'autenticità del protagonista delineano questo eroe novecentesco, e Luhrmann sa renderlo attuale anche grazie al mix di generi e atmosfere diversissime. Da Bryan Ferry a Lana Del Rey, da George Gershwin a Beyoncé Knowles

È proprio quest'ultima a interpretare il pezzo più toccante dell'intera colonna sonora insieme all'André 3000 degli Outkast: la malinconica cover di Back to Black di Amy Winehouse, con Jay Gatsby, entrambi vittime di un sogno sfuggente. Baz Luhrmann non delude. Un manifesto alla bellezza e all'arte”.

Tradimenti e affari. Gatsby incarna al meglio l’uomo che tutti vorrebbero dire di poter conoscere. Ne sfruttano la maestosità, ignorando per convenienza quale sia la sua vera identità. E quando le cose si mettono male è solo l’amico Nick a ricordarlo. A piangerlo al funerale. 

Nick è leale. Non si vende alla golfista snob Jordan Baker (Elizabeth Debicki). Forse è rimasto all’angolo facendo fare agli altri la vita reale, lui d’altronde si dice un osservatore casuale della strada ma oggi è lui a guardarsi in quella strada. Sopra la strada. Sfrecciando sulla strada. Fino a un passo dal perdere la voglia di un’ulteriore remata verso quella luce che alimenta la speranza.

Gatsby per certi versi rappresenta la vita che ognuno sogna di poter fare ma che alla fine non fa. Per scelta. Per paura. Per opportunismo. Lui però non è un cinico Tyler né un avido Gordon. È rimasto schiacciato nel suo originario “peterpanesco” desiderio d’amore. 

Quello che nemmeno la guerra gli ha strappato via. Ha voluto cambiare il mondo attorno a sé per trasformare i sogni in realtà, ma  nel frattempo anche il resto del mondo si è modificato. E quando anche per Gatsby il possibile diventa impossibile, nemmeno un estremo sacrificio potrà impedire che anche la più cieca speranza risenta del disgusto di questi nuovi miraggi fatti di carne, compromessi e finestre aperte con vista giardino. E nulla di più. E nulla eternamente di più.

Il grande incorruttibile sogno di Baz Luhrmann invece è qui. Adesso. Di qui all'eternità.

Il grande Gatsby - Nick (Tobey Maguire
Il grande Gatsby - Daisy (Carey Mulligan) e John (Leonardo DiCaprio)