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giovedì 24 luglio 2014

I soliti umani, le nuove scimmie

L'alba del pianeta delle scimmie - Cesare (Andy Serkis)
Possono coesistere due specie dominanti nello stesso piccolo mondo? Rupert Wyatt dirige L’alba del pianeta delle scimmie (2011).

di Luca Ferrari

Non sono una minaccia, le hanno rese tali. L'interesse ha sodomizzato ogni forma di rispetto e ora la natura presenta il proprio conto. Non sotto forma di catastrofi naturali, ma con pelle, peli e sentimenti di quei primati così simili a noi razza umana, le scimmie. Ha inizio una nuova epoca di sopravvivenza. L’alba del pianeta delle scimmie (2011 di Rupert Wyatt).

Ci sono persone destinate a cambiare il corso della storia. Forse un insieme di coincidenze. Forse qualcosa che non si può ignorare dentro di sé. Forse la spinta entusiasta di salvare il mondo porta a crearne un altro, anche a proprio discapito. È quanto accade al geniale scienziato Will Rodman (James Franco), al servizio di una potente ditta farmaceutica che cercando una cura per l’Alzheimer, malattia di cui è affetto il padre Charles (John Lithgow), dà involontariamente il via a una nuova generazione di scimmie intelligenti, potenzialmente capaci di sottomettere la razza umana.

L’alba del pianeta delle Scimmie (2011, di Rupert Wyatt) è molto più di un ipotetico prequel del celebre Il pianeta delle scimmie (1968, di Franklin J. Schaffner con Charlton Heston) poi rifatto senza troppa fortuna commerciale da Tim Burton nel 2001 (Planet of the Apes). Questa nuova pellicola parla di un legame tra lo stesso Charles e un piccolo scimpanzé che decide di allevare in casa propria invece di sopprimerlo come gli altri e più grandi colleghi a causa di un’esposizione al farmaco su cui stava lavorando.

C’è di più. Cesare (Andy Serkis), così viene chiamato il mammifero, diventa uno di famiglia. Cresce tra attenzioni e coccole, ricevute in abbondanza anche dall’ultima arrivata in casa Rodman, la bella fidanzata di Will, il veterinario Caroline Aranha (Freida Pinto). Il farmaco però, passato a Cesare dalla madre che lo ha partorito di nascosto nel laboratorio dove faceva la cavia, lo rende straordinariamente intelligente.

Impara a comunicare con il linguaggio dei segni. Somministrato anche al padre, in un primo momento gli effetti sono di guarigione totale, poi però il fisico umano e i suoi anticorpi hanno il sopravvento. Nella scimmia no. Mentre Will è al lavoro, Cesare difende il vecchio Charles dal vicino scontroso, colpendo ripetutamente e per questo viene rinchiuso in gabbia. In una sorta di zoo privato, sotto le grinfie del giovane e malvagio guardiano Dodge (Tom Felton).

Will gli promette che tornerà a prenderlo ma non succederà. L’animale rimane solo. Nei suoi occhi c’è tutta la sofferenza dell’abbandono. Nei suoi occhi ci sono lacrime che sembrano gridare “Mi avevi detto che saresti tornato. Mi avevi detto che sarei tornato a casa con te. Mi avevi giurato che non mi avresti mai abbandonato. Non è accaduto nulla di tutto ciò. Non stupirti se presto la mia vita sarà altrove”.

Cesare è uno scimpanzé ma quando si trova per la prima volta dinnanzi ai suoi simili, le dinamiche sono le stesse di una prigione umana. Di un ufficio umano. Di una società umana. C’è il capo prepotente che deve marchiare il territorio umiliandoti e colpendoti. C’è l’amico buono. C’è la folla dei vigliacchi che seguono il più forte. C’è il sacrificio dell’amico per salvarti.

Cesare lotta. Non uccide. Vuole solo il suo spazio. Vuole il proprio posto nel mondo. Perché ci sono momenti dove la conquista della propria libertà vuol dire “a qualunque costo, e con ogni mezzo”. Senza eccezioni. È l’inizio di una nuova era. Cesare guida la rivolta. Sarà salvato e salverà a sua volta l’amico/padre di un tempo.

Forse a questo mondo non c’è spazio per due civiltà dominanti (religioni o superpotenze economiche che siano), ma se guidate da uomini intelligenti che sanno guardare anche al proprio cuore, c’è posto per tutti su questo Pianeta.

Il trailer di L'alba del pianeta delle scimmie

L'alba del pianeta delle scimmie - Cesare (Andy Serkis)
L'alba del pianeta delle scimmie - Caroline (Freida Pinto) e Will (James Franco)
L'alba del pianeta delle scimmie - Cesare (Andy Serkis) guida la rivolta

giovedì 17 luglio 2014

Il diavolo veste Prada, NO carboidrati

Il diavolo veste Prada - Emily Charton (Emily Blunt)
In un mondo dove Il diavolo veste Prada non c'è spazio per l'happy end nè per i carboidrati. Lo imparerà a sue spese anche Emily Charton (Emily Blunt).

Ama il suo lavoro. E in caso di dubbi, se lo ripete all'infinito anche quando è a pezzi. Pronta a soddisfare ogni capriccio di Miranda Priestly (una delle più incredibili interpretazioni di Meryl Streep), direttrice del magazine guru del settore moda, Runaway. Lei è Emily Charton (Emily Blunt). Chioma rossa. Occhioni azzurri. Puzza sotto il naso verso chiunque non indossi capi firmati, inclusa la neo-assunta giornalista Andy Sachs (Anne Hathaway), poco dedita a sposare la sua nuova realtà lavorativa

Emily basa tutta la sua vita in funzione di Parigi dove si terrà l’appuntamento più glamour della moda. Arrivare lì significa svoltare nella propria carriera. Ma anche il fisico vuole la sua parte, e pure su questo aspetto Emily ha le idee chiare per raggiungere il proprio obbiettivo: "Sto facendo una nuova dieta. È molto efficace. Praticamente non mangio niente. Quando sento che sto per svenire butto giù un cubetto di formaggio. Ora mi serve solo una colite e arrivo al peso ideale!".

Non ci sono principesse in questa storia, Il diavolo veste Prada (2006, di David Frankerl). Non c'è alcun happy end. Per lo meno per Emily. Come se questo training massacrante non fosse già abbastanza, beffa delle beffe, complice un fastidioso raffreddore, la collega ormai diventata brava (quasi) quanto lei e un incidente lungo la strada per l'ufficio ed ecco che il sogno parigino svanisce in un letto d’ospedale con gamba ingessata e la rampante Andy che le soffia il viaggio.

Ancora piena di lividi, Emily è soprattutto gonfia di rabbia e sentenzia senza appello contro la collega: "Tu ti sei venduta l’anima il giorno che ti sei messa il primo paio di Jimmy Choo. Ti ho vista! E lo sai cosa mi uccide di tutta questa storia? Tutti i vestiti che ti daranno, cioè… tu non te li meriti. Tu mangi i carboidrati, Cristo santo!".

Il diavolo veste Prada, la dieta di Emily

Il Diavolo veste Prada - Emily (Emily Blunt)

giovedì 10 luglio 2014

Birdman, la prima virtù della 71. Mostra del Cinema

Birdman - l'attore Michael Keaton sul set del film
Birdman - Le imprevedibili virtù dell’ignoranza (2014, di Alejandro G. Iñárritu) è il fim di apertura della 71. Mostra del Cinema di Venezia.

Luca Ferrari
, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer  


Opening act col botto per la 71. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2014). L'ex-Batman "burtoniano" Michael Keaton
, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone e Naomi Watts, tutti davanti alla telecamera di AlejandroG. Iñárritu in Birdman - Le imprevedibili virtù dell’ignoranza (2014), film distribuito da Fox Searchlight Pictures / New Regency. 

La pellicola sarà proiettata in anteprima mondiale, sez. Concorso, la sera di mercoledì 27 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido, a cui seguirà la cerimonia di apertura condotta dalla madrina della rassegna lagunare, l'attrice napoletana Luisa Ranieri.

Black comedy, Birdman racconta la storia di  Riggan Thomson (
Keaton), attore in declino e  famoso per aver interpretato un mitico supereroe, e oggi alle prese con le difficoltà e gli imprevisti della messa in scena di uno spettacolo a Broadway che dovrebbe rilanciarne il successo. Nei giorni che precedono la sera della prima però, deve fare i conti però con il suo irriducibile ego e gli sforzi per salvare la propria famiglia, la carriera e soprattutto se stesso.

Per il presidente di giuria, il compositore francese Alexandre Desplat, ecco dunque il primo film tra dovrà visionare. E da un regista come Alejandro G. Iñárritu, Premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2006 per Babel, di certo c'è da aspettarsi qualcosa di notevole. Dopo i flash di Venezia, Birdman uscirà prima nel Nord America il 17 ottobre quindi nel resto del mondo lo sbarco sul grande schermo è previsto per l'inizio del 2015.

Il trailer in lingua originale di Birdman

Birdman - (da sx) gli attori Michael Keaton e Edward Norton

martedì 8 luglio 2014

Per qualche anno e dollaro in più

Per qualche dollaro in più - il duello finale
“Quando la musica è finita, raccogli la pistola e cerca di sparare. Cerca”. L'apoteosi western di Sergio Leone, Per qualche dollaro in più (1965).

Il regista perfetto. Il compositore di colonne sonore perfetto (Ennio Morricone). Gli attori perfetti. Indiscusse icone del genere. La trilogia western del regista romano Sergio Leone sono pagine indelebili di grande cinema. Un punto di riferimento per chiunque voglia dirigere un attore con cappello da cowboy, pistola e sigaro. Dopo il ritorno sul grande schermo del primo Per un pugno di dollari (1964), sta per ritornare Per qualche dollaro in più (1965).

Il mondo Leoniano non stordisce lo spettatore con mezze figure. Il buono difende i deboli. Il cattivo uccide senza pietà. Era il selvaggio West dove la velocità a sparare era la sola abilità che faceva la differenza tra un uomo vivo e uno sepolto. Così capita che due cacciatori di taglie, il colonnello Douglas Mortimer (Lee Van Cleef) e il Monco (Clint Eastwood) decidano di unire le forze per fare fuori la banda dell'Indio (Gian Maria Volontè), anche se per ragioni differenti.

“Agguanto l’Indio, mi compro un buon ranch e mi sistemo” dice rilassato il Monco. Al contrario c’è chi agisce per vendetta cercando una pace nella propria interiorità forse perduta per sempre. La lezione del Colonnello però non è quella del voler seppellire chi uccise a sangue freddo il proprio cognato e l’amata sorella, suicidatasi mentre veniva stuprata.

Tra le mani tiene sempre un carillon di cui un gemello era proprio di lei, e che ora l’Indio usa prima di sparare a morte. Nel parlare con il più giovane pistolero, si lascia andare a una piccola confessione, sottolineando analoghi comportamenti incoscienti “fino a quando mi accadde un fatto che mi rese la vita estremamente preziosa”. Quale?, domanda subito il Monco. La risposta è uno sguardo fulmineo del più anziano, e allora, cercando di rimediare alla gaffe, si giustifica dicendo che forse è stata indiscreto. 

“No” dice il saggio e malinconico Colonnello, “le domande non sono mai indiscrete, le risposte lo sono a volte”. La telecamera a quel punto indugia qualche secondo sulla mano destra che chiude il carillon e in quei pochi attimi si sente tutta la profonda tristezza e rabbia che attanagliano il cuore di un uomo sofferente, che giorno dopo giorno si porta il peso di chi non c’è più. Barbaramente falciata via.

Chiedere qualcosa è spesso un atto di coraggio. Domandare è il primo passo per ottenere. La parola come baluardo di schietta sincerità. Un valore universale che a dispetto delle epoche viene raramente avvallato. Non si chiede. Si abbassa la testa, assecondando il volere di qualcosa o qualcun’altro.

Nel selvaggio West non c’è tempo per i sentimentalismi. Una confidenza non è una spiegazione. È una ragione che brucia e consuma. Eppure, quando la vendetta è compiuta, l’uomo sembra perfino capace di trovare una nuova strada per ricominciare. Incamminandosi più sereno verso l’orizzonte senza farsi segnare dal peso del passato più doloroso.

Quel carillon risuona ancor per tutti noi. Nelle sfide di tutti i giorni. Un gingillo materiale che nel terzo capitolo della saga di Jack Sparrow, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo (2007, di Gore Verbinski), Tia Dalma e Davy Jones posseggono uno ciascuno. Un tributo dichiarato del regista a Sergio Leone e al film Per qualche dollaro in più, oggi di nuovo al cinema.

Un genere quello western che esercita ancora un fascino insuperabile nella storia contemporanea. Passione indiscussa di Kevin Costner, nel 2007 James Mangold diresse Russel Crowe e Christian Bale nel remake di Quel treno per Yuma (1957). Tre anni dopo toccò a un’altra pietra miliare del genere, Il Grinta (1969), essere aggiornata attraverso la regia dei premi Oscar Ethan e Joel Cohen, con Jeff Bridges a raccogliere l’eredità di John Wayne nelle vesti del burbero e guercio Reuben J. “Rooster” Cogburn.

Non poteva mancare lui, da sempre amante del genere. Mr Quentin Tarantino con il proprio omaggio al Django (1966) di Sergio Corbucci con Franco Nero, quest'ultimo presente con un cameo nel proprio Django Unchained (2012) con protagonisti Jamie Foxx, Christoph Waltz e Leonardo DiCaprio.

Ma se oggi il cinema è qualcosa d’immediato e ci sono proiezioni tutti i giorni della settimana, non era proprio così ai tempi dell'uscita delle pellicole di Sergio Leone. Chissà cosa doveva significare per un allora ventenne immergersi nell’atmosfera di Per qualche dollaro in più davanti al grande schermo.

Magari sarebbe finita lì, con un aperitivo e una sigaretta durante la proiezione. Qualcuno però, sono sicuro, non avrebbe mai dimenticato quella pellicola. Avrebbe aspettato di rivederla in televisione. Se la sarebbe videoregistrata alla prima occasione. E molti anni dopo, magari insieme alla sua famiglia e a certi suoi (magnifici) amici, se lo sarebbe riguardato ogni mattina durante una serie di rustiche colazioni pasquali.

Troppa fantasia, eh? Siamo alla resa dei conti. "Quando la musica è finita, raccogli la pistola e cerca di sparare. Cerca” dice l'Indio beffardo al Colonnello, disarmato, aprendo l’orologio a carillon che tempo prima aveva strappato alla sorella di lui. La scena più memorabile di Per qualche dollaro in più (1965, di Sergio Leone), scandita dalla delicata e dolorosa nenia registrata. E quando il malvagio è lì che sta per estrarre e colpire, il suono improvvisamente riprende vigore e ... 
 
Il duello finale di Per qualche dollaro in più

Per qualche dollaro in più (1965, di Sergio Leone)
Per qualche dollaro in più - il Monco (Clint Eastwood)
Per qualche dollaro in più - l'Indio (Gian Maria Volontè)
Per qualche dollaro in più - la mano del Monco tra il colonnello (sx) e l'Indio (dx)
Per qualche dollaro in più - il colonnello Mortimer (Lee Van Cleef) e il Monco (Clint Eastwood)