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venerdì 25 novembre 2016

La verità negata, la battaglia della Storia

La verità negata - l'avvocato Rampton (Tom Wilkinson)
Negazionismo e libertà d'espressione a confronto. Il verdetto può decidere, o meglio riscrivere la Storia. La verità negata (2016, di Mick Jackson). 

di Luca Ferrari

Nel 1996 David Irving accusò di diffamazione la scrittrice Deborah Lipstadt per averlo definito “negazionista dell'Olocausto”. Ebbe così inizio il processo che dimostrò la verità della Storia. In concorso al Toronto Film Festival e presentato pochi mesi fa all’XI edizione della Festa del Cinema di Roma, tratto dal libro History on Trial: My Day in Court with a Holocaust Denier di Deborah Lipstadt, è sbarcato sul grande schermo La verità negata (2016, di Mick Jackson).

Non bastano le camere a gas, le fotografie, le confessioni e le carte della macchinazione nazista per annientare tutti gli ebrei di Germania, così come zingari e omosessuali. Per molti ancora tutte queste prove non sono altro che una montatura. Una congiura sionista per prendere in mano una grossa fetta di economia mondiale. Una volta tutta questa cozzaglia di eresie venivano declamate in miseri club di estrema destra, oggi sempre più spesso  trovano proseliti in rete e tra le folle. L'inglese David Irving (Timothy Spall) era uno di loro, e stufo delle critiche della professoressa americana Deborah Lipstadt (Rachel Weisz), la citò in tribunale per diffamazione.

È uno scontro delicato. Da una parte c'è chi inneggia alla libertà di espressione, dall'altra c'è chi ha il dovere di smascherare Irving, dimostrando così la veridicità delle affermazioni della Lipstadt sul suo conto e dunque che le camere a gas non furono una menzogna. E se per caso non ci si riuscisse? Solo a pensarlo vengono i brividi. Suggeritagli da una conoscenza, Deborah si affida a quello che viene considerato il miglior avvocato d'Inghilterra, Richard Rampton (Tom Wilkinson), al cui fianco lavora un impeccabile e giovane staff guidato dall'altrettanto scaltro Anthony Julius (Andrew Scott).

Iriving punge, Rampton ribatte. Lipstadt resta in panchina. La linea operativa è chiara, l'imputata non testimonierà. Né lei né i tanti sopravvissuti all'Olocausto, una scelta inconcepibile per la stessa docente ebrea. Una scelta che l'avvocato difensore non ha fretta di spiegarle. Una scelta che capirà presto da sola. Troppo conficcate nell’incubo per  avere la mente lucida e rispondere al sadico Irving. Rampton lo sa bene e lui vuole vincere, sconfessando l'accusatore e facendolo dichiarare un mascalzone mistificatore della realtà.

Distribuito in Italia da Cinema srl, La verità negata (Denial) è un film importante. La regia di Jackson è impeccabile. Sbarca ad Auschwitz senza  abusare di immagini strappalacrime. La scelta dei protagonisti nei fatti realmente accaduti viene perfettamente assimilata dal regista che non si perde in ciò che tutti già conosciamo. Ad Auschwitz c'è la neve, il filo spinato e i resti delle camere a gas che i nazisti distrussero quando il vento del nemico cominciava a farsi sentire. C'è anche ovviamente il dolore e la paura di perdere una causa che potrebbe sancire un pericoloso precedente.

Tre attori principali e un film. Tre sontuose prove. Se la già premio Oscar Rachel Weisz (The Constant Gardener, Il grande e potente Oz, Youth - La giovinezza) è a tratti quasi fastidiosa nel suo rifiuto di mettere da parte i propri sentimenti, a tratti sembra quasi disposta a perdere la causa pur di alzarsi e gridare il proprio disprezzo contro il suo interlocutore. Non lesina facili critiche nemmeno a chi la sta aiutando. E' comprensibile. Per lei questa causa è inaccettabile ma sarà (anche) il suo silenzio la chiave di volta del processo.

Tom Wilkinson (Michael Clayton, RocknRolla, Selma - La strada per la libertà) è imponente. Pacato. Deciso. Non mostra debolezze. Al suo personaggio piace il vino d’annata in volgarissimi bicchieri di plastica. La sua presenza ispira sicurezza. Si è circondato degli uomini giusti e questo lo sa bene, su tutti Andrew Scott (Locke, Jimmy's Hall, Pride). Il suo viso pulito nasconde una determinazione e astuzia non indifferenti. L'incarnazione che la giovane età può colpire e far parecchio male se motivata e messa nella condizione di farlo.

Solo contro tutti, a parte qualche falange neonazi fuori dalla Corte Suprema di Londra che lo difende, è Timothy Spall, a tratti luciferino. Non più rotondo, né poco avvezzo alle parole o sporco di colore come ne panni del pittore William Turner, la cui sontuosa performance avrebbe quanto meno meritato la nomination agli Oscar 2015, ma addirittura appuntito sulle sopracciglia. Acuminato. Sostiene le sue tesi e continuerà a farlo. Nega l'evidenza. Parla quando deve parlare. Forse pecca in superbia ma non lo lascia emergere.

È prassi scrivere una recensione subito dopo aver visto la pellicola. Dialoghi in testa. Dettagli freschi. Questa volta è stato diverso. Ispirandomi proprio all’approcio dell’avvocato Rampton, ho lasciato passare più di 48 ore prima di appoggiare le dita alla tastiera e dare inizio alle "danze recensionistiche" di La verità negata. Mi sono volutamente distaccato da quanto visto. Ho lasciato che il film sedimentasse dentro, venendo sepolto da un mix alternato e più leggero di puntate di The Young Pope e How I Met Your Mother.

Il mondo è un posto che non smette di inorridire. Quale che sia la tragedia, ci sono sempre le fazioni che sputano senza ritegno. A ben guardare il nazismo, il suo spirito è più vivo che mai. È vivo quando guardiamo con sdegno esseri umani che bussano alla nostra porta chiedendo aiuto, rispetto e magari un sorriso. È vivo quando invece di confrontarci con chi non è d’accordo, lo insultiamo nel nome della libertà di parola. È vivo e uccide ancora ogni qual volta ridimensioniamo la portata di fazioni politiche e personaggi che spingono alla divisione parlando di noi e loro, di guerre di civiltà o altre menzogne simili.

La verità negata non è solo un film di cronaca sul tentativo di Irving di far mettere a verbale che l’Olocausto fu una montatura costruita ad arte per dare uno stato al popolo d’Israele. La verità negata è un film che parla il linguaggio universale del non restare inermi dinnanzi alla negazione dei fatti. E quando si cercano attenuanti, è solo per nascondere la verità. E quando non si vuole chiamare l’orrore col proprio nome, l’odore di morte delle camere a gas di Auschwitz è già pronto per tornare ad aggirarsi in Europa così come nel resto del mondo.

La verità negata - lo scrittore David Irving (Timothy Spall) e la professoressa Lipstadt (Rachel Weisz)

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