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mercoledì 31 luglio 2013

The Interpreter (2005), Peace Sucks

The Interpreter - Silvia Broome (Nicole Kidman)
Girato nella vera sede ONU, un inquietante thriller dove la fantasia non è purtroppo così lontanna dalla realtà. The Interpreter (2005, di Sydney Pollack)

di Luca Ferrari

Un finto attentato programmato sotto gli occhi di tutti i delegati ONU per trasformare in vittima il dittatore Edmond Zuwanie (Earl Cameron), presidente del Matobo, pronto a sbarcare a New York per un diplomatico discorso ed evitare il Tribunale Internazionale dell’Aja. Un piano quasi perfetto se non fosse che l’interprete Silvia Broome (Nicole Kidman) ascolta per sbaglio qualcosa, e grazie all’impegno degli agenti federali Dot Woods (Catherine Keener) e Tobin Keller (Sean Penn), il gioco viene scoperto e la giustizia trionfa.

È quanto ci fa vedere Sydney Pollack nel thriller The Interpreter (2005), girato nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, volando decisamente di fantasia. Troppo. Un guadare che fa schiumare rabbia.

Il punto di partenza delle Nazioni Unite dal quale si sarebbe dovuto sviluppare un nuovo corso della storia. E c’è stato. Dietro una parvenza di liberalismo, le guerre hanno assunto forme più subdole. C’è chi ancora ricorre alle armi senza tanti problemi (Stati Uniti, Israele, Cina, Russia) per portare a termine i propri scopi, e chi è più attivo con altre forme meno appariscenti ma ugualmente letali (Europa).

Ma da quel lontano 26 giugno 1945, quanti nuovi Zuwanie ci sono stati senza che l’ONU abbia fatto nulla? La storia bellica è piena di rivoluzioni. Tirannie sostitute da altri beceri despotismi. È successo nel tragico Iran dello Scià di Persia sostituto dal regime oscurantista degli Ayatollah. È continuato in tempi più recenti in Egitto: da Hosni Mubarak a Mohamed Morsi, e chissà chi ci sarà ora (sangue sulle strade a parte).

E che dire dell’Italia? La II Guerra Mondiale segnò la caduta del Fascismo e delle leggi raziali (rimpianto il tutto ancora da molti), ma da allora mafie collegate con il potere hanno imperversato e continuano a fare il bello e il cattivo tempo nel Belpaese. Un nemico senza un volto identificabile. E il risultato è una nazione ancora profondamente corrotta, incapace perfino di ribellarsi a dittatoriali logiche atlantiche che la obbligano a comperare inutili aerei da combattimento (E.T. e il Generale Zod d’altronde sono sempre in agguato) invece di spendere miliardi di euro per risistemare un’economi andata ben oltre il collasso.

Ben lontano dalla crude atmosfere di Fair Game (2010, di Doug Liman con Sean Penn e Naomi Watts) basato sulla storia vera di Valerie Plame e del cosiddetto CIA-gate del 2003, nel film di Pollack, a dispetto di una fragile e nauseabonda patina buonista, non vince né la diplomazia né tanto meno la pace. Perdono entrambe. E la "verità" emessa nel tag-line appare solo per far sentire meglio pochi eletti. E continueranno a essere in pochi a potersela permettere.

E se l’interprete se ne torna (obbligata) nella natia Africa comunque soddisfatta della svolta dei propri demoni del passato, quanti dei suoi giovanissimi fratelli di colore rimarranno con gli AK47 in mano? Ancora troppi. E causa primaria di quella povertà senza ritorno sono proprio gli ex-datori di lavoro di Silvia, che a vitrea distanza da quanto succede nel mondo, continueranno a fare i soli interessi di chi detiene il monopolio. I loro.

Saprete anche dire pace in 6 o più lingue cari signori dell’ONU, ma la teoria che riempie la pancia è solo un privilegio dei benestanti. Ciak, l’incubo continua.

The Interpreter - l'agente Tobin Keller (Sean Penn) e la collega Dot Woods (Catherine Keener)

lunedì 29 luglio 2013

Lago Film Fest 2013, Cinema Mon Amour

Revine Lago (Tv) - gli sceneggiatori selezionati del premio Rodolfo Sonego,
insieme al giurato Manlio Piva e al tutor Antonello Rinaldi

Revine Lago (Tv). Si è chiusa nella calda e lunga notte di sabato 27 luglio 2013 la IX edizione del Lago Film Fest, il festival internazionale di cortometraggi e sceneggiature diretto da Viviana Carlet e Carlo Migotto. Una rassegna questa che ha visto in gara un centinaio di cortometraggi e documentari tra sezione Internazionale, Nazionale, Nuovi Segni, UNICEF e Veneto. Degne di nota le 16 anteprime italiane, le 4 internazionali e dulcis in fundo, le 2 mondiali. Notevole anche la presenza di corti svizzeri grazie al progetto SMA – Svizzera Mon Amour nel nome della creatività elvetica tra proiezioni, concerti, performance e degustazioni. Uno spettacolo totale della Settima Arte che in soli nove giorni di proiezione, ha portato nel piccolo comune trevigiano 15.000 presenze.

Lago Film Fest 2013
Ma ogni festival che si rispetti ha un vincitore. La giuria composta  dall’americana Aemilia Scott, dal brasiliano Aly Muritiba, dal francese Matthieu Darras, dall’italo-irlandese Tomás Sheridan, dallo svizzero Michael Frei e dal pubblico, ha premiato The Mass Of Man di Gabriele Gauchet, un’amarissima riflessione sulla rottura dell’equilibrio e sul meccanismo complesso e inesorabile del sistema e della burocrazia che schiaccia l'uomo, trascinandolo alla deriva. The Mass Of Men è il corto scelto dalla giuria internazionale di Lago Film Fest come vincitore assoluto della nona edizione. Dopo Locarno e San Sebastián, il Festival di Revine Lago assegna dunque il titolo più prestigioso a un’opera di fiction che rappresenta il cinema di domani, la rottura degli schemi tradizionali e il superamento dei limiti della narrazione classica.

Sul versante nazionale invece, a mettere d’accordo pubblico e giurati è stata la storia nera di Nicola Piovesan, Of Your Wounds. Dall’atmosfera sospesa, come la roccia che grava sulle teste dei protagonisti, una donna e un uomo isolati ai margini di una foresta , questo corto horrorifico tocca le corde dell’amore morboso ed esaspera i toni per raccontare quanto può essere gelida l’esistenza.

Of Your Wounds (2013, di Nicola Piovesan)
Numerose le menzioni speciali. Quella internazionale è andata al francese Les Lézards di Vincent Mariette, istantanea di un incontro al buio tra due sconosciuti. Quella per il cinema più sperimentale, categoria “Nuovi Segni”, è stata assegnata a pari merito al belga Aparición di Méryl Fortunat-Rossi, sbalorditivo ingresso nell’arena di Valencia, e al bizzarro e coloratissimo corto d’animazione inglese Boogodobiegodongo di Peter Millard.

Lago Film Fest 2013
Vanish, corto diretto da Daniel Schwarz e Davide Cairo, riceve inveve la menzione speciale come miglior film sezione Veneto. Per la sezione UNICEF, dedicata al pubblico dei più piccoli, la scelta si è concentrata sull’argentino Luminaris, di Juan Pablo Zaramella, realizzato in stop motion con attori in carne e ossa. Infine, a conquistare senza se e senza ma il gradimento del pubblico di Lago Film Fest, è stato lo svizzero Hazel di Tamer Ruggli, opera di fiction che racconta la vita di ordinaria follia consumata tra le mura domestiche di un ragazzino. Il premio per la migliore sceneggiatura (Premio Rodolfo Sonego), consistente in una somma di 2.000 euro da utilizzare per portare sullo schermo con produzione a Revine Lago un piccolo capolavoro di scrittura per il cinema, Il rappresentante di Tommaso Sacchini, una vertiginosa immersione nella mente umana di un uomo.

Vincitori a parte, la parte del leone l’ha fatta  Apocalypso, video virale ideato da Migotto stesso e prodotto insieme a Diecimila.me, team dietro al quale si nasconde la star di Twitter CasaleggIo. A festival iniziato e in poco meno di quattro giorni, sono state raggiunte le 100.000 visualizzazioni tra YouTube, Repubblica.it, Corriere.it, Ansa.it. Tutti   portali su cui il video è stato pubblicato.

Apolcalypso (2013, di Carlo Migotto)

sabato 27 luglio 2013

Le riserve (2000), la gloria dura per sempre

Le riserve - il quarterback Shane Falco (Keano Reeves) da le istruzioni
Nel football come nella vita si può  avere una seconda gloriosa chance. Anche se poi, a riflettori spenti, si tornerà a fare Le riserve (2000, di Howard Deutch). 

di Luca Ferrari

Ci sono i ricchi, famosi e viziati come il quarterback Eddie Martel (Brett Cullen) e chi invece si è bruciato la carriera ai tempi del college, com'è il caso di Shane Falco (Keanu Reeves), oggi scrostatore marino di scafi di yacht. Due facce della stessa palla (da football). Due destini di una vita molto simile. Liberamente ispirato allo sciopero dei giocatori della NFL del 1987, Howard Deutch dirige Le riserve (2000, The Replacements).

Il presidente dei Sentinels, Edward O'Neil (l'ultima apparizione di Jack Warden) è disperato. Le sue prime donne (dicasi giocatori professionisti) sono in sciopero perché non guadgnano abbastanza. La sua unica ancora di salvezza è una vecchia volpe, il coach Jimmy McGinty (Gene Hackman). Accettato l'incarico, questi raccoglie una serie di ex-giocatori o simili, dal grande talento ma molto scarsi in autostima. 

Personalità dalle più disparate. Si va dal pauroso ma veloce come una saetta Clifford Franklin (Orlando Jones) allo sbirro fuori controllo Daniel Bateman (Jon Favreau), passando per il gallese Nigel (Rhys Ifans) col vizio del gioco d'azzardo al galeotto in libera uscita Ray Smith (Michael Jace), e ancora il gigantesco lottatore giapponese di sumo Jumbo Fmiko (Ace Yonamine), il sordomuto Bryan (David Denman) e i fratelli Jackson, Jamal (Faizon Love) e André (Michael Taliferro). A cercare di tenerli uniti in campo, il quarterback Shane Falco.

Anche le cheerleader sono in sciopero. Tutte meno una. Proprio lei, la capa. Annabelle (Brooke Langton). Per lei d'altronde il football non è solo un'esibizione. Lei ci è cresciuta dentro. Suo padre era un grandissimo appassionato. Uno di quegli uomini che apprezzano lo sport (e la vita) quando in campo ci va il cuore e non lo sponsor. Quel cuore che oggi ai Washington Sentinels manca. E per rivitalizzarlo, anche lei da il suo contributo insieme a scatenate lap-dancer.

I crumiri, come vengono bollati con disprezzo, vengono ingaggiati per sole quattro partite. Servono tre vittorie per andare ai playoff. Le cicatrici della vita però si fanno sentire. Sono una squadra ma nella realtà ognuno è solo con se stesso. Triste o arrabbiato. Quella che hanno davanti però è (finalmente) una possibilità. Un regalo inaspettato da cui ripartire. Un momento che se vissuto con forza e coraggio, consentirà a tutti di voltarsi indietro e avere la certezza che almeno una volta sono stati loro i titolari, in campo e fuori.

La prima partita delle "Riserve" non comincia troppo bene, ciò ben sottolineato dal commento disgustato del presidente O'Neil che sentenzia, "Le scimmie che si lanciano merda allo zoo sono più organizzate di questo cesso”. Litigi, cazzotti, vomito e manesche modalità di festeggiamento presentano dunque i nuovi Sentinels. Ma per tutto ci vuole rodaggio, figuriamoci per un nugolo di losers (perdenti) assemblati in quattro e quattrotto per tentare la grande impresa, incluso un impensabile successo nell'ultima partita contro gli allora campioni del mondo Dallas Cowboys.

Rispetto ai tanti (troppi) episodi delle loro singole vite, le riserve questa volta hanno qualcosa in più. C'è qualcuno che crede in loro. Loro stessi hanno cominciato a fidarsi l'uno dell'altro e si sa, quando l'uomo incontra l'uomo, magari pure con una spruzzata d'amore, non ce n'è più per nessuno. Anche l'impossibile diventa possibile. Anche ciò che i professionisti non sono in grado di fare, le riserve possono.

"Sentitemi, domani a quest’ora lo sciopero avrà ufficialmente termine” arringa il  coach McGinty in quella che sarà l'ultima partita di quei giocatori in campo, “Ora Dallas sta facendo un grosso sbaglio questa sera. Non ha paura di voi e invece dovrebbe perché voi avete in mano un’arma straordinaria. Non c’è nessun domani per voi e questo vi rende bombe pronte a esplodere”.

Le riserve - ... è parola saggia di coach!

Le riserve - Bateman (Jon Favreau) e il coach McGinty (Gene Hackman)
Le riserve - il presidente Edward O'Neil (Jack Warden) inorridito alla partita
Le riserve - le scatenate lap-cheerleader
Le riserve - Shane Falco (Keanu Reeves) e il coach McGinty (Gene Hackman)
Le riserve - il coach McGinty (Gene Hackman) sprona i "suoi"

venerdì 26 luglio 2013

Nerd sarete voi

il mutante Wolverine (Hugh Jackman)
Se nell'antichità qualcuno disse che "gli ultimi saranno i primi", quel tempo per i cosiddetti "nerd" è di sicuro arrivato.

di Luca Ferrari

Nerd
, geek, weenie, sfigato, etc. Sono alcune delle più celebri etichette appioppate ai cultori di fumetti, coloro i quali marcavano visita alle feste ed eventi sociali wasp celandosi nell’ombra dagli albo Marvel e simili. Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato. Questa sotto-cultura senza limiti di età è uscita dai ranghi e dall’anonimato di massa. Facendosi sempre più bella e forte della propria cultura di mutanti, eroi tormentati, reietti diventati protettori di città o del mondo intero. 

Ma più che una propria azione o meglio, scelta, è stata una decisione presa da chi fino a un attimo prima derideva questo periferico esercito sociale. Qualcuno dei piani alti infatti ha scoperto che quel’inadeguatezza nascosta sotto una missione poteva trasformarsi in un autentica cornucopia dai facili incassi. E non ci voleva certo un convegno di psicologi per comprendere come la società fosse sempre più allo sbando e finita l’epoca degli eroi del rock, c’era un vuoto da colmare.

E il cinema è arrivato. A spianare il sentiero ci ha pensato Spider-Man (2002), ideale nel mostrare come l’imbranato Peter Parker, interpretato alla perfezione da Tobey Maguire, potesse conquistare il cuore della bellissima Mary Jane (a sua volta incarnata a meraviglia da Kirsten Dunst) a dispetto del fascino miliardario di Harry Osbourne (James Franco per chiudere alla grande). Da quella prima pellicola diretta da Sam Raimi (quest’anno passato alla corte magica del Grande e potente Oz, ancora con Franco al suo fianco), è stata un’ascesa trionfale. 

Ma è solo questione di tempo, e di trend. Torneranno nell’ombra. Ma chi decide cosa? E se i soldi impongono sempre la loro legge, chi sarebbero questi cosiddetti censori che etichettano i presunti emarginati? Uomini di successo con astucci di cocaina sempre in tasca? Viziati con amicizie negli uffici dei palazzi parlamentari? Donne inarrivabili con nascoste crisi depressive ben miniaturizzare grazie alla sempre più fiorente industria farmaceutica? 

Al giorno d’oggi chiunque ha sentito parlare dell’ego geniale di Tony Stark, del valoroso Thor e degli artigli rabbiosi di Wolverine. La gente vede i loro film. Ne compra i dvd. Legge su riviste specializzate o giornalacci da quattro soldi. Perfino le fiere specializzate, i Cinecomics, un tempo riservate ai cosiddetti fanatici del genere, sono ormai mete alla portata di chiunque. Almeno in apparenza. La passione non è figlia della moda.

I neo-mutanti dunque si sono rivelati. Si faranno rimettere da parte? E se questi geek volessero continuare a portare alto lo stendardo dei propri superpoteri? Forse non ci sarà questa volta un prof. Xavier ad accogliervi ma più di qualcuno poco avvezzo alla socialità che senza troppi patemi vi suggerirà di andare affanculo.

Spider-Man 2 (2004, di Sam Raimi)

mercoledì 24 luglio 2013

Venezia, cinema en plein air

Monsters University (2012, by PIXAR)
Nell'arena di Campo S. Polo a Venezia dal 24 luglio al 28 agosto è di scena il cinema all'aperto tra anteprime, animazione e i film della stagione. 

Il dramma degli stupri nella guerra dei Balcani. Lo schiavismo raccontato da Quentin Tarantino. Le nevrosi di Jennifer e Bradley. L’epica bellica di Lincoln. La risurrezione di James Bond. Le sfavillanti luci jazzate della Grande Mela negli anni ’20 secondo Baz Luhrmann. E ancora altre storie. Tante storie. I film premiati agli Oscar 2013. Gli ultimi successi del cinema nostrano. Lungometraggi in lingua originale (inglese e francese) con sottotitoli in italiano. Le anteprime e i tradizionali appuntamenti pre-Mostra del Cinema.

Tutto questo e ancor di più sarà narrato nell’inimitabile arena di campo San Polo a Venezia, all’interno della rassegna Estate al Cinema con inizio proiezioni h. 21.30 (a partire da lunedì 12 agosto invece, alle 21). 

Un assolo di 31 proiezioni en plen air da mercoledì 24 luglio fino a mercoledì 28 agosto, giorno d’inizio della 70° edizione del festival al Lido di Venezia,  Questi e altri successi dell’ultima stagione cinematografica saranno ri-distrubuiti nelle sale del Circuito Cinema Comunale del Lido (Astra) e Venezia (Rossini, Giorgione)... Signori, se ho attirato la vostra curiosità, spero ora avrò tuta la vostra attenzione.

Per gli amanti del buon vecchio proiettore all’aperto non poteva esserci titolo più eloquente per l’opening day della rassegna estiva: La grande bellezza di Paolo Sorrentino con Toni Servillo e Carlo Verdone. A raccoglierne subito il testimone, la poetica di Dustin Hoffman, cimentatosi con la regia di Quartet, trasposizione cinematografica dell'omonima pièce teatrale di Ronald Harwood. Venerdì 26 luglio è l’ora del Belpaese: Viaggio sola, di Maria Sole Tognazzi con Margerita Buy e Stefano Accorsi.

Prima proiezione in lingua originale (inglese), Silver Linings Playbook (Il lato positivo). Oltre a rivelare il talento drammatico del “belloccio” Bradley Cooper, il film ha consacrato la giovane Jennifer Lawrence (Golden Globe e premio Oscar 2013). 

Dalle nevrosi contemporanee a un classico della letteratura russa trasportato sul grande schermo. Martedì 30 luglio Joe Wright rilegge la storia di Anna Karenina facendola incarnare dalla sua musa Keira Knightley. Ultimo giorno del mese, uno dei film nostrani più apprezzati e vincitore di 6 David di Donatello, La migliore offerta di Giuseppe Tornatore con Geoffrey Rush.

Dopo il clamoroso successo dell’anno passato con la doppia anteprima di Madagascar 3, l’animazione torna nuovamente protagonista in laguna. Lunedì 29 luglio è di scena la favola preistorica dei Croods firmata DreamWorks Animation, seguita più in là, lunedì 5 agosto, dall’originale e divertente Hotel Transylvania.

Per assistere alle due anteprime bisognerà attendere fino a metà mese circa, quando lunedì 12 e martedì 13 agosto saranno proiettati rispettivamente Turbo (di David Soren) e l’atteso Monsters University, prequel di quel Monster Inc. (2001), uno degl’indiscussi capolavori della Pixar Animation Studios

Si continua all’insegna della significatività di pellicole. La magia (nel senso d’incanto) è servita prima con Il grande e potente Oz di Sam Raimi (con James Franco, Michelle Williams, Rachel Weisz e Mila Kunis)) giovedì 1 agosto, poi spazio al film premio Oscar 2013 per la miglio regia, Vita di Pi (di Ang Lee), sabato 3. Lì nel mezzo, viaggio nella dipendenza farmaceutica di Effetti collaterali (02.08) firmata Steven Soderbergh con Jude Law e Catherine Zeta Jones

La settimana successiva comincia martedì 6 con uno dei migliori film italiani realizzati negli ultimi anni, Venuto al mondo, ambientato durante la tragica e ancor oggi ignorata Guerra dei Balcani (1991-95). Dietro la telecamera c’è Sergio Castellitto, con un cast internazionale che vede oltre allo stesso regista, anche Penelope Cruz ed Emile Hirsh.

Seguono il poiù che apprezzato Educazione siberiana (07.08), di Gabriele Salvatores con John Malkovich. Giovedì 8 agosto: La frode, di Nicholas Jarecki con Richard Gere e Susan Sarandon. Venerdì 9 agosto: La parte degli angeli di Ken Loach. Sabato 10 agosto: Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani con Claudio Bisio

Mercoledì 14 agosto si assapora la lingua francese (con sottotitoli in italiano) di Populaire (Tutti pazzi per Rose) di Régis Roinsard con Romain Duris e Déborah François. Per celebrare la scoppiettante giornata di ferragosto, la scelta era quasi d’obbligo. Dopo gli esordi di Romeo + Giulietta (1996), Leonardo DiCaprio torna a farsi dirigere dal gran maestro di cerimonie narrativo-cinematografiche, l’australiano Baz Luhrmann: alle h. 21 si alza il sipario per Il grande Gatsby (con Tobey Maguire e Carey Mulligan). 

Nuova anteprima venerdì 16: In Another Country di Hong Sang-soo con Isabelle Huppert e Yu Jun-Sang. Per chiudere la settimana in bellezza, ecco il 3 volte premio Oscar (ultimo dei quali ottenuto proprio con questa pellicola) Daniel Day-Lewis, qui affidatosi alla cinepresa di Steven Spielberg per l’epopea di Lincoln.

Dopo il riposo domenicale si riparte lunedì 19 con Viva la libertà, di Roberto Andò con Toni Servillo. Segue (martedì 20) il James Bond del terzo millennio (e non solo, attento allo scettro Sean), Daniel Craig che in Skyfall (di Sam Mendes) se la dovrà vedere con un viscido (e biondo platino) Javier Bardem per salvare il suo capo M (Judi Dench). Mercoledì 21, anteprima di Una canzone per Marion di Paul Andrew Williams con Vanessa Redgrave e Terence Stamp. Giovedì 22 agosto: Miele, di Valeria Golino con l’intensa Jasmine Trinca (Il grande sogno, Un giorno devi andare). 

Il venerdì 23 agosto si tinge di rosa con Amiche da morire, di Giorgia Farina con il terzetto Claudia Gerini, Cristiana Capotondi e Sabrina Impacciatore. Sabato 24 agosto, a dispetto delle ridicole sparate polemiche di Spike Lee che ne accompagnarono l’uscita, torna sul grande schermo Django Unchained con Jamie Foxx, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson e un "terribile" Leonardo DiCaprio, dove il regista Quentin Tarantino affonda in modo personale la sua lama vendicativa contro il Ku Klux Klan e i negrieri schiavisti.

Ultime tre proiezioni all’insegna delle novità. Lunedì 26 agosto, anteprima di Foxfire di Laurent Cantet con Raven Adamson e Katie Coseni. Martedì 27 agosto l’appuntamento a inviti della Biennale, “Aspettando la Mostra”. Infine, mentre i riflettori del cinema mondiale saranno puntati sul Lido di Venezia per la prima di Gravity con George Clooney e Sandra Bullock, l’arena di campo San Polo si congeda con la versione originale di To Be or Not to Be (inglese con sottotitoli in italiano) di Ernst Lubitsch con Carole Lombard e Jack Benny.

Django Unchained - Django Freeman (Jamie Foxx)
Skyfall - James Bond (Daniel Craig)

martedì 23 luglio 2013

Cannes + Locarno = Lago Film Fest

Il cinema internazionale delle edizioni 2013 dei Festival di Cannes e Locarno sbarca oggi, martedì 22 luglio, sulle sponde cinematografiche del Lago Film Fest.

The Mass Of Men (2013, di Gabriel Gauchet)

Direttamente via elvetica, ecco The Mass Of Men (di Gabriel Gauchet), una terrificante storia che racconta come tre minuti di ritardo possano cambiare per sempre la vita di un povero disoccupato. Una pellicola questa premiata col Pardino d'oro “for the Best International Short Film The Mass of Men”.

La Bifle (2013, di Jean-Baptiste Saurel)

Sempre alle h. 22 odierne, l’assurdo La Bifle di Jean-Baptiste Saurel, presentato all’ultimo Festival di Cannes nella Settimana della Critica; un uomo vittima delle dimensioni smisurate del pene non riesce a dichiarare il suo amore a una dolce ragazza. Ci vorrà il Kung fu per fargli ritrovare sicurezza. Per la sezione Svizzera Mon Amour invece, oggi è il giorno della retrospettiva dedicata al regista Michael Frei. In proiezione anche il film Emilio, del regista Angelo Cretella presente in sala.

Emilio (2013, di Angelo Cretella)

lunedì 22 luglio 2013

Claudia Cardinale, stella di Venezia Classici

Lido di Venezia, 69. Mostra del Cinema, Michael Lonsdale e Claudia Cardinale © Federico Roiter
Alla 70. Mostra del Cinema l'attrice Claudia Cardinale sarà la testimonial di Venezia Classici, la sezione dedicata ai restauri e ai documentari sul cinema.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer 

È stata la vedova Rosa Nicolosi in Il giorno della civetta (1968, di Damiano Damiani), Sandra di Vaghe stelle dell’Orsa (1965, di Luchino Visconti). A dare intensità e drammaticità a Jill McBain sbarcata nelle terre selvagge per Sergio Leone in C’era una volta il West (1968). Era lei Mara in La ragazza di Bube (1963, di Luigi Comencini). 

Nel 1984 si aggiudicò il Premio Pasinetti per la miglior attrice in Claretta (di Pasquale Squiteri) quindi nel 1993 le venne assegnato il Leone d'Oro alla Carriera. Ultima presenza dell'attrice italiana Claudia Cardinale in laguna, l’anno passato, per la presentazione nella sez. Fuori Concorso, del film Gebo e l'ombra (2012, di Manoel de Oliveira).

Oggi nel 2013 Claudia Cardinale è attesa come testimonial di Venezia Classici, la sezione dedicata ai restauri e ai documentari sul cinema. Introdotta lo scorso anno alla 69° Mostra del Cinema, ospita una selezione dei migliori restauri di film classici, riscoprendo opere del passato trascurate o sottovalutate, realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo, a partire dalla Biennale di Venezia con le Collezioni del suo Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC), che prosegue anche con questa attività la valorizzazione del suo patrimonio.

Claudia Cardinale sarà presente alla proiezione di Vaghe stelle dell’Orsa di Luchino Visconti (Italia, 1965, 105’), film Leone d’oro della 30. Mostra di Venezia (di cui la Cardinale è protagonista), restaurato dalla Sony Pictures Entertainment.

Oltre a Vaghe stelle dell’Orsa, l’ASAC ha messo a disposizione le copie di Le 15 d’Août di Chantal Akerman (Belgio, Francia, 1973, 41’), restauro sostenuto dalla Biennale in collaborazione con la Cinematek di Bruxelles. Sjećaš li se Dolly Bell [Ti ricordi di Dolly Bell?] di Emir Kusturica (Jugoslavia, 1981, 110’), restauro Sarajevo Film Centre in collaborazione con la Biennale. Little Fugitive [Il piccolo fuggitivo] di Ray AshleyMorris Engel e Ruth Orkin (Usa, 1953, 80’), restauro RIPLEY'S FILM e Orkin and Engel Film and Photo Archive in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la Biennale e Carlotta Films.

Sarà invece Sorcerer (Il salario della paura, 1977), del Leone d’oro alla carriera William Friedkin, appositamente restaurato dalla Warner Bros. Pictures, il film d’apertura (il 29 agosto 2013) di Venezia Classici. Importante novità di quest’anno per la suddetta sezione, la Giuria sarà composta da studenti di cinema provenienti da diverse università italiane: 28 laureandi in Storia del Cinema, indicati dai docenti di 13 DAMS e della veneziana Cà Foscari, saranno chiamati ad assegnare due premi:  Miglior film della selezione Classici e Miglior documentario sul cinema.

Lido di Venezia, 69. Mostra del CinemaClaudia Cardinale © Federico Roiter
Vaghe stelle dell'Orsa - Sandra (Claudia Cardinale)
Vaghe stelle dell'Orsa - Sandra (Claudia Cardinale)

domenica 21 luglio 2013

Frankenweenie goes to Lago Film Fest

Frankenweenie (2013, di Tim Burton) - Frank e Sparky
Un bambino sfida la morte per resuscitare l'amato cane perito. La dark-animation di Frankenweenie (di Tim Burton) sbarca al Lago Film Fest.
 
di Luca Ferrari
Incubo fanciullesco di una notte dark di mezza estate a Revine Lago (Tv). Grazie alla collaborazione con l’Associazione Culturale Careni, realtà che ha da poco compiuto 10 anni e che resiste con caparbietà  all’invasione del digitale, sbarca oggi (h. 21) sugli schermi della nona edizione del Lago Film Fest, presso il Cortile Carlettin, Frankenweenie, la favola gothic di Tim Burton all'epoca (1984) rifiutata dalla Disney e oggi (2013) prodotta dalla medesima.

Sempre la sera, dopo la scorpacciata di film veneti e la proiezione del film in concorso Das Falkenspiel nella nella sezione Internazionale con ospite a sorpresa il regista Robert Beske, si continua nel segno dell'animazione cinematografica con Briganti senza leggenda, di Gianluigi Toccafondo che narra la vendetta di due contadini vessati da un manipolo di delinquenti.

Lago Film Fest 2013

venerdì 19 luglio 2013

This Must Be Lago Film Fest

Lezioni di Anatomia di Niccolò Pellizzon
Nel Veneto. Nel mondo. Prende il via oggi la nona edizione del Lago Film Fest nel nome della produzione cinematografica indipendente tra documentari, sceneggiature e arti visive. Lì, sulle rive lacustri sotto le stelle. Tra le mura e le corti del borgo in pietra di Revine Lago. Quasi 100 film da tutto il mondo per nove giorni di festival all'insegna dello spettacolo e dell'internazionalità. Si comincia dalla rosa dei giurati, che quest'anno tocca tutti i punti cardinali: dagli States al Brasile, passando per Francia, Irlanda e Svizzera.

A salutare il pubblico nella prima giornata di festival ci saranno i giurati Aly Muritiba, regista brasiliano di A Fábrica, capolavoro crudo e commovente sulle carceri del suo paese mostrato l’anno scorso al festival e approdato quest’anno con Pátio, corto candidato all’Oscar, presentato alla Semaine de la Critique di Cannes, che verrà proiettato in anteprima assoluta a Lago proprio venerdì 19.  Presente anche Tomas Sheridan, documentarista e produttore irlandese. A entrambi i registi Lago Film Fest dedica una retrospettiva.

Pàtio (2013, di Aly Muritiba)
 Il proiettore del festival si accenderà per la prima volta venerdì alle h. 21 circa, al calar del sole in riva al lago, con la prima selezione di film che arrivano dalla “terra promessa” della creatività, la Svizzera. Swiss Film: It' s all about love, questo il nome della sezione e trampolino di lancio di Svizzera Mon Amour, vero e proprio festival nel festival. Tra corti e cortili di Revine Lago, spazio anche gli eventi made in Veneto di venerdì 19: nel cortile Carlettin ore 22, i primi film dei filmmaker corregionali, una scelta di 6 gustosissime opere che non mancheranno di stupire il pubblico; nel Vicolo Arco ore 21 la presentazione dello straordinario Lezioni di anatomia, romanzo grafico del veronese Niccolò Pellizzon, a cura di Treviso Comic Book Festival, storico partner del Festival. Nel menù della serata anche l’inaugurazione delle installazioni dell’Atelier FraSe e il jazz al sapore di dub e funk dell’ensemble Mandela.

Proiezione molto attesa infine, alle h. 22 presso il Cortile Carlettin, il film Vanish del regista Daniel Schwarz. Un affascinante viaggio attraverso paesaggi surreali prodotto da FABRICA, il centro di ricerca sulla comunicazione.

Vanish (2013, di Daniel Schwarz)

giovedì 18 luglio 2013

Lago Film Fest 2013, la Forma delle Idee

(da sx) Viviana Carlet e Carlo Migotto
La 9° edizione del Lago Film Fest, il Festival Internazionale di Cortometraggi, Documentari e Sceneggiature, diretto da Viviana Carlet, Carlo Migotto ed Emiliano Bernardi, si terrà a Revine Lago (Tv) dal 19 al 27 luglio 2013. Sotto i riflettori, il cinema indipendente da tutto il mondo in concorso nelle sei categorie, le anteprime internazionali, il concorso “Rodolfo Sonego” per le sceneggiature italiane di cortometraggi, gli eventi d’arte, i concerti e tanto altro ancora. Il Festival vedrà in gara un totale di 95 cortometraggi e documentari dei quali 38 nella sezione Internazionale, 19 in quella Nazionale, 14 nella sezione Nuovi Segni (dedicata alle opere sperimentali), 18 nella sezione UNICEF (dedicata alle opere per i bambini) e 6 nella sezione Veneto (dedicata alle opere realizzate da filmmaker veneti o ambientate nella nostra regione).

Spiccano, all’interno della selezione le 16 anteprime italiane, le 4 internazionali, e dulcis in fundo, 2 anteprime mondiali. Inoltre il progetto SMA Svizzera Mon Amour con la miglior creatività dalla Svizzera, tante proiezioni speciali, concerti, performance e degustazioni.


“Il Lago Film Festival è in grado di valorizzare quanto di meglio vi sia sul territorio, giungendo ad affermarsi come una realtà strutturata e autorevole”, ha sottolineato  Floriano Zambon, vicepresidente della Provincia di Treviso, anticipando un tema caro al Sindaco di Revine Lago Battista Zardet: il rapporto stretto e simbiotico fra il contesto straordinariamente bello dell’anfiteatro naturale di Lago e il Festival, il quale ha saputo inserirsi, coinvolgendo a più livelli enti, istituzioni e persone. “Inoltre”, ha commentato Marco Fighera, consigliere di ATS – Alto Trevigiano Servizi, “di fronte al diradarsi delle iniziative legate a una contrazione degli investimenti pubblici e privati, le attività che restano sono quelle che hanno in sé elementi qualitativi forti. Ed è per questa ragione che da diversi anni l’ATS sostiene, e sosterrà anche in futuro, il Lago Film Fest”.

lunedì 15 luglio 2013

Man of Steel, Superengers Day

L'uomo d'acciaio - Superman (Henry Cavill)
Supereroi talmente degustati, vissuti e goduti in quantità che L'uomo d'acciaio (2013, di Zack Snyder) è arrivato quando si poteva anche farne a meno.

Un reietto salva il mondo. Un auto-isolatosi per il bene dell’umanità. Troppo perfetto nella bontà. Supereroe più americano di Captain America. Per assurdo, il Generale Zod (Michael Shannon), colui che vuole spazzare via l’intera popolazione terrestre per far rinascere il mondo di Krypton, si dimostra il più umanamente realistico di tutti.

Rifiuta il destino atroce cui il potere cieco ha condotto non solo lui ma l’intero pianeta. E si ribella. Con le armi, è naturale. I sogni gandhiani avranno anche piegato un Impero (morente) ma su Crypton le cose funzionano diversamente. E come i suoi futuri contemporanei terrestri, da Fidel Castro all’ayatollah Khomeini senza dimenticarsi dei nostri Partigiani, si cerca di rovesciare una dittatura. Nella dimensione intergalattica però, la rivolta però non sortisce alcun effetto concreto, anzi peggio.

Zod e i suoi fedeli vengono condannati alla peggior punizione possibile. Scaraventati in un buco nero per l’eternità. Ironia della sorte, è proprio l’esplosione del loro ex-pianeta a liberarli. E quando scopre che il solo modo diportare alla luce nuovi criptoniani, è catturare il figlio del suo ex-amico/nemico Jor-El (Russel Crowe), l’ordine ai più alti vertici terrestri è perentorio: consegnargli il suo “concittadino” di cui nessuno è a conoscenza della sua esistenza.

Kal-El (Henry Cavill) nel frattempo, mandato via prima che Krypton venisse distrutta, p sbarcato da neonato nel Kansas. È stato cresciuto dai coniugi Kent, Jonathan (Kevin Costner) e Martha (Diane Lane) come loro figlio Clark. Nessuno più di loro rappresenta comprensione, saggezza e umiltà.

Da manuale il salvataggio dell’amato cane rimasto chiuso in macchina durante uno tornado, con il sacrificio totale del padre scatenando così l’urlo di disperazione del giovane Clark che da quel giorno inizierà un peregrinaggio in giro per il mondo, non senza lasciarsi andare a qualche impresa miracolosa. Gesta queste che seppur sporadiche e mai troppo ravvicinate non sfuggono al fiuto da prima pagina della mordace giornalista del Daily News, Lois Lane (Amy Adams). Giusto in tempo per l’arrivo di Zod e di quel che chiede la resa dei conti.

Lo spettro di Indipendence Day  (1996) è bello che vivo, e c’è quasi da auspicare che sia stato un tributo di Zac a Roland (Emmerich).Tra imprese straordinarie e un’invasione spaziale, il mondo sembra ritrovare la propria pace sulle note rurali di Seasons, di Chris Cornell. Direttamente dalla colonna sonora del film Singles – L’amore è un gioco (1991, di Cameron Crowe).

L'uomo d'acciaio - il genetale Zod (Michael Shannon)
L'uomo d'acciaio - Jonathan Kent (di Kevin Costner)

venerdì 12 luglio 2013

Venezia Gravity Cinema

Gravity (2013, di Alfonso Cuarón)
Gravity (2013, di Alfonso Cuarón con Sandra Bullock e George Clooney) aprirà  la 70. edizione del festival del cinema di Venezia nella sez. Fuori Concorso.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer 

Haifaa Al Mansour, presidente Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. La giovane attrice palermitana Eva Riccobono, madrina delle serate di apertura e chiusura. Realizzato dal regista/illustratore Simone Massi, il nuovo manifesto ufficiale è un omaggio al cinema di Theo Anghelopulos e Federico Fellini. Per l’edizione 2013 sarà Ciak, il noto mensile specializzato diretto da Piera Detassis, a firmare il Daily ufficiale della rassegna insieme al city-magazine Venezia News.

Già annunciati da tempo il Leone d’Oro alla Carriera a William Friedkin e il presidente di giuria Bernardo Bertolucci, giorno dopo giorno, sono sempre più nitidi e delineati i connotati della 70° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2013), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Presenza (quasi) fissa della laguna, dopo il trionfale bagno di folla insieme a Brad Pitt per l’apertura dell’edizione 2008 con Burn Aftre Reading di Joel Coen ed Ethan Coen, il due volte premio Oscar, George Clooney, è tornato l’anno successivo per L’uomo che fissa le capre (2009, di Gran Haslow), quindi l’ultima apparizione appena due anni fa per il politico Le Idi di Marzo, nella doppia veste di attore e regista. Ora è tempo di andare nello spazio.

E restando dietro la telecamera, come anticipato, quest’anno a Venezia ci sarà anche la prima regista donna dell’Arabia Saudita, Haifaa Al Mansour. Il successo dei suoi cortometraggi e dell’innovativo documentario Women Without Shadow (2005), ha influenzato una nuova onda di registi sauditi e ha posto la questione dell’apertura dei cinema nel suo paese sulle prime pagine. In Arabia Saudita il suo lavoro è insieme lodato e vilipeso per aver incoraggiato la discussione su tematiche tabù e per aver penetrato il muro di silenzio che circonda la vite segregate delle donne saudite.

Eva Riccobono, madrina delle serate di apertura e chiusura.
la regista saudita Haifaa Al Mansour

mercoledì 10 luglio 2013

Amy Adams, Lois Lane News

L'uomo d'acciaio - Lois Lane (Amy Adams)
Sprezzante del pericolo. Testarda. Competente. E' la Lois Lane "Snyderiana" de L'uomo d'acciaio, interpretata dalla bravissima Amy Adams.

“Mi viene il blocco dello scrittore se non uso un giubbotto antiproiettile. Si presenta così l'intrepida reporter Lois Lane (Amy Adams) durante l’ennesimo rischioso servizio, questa volta nell'inverno perenne dell’Artide dove i governi di Stati Uniti e Canada si stanno contendendo il diritto a recuperare un misterioso oggetto sepolto sotto gelide croste ghiacciate. 

Nella rilettura oscura di Superman prodotto da Christopher Nolan, L’uomo d’acciaio (2013, Man of Steel), il regista Zack Snyder affida il ruolo della giornalista Lois Lane a una delle attrici più eclettiche e sicure prossime premio Oscar, l’americana Amy Adams.

Lois è una tosta. Parla decisa. Non si fa intimorire dal marziale colonnello Nathan Hardy (Christopher Meloni). È mossa dal sacro fuoco della curiosità. Della notizia da svelare. E questo la porta a spingersi oltre. A rischiare oltre i limiti. Perché lo fa? Nobile sete di verità o più banale voglia di protagonismo? Il bordo spesso non si distingue. 

La manipolazione e la censura sono sempre in agguato. Le vere aquile bianche sono una specie in via d’estinzione o forse non sono davvero mai esistite. I veri reporter di guerra rischiano la vita. I buffoni della carta stampata alzano la voce ergendosi a chissà quali gigantesche autorità. Lo ripeteva sempre lo scafato reporter Simon (Richard Gere) durante la sua caccia (The Hunting Party, 2007, di Richard Shepard) al ricercato n. 1 del conflitto balcanico: Una vita in pericolo è una vita reale, il resto è solo televisione

Così, nell’entrare in una misteriosa caverna, l’intrepida Lois si ritrova attaccata da una strana creatura prima, quindi salvata da una ancor più particolare vedendogli  uscire raggi rossi dagli occhi. Poi più nulla. Svanito. Se la maggior parte delle persone si accontenterebbe di aver portato a casa la pellaccia, lei ovviamente no e inizia la ricerca. Scoprirà tutti i posti dove questo misterioso “salvatore” ha lavorato, compiendo talvolta azioni incredibili. La sua ricerca finisce sulla tomba del padre di lui, Jonathan (Kevin Costner). 

Lo scoop ce l’avrebbe ma non lo dice. Perry White (Laurence Fishburne), il suo capo del Daily Mail, capisce la sua reticenza e pur dicendoglielo chiaramente, la elogia per questo. Per qualcuno scelta incomprensibile, per altri logica conseguenza dettata da qualcosa di più profondo e importante dell’ennesima bomba da prima pagina.

Venuta a conoscenza dunque del perché Clark/Kal-El (Henry Cavill) abbia taciuto sulla propria appartenenza extra-terrestre, in Lois scatta qualcosa che le impedisce di pubblicare la verità. In modo analogo, in una delle scene più toccanti di Point Break (1991, di Katyryn Bigelow), è la profonda amicizia che lega l’agente speciale Jonny Utah (Keanu Reeves) al surfista super-ricercato rapinatore di banche Bodhi (Patrick Swayze) a far sì che la mira della sua pistola sia volontariamente spostata al momento della quasi-cattura, rinunciando così a fare il suo dovere in nome di qualcosa d'altro.

In dieci e più anni di ruoli la “vicentina” Amy Adams (è nata nella città del Palladio mentre il padre era in servizio per lo United States Army alla Caserma Ederle) non si è mai fatta intrappolare in ruoli da bella & dannata, fidanzatina d’America o simili.

Dall’ingenuità “apparecchiuta” di Brenda Strong, sedotta e abbandonata dal “sempre di fretta” Frank Abbagnale Jr. (Leonardo DiCaprio) in Prova a prendermi (2002, di Steven Spielberg) alla sognante atmosfera di Come d’incanto (2007, di Kevin Lima), Amy si è fatta le ossa tra Washington, Pakistan e Afghanistan in impeccabile tailleur insieme al deputato Charlie Wilson (Tom Hanks) nella sua Guerra (2007, di Mike Nichols) per fermare la minaccia sovietica, quindi si è reinventata scrittrice di ricette in Julie & Julia (2009, di Nora Ephron) a fianco di Meryl Streep

Si è calata nella vita di provincia insieme a Christian Bale e Mark Wahlberg, sfidando la madre-padrona-manager di boxe Alice Ward (Melissa Leo), indossando i ruvidi panni semi-succinto/sbandati di Charlene in The Fighter (2010, di David O’Russel), per entrare poi nella rigidità matronale di The Master (2012, di Paul Thomas Anderson), film presentato alla 69° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. 

Infine donna di successo, maschiaccio sportivo e figlia abbandonata da un ruvido e introverso papà (Clint Eastwood), Amy Adams è la combattiva Mickey di Trouble with the Curve (2012, di Robert Lorenz). Adesso è arrivata l'ora di un nuovo importante ruolo. Si accomodi pure Miss Lane, c'è un nuovo inviato al giornale. Il suo nome è Clark Kent.

L'uomo d'acciaio - Kal-El (Henry Cavill) e Lois (Amy Adams)
The Fighter - Charlene (Amy Adams)
L'uomo d'acciaio - Lois Lane (Amy Adams)

venerdì 5 luglio 2013

Tutta la merda davanti

Pianeta Terra, paese inospitale in After Earth. Pianeta Terra, dilaniato da virus con mutazione della razza umana in famelici e incazzosi zombi in World War Z.

di Luca Ferrari

Che ne è stato di tutta quella “Virziana” vita davanti? Semplicemente non c’è. Non ci sarà. Per quelli che verranno dopo ci sarà sempre di meno e siffatte operette non saranno che ridicoli lineamenti oltre lo statico 36.0 di temperatura. Il Pianeta Terra ribollisce di plastica piantata ovunque fermentando ossa e carni di chi deve lasciare il posto controvoglia alle nuove "genesazioni". Tutta la storia evolutiva scorre in qualche minuto microchip mentre nessuno si occupi di chi sta morendo.

Una volta tanto voglio uscire dai confini del racconto cinematografico perché solo di recente mi sono imbattuto nella pellicola generazionale con protagonisti Elio Germano e Isabella Ragonese. E lo ammetto. Mi ha sorpreso in positivo. Specialmente perché non finisce lì. Con i titoli di coda, ma non voglio addentrarmi troppo nello specifico argomento perché mi riprometto di parlarne in modo più approfondito. 

Il film (2008) diretto da Paolo Virzì mi ha invece fatto da involontario ponte di collegamento tra due film appena usciti sul grande schermo di cui il primo, solo nel vedere padre e figlio Smith che fanno padre e figlio, mi ha subito provocato noia. Sull’opera con protagonista il salvatore Brad Pitt invece, non sto che raccogliendo commenti negativi con ciliegina sulla torta, la totale inutilità del 3D (svuotamento tasche spettatore a parte, s’intende). 

Se l’After Earth di M. Night Shyamalan (Il sesto senso, The Village) è stato scientificamente bypassato, diverso è il caso della Guerra Mondiale di Marc Foster (Monster’s Ball, Neverland, Quantum of Solace). Magari sarà l’atmosfera meno spaziale e più umana. Boh. Gusti personali a parte mi pare un’estate all’insegna dell’uomo mangia uomo (quale sarebbe la novità?) e dove il buon Superman stia giocando un ruolo decisamente secondario. Alla faccia che doveva ispirare l’umanità.

After Earth - In fuga si, ma dove?

lunedì 1 luglio 2013

La grande autocelebrazione

La grande bellezza - Ramona (Sabrina Ferilli)
Il Festival di Cannes chiama, Paolo Sorrentino risponde con Malickiano compiacimento. La grande bellezza (2013) stordisce fin da subito per l’eccessiva fotografia.
Vi vedo tutti. Vi vedete così. C’è il catalizzatore di attenzione. Ci sono gli eserciti di falliti che hanno bisogno di vendersi e mostrare. C’è la scelta estrema di chi ha deciso di non aver bisogno di nulla. Ci sono le costanti bandiere bianche. La grande bellezza (2013, di Paolo Sorrentino).

La morte colpisce quieta ma il sole continua a splendere e comunque c’è qualcosa da festeggiare. Si agitano tutti con sfrenato-composto asservimento. Ognuno con lo spazio che gli altri concedono. E solo pochi si possono permettere un riposante piatto di pasta e fagioli in compagnia di un amico, prendendosi il lusso di dormire in un vero letto.

Sorrentino (Le conseguenze dell'amore, Il Divo, This Must Be the Place) scava sopra lo spazio. Le intangibili gallerie dell’esclusività conducono all’ideale di un qualcosa per primo criticabile. Non c’è morale. Non c’è vera esistenza. Anche una corsa dal sapore domenicale si trasforma in un registratore dilatato a cui infondere la propria corroborante insicurezza di volgare rigetto.

E se Sabrina Ferilli (per una volta) accetta di essere una forma differente dalla Trastevere popolana, Serena Grandi gioca un po’ troppo con il proprio decadente (…) presente mentre Carlo Verdone è "Buyanamente" incollato all’eterna malinconia, e lì rimane. Emblema di quella Roma, Italia, Europa, Globo che cambia lasciando il campo. Ma non ci sarà nulla che virerà in meglio. E nessuno alza il muro della propria vera opinione. E nessuno scaccia la conveniente neutralità dal proprio aspetto.

L’uomo Jep (Toni Servillo) inizia ogni giorno a scrivere un diario ma arriva al massimo alla seconda pagina. Poi il teatro chiama, e i cliché chiedono spazio. Si fanno bruciare dalla luce riflessa e l’urlo scomposto dell’ennesimo alcolico trenino goliardicamente deragliato diventa il solo testamento che ciascuno si riserva di lasciare in eredità al mondo. Credendo che interessi poi a qualcuno. Non interessa a nessuno.

E mentre l’America cinematografica non smette di viziarci con supereroi improbabili (L’uomo d’acciaio), un po’ troppo pirateschi per essere realistici nativi (The Lone Ranger) o fascinosi salvatori da pandemie mondiali (World War Z), anche quell’Italia con meno confini, pur lanciandosi con alianti, paracaduti e costumi di regia, resta sempre lì. A sbirciare dalla serratura di una vita capace solo di produrre inquietanti rimpianti, buoni al massimo per qualche biografia collegialmente autorizzata.

L’utopia di una grande bellezza indottrina a scogli acuminati dove la lingua sbaciucchia semplicemente quello che non c’è. E non c’è. E non c’è. E la sola bellezza di cui qualcuno trova il tempo di godere è un’eredità che non si merita. Ci osserva giudicando il tutto inopportuno.

Troppo poco. Troppo molto.

La grande bellezza - Jep Gambardella (Toni Servillo)